"Le armi della notte" di Vercors

Pubblicato il da vocelibera2011

Un fiero combattente viene distrutto nell'anima dagli orrori del lager.

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Alcuni scrittori hanno avuto un destino particolarmente ingrato e uno di essi è certamente Vercors. Francese, vignettista satirico piuttosto disimpegnato, Jean Bruller (Parigi, 1902 - Parigi, 1991) si riscosse dall'apatia giovanile al tempo dell'occupazione nazista del suo Paese. Scelto lo pseudonimo di Vercors, che evocava la lotta contro il nemico sulle montagne dell'omonimo massiccio, lo scrittore fu una delle anime più appassionate e attive della Resistenza francese. Solo dopo la guerra rivelò la sua vera identità, ma i contrasti con il partito comunista in breve tempo ne determinarono il tramonto. Oggi il suo nome è ricordato da pochi e delle sue tante opere, in traduzione italiana, è possibile leggere solo alcuni racconti. Uno di essi è Le armi della notte, pubblicato nel 1946.

Il giovane Pierre è scampato al campo di concentramento, ma ritornare alla vita normale è impossibile, perché il lager ha distrutto la sua umanità.

Il racconto è diviso in due parti, i cui titoli richiamano un antico mito di morte e di resurrezione mancata: Euridice e Orfeo. È davvero una discesa agli inferi, come quella del mitico cantore greco, quella che Pierre ha vissuto dopo l'arresto. E come Orfeo egli ha riportato in superficie un corpo, ma l'anima distrutta e straziata non si salverà.

La narrazione procede lenta, svelando a poco a poco la storia di Pierre attraverso le sue stesse parole: la militanza attiva contro i Tedeschi, l'arresto, le torture, la deportazione... fino ad un orrore che il giovane riesce a confidare, con enorme fatica, soltanto alla voce narrante, un compagno di lotta con il quale i suoi rapporti erano sempre stati piuttosto superficiali.

Si scopre così che ciò che ha devastato l'animo di Pierre è quello che Primo Levi ha definito «il delitto più demoniaco del nazionalsocialismo». Nel 1951, a dire il vero, Vercors pubblicò un prosieguo del racconto intitolato La potenza del giorno: i lettori lo avevano spronato a dare una conclusione diversa alla vicenda di Pierre, a restituirgli l'amore e la fiducia per la vita e per la lotta; e così l'autore fece.

Ma intanto Le armi della notte resta lì, spietato nella sua essenzialità e nella sua agghiacciante verità.

 

 

«Come fare quando il dovere ci impone di esser deboli? Quando onestà e viltà stanno a pari?»

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