Quando Napoli vuole, Napoli può: "Le quattro giornate di Napoli" di Nanni Loy

Pubblicato il da vocelibera2011

La storia dell’Italia meridionale è costellata di glorie e di miserie e se pensiamo in particolare alla città di Napoli inevitabilmente si disegneranno davanti ai nostri occhi tanto le meraviglie dell’antica colonia greca che lo scempio attuale della cosiddetta Terra dei Fuochi, avvelenata dai rifiuti tossici. Naturalmente non si tratta di contrapporre passato e presente: sarebbe una lettura banalizzante e soprattutto erronea; si tratta piuttosto di ripercorrere, analizzare e comprendere gli eventi e le ragioni di una storia lunga 3000 anni che ha visto alternarsi fasi di splendore e periodi di decadenza. In effetti, soprattutto nella storia degli ultimi secoli, non è facile rintracciare le luci e sembrano decisamente prevalere le ombre; ma proprio per questo, e per combattere lo sconforto che rischia inevitabilmente di derivarne, vale la pena recuperare un episodio bello e intenso della storia recente della città: quelle quattro giornate di fine settembre del 1943, quando Napoli, prima fra tutte le città europee, si ribellò all’occupazione nazista e si liberò dall’odiosa sudditanza con le sole proprie forze.

 

La seconda guerra mondiale insanguinava il globo già da quattro anni. L’8 settembre 1943, caduto ormai il regime fascista in Italia, deposto e incarcerato il dittatore Mussolini, fu firmato l’armistizio. Ma per l’Italia la guerra non finì, come si era invece creduto e sperato. Mussolini, con l’aiuto dei Tedeschi, fuggì di prigione e costituì la Repubblica di Salò, di fatto Stato vassallo del Terzo Reich di Hitler. Intanto gli Alleati risalivano, fin dagli inizi di luglio, dalla Sicilia liberando progressivamente i territori che attraversavano. Il nostro Paese si trovò di fatto spaccato in due.

A fine settembre Napoli era ancora occupata dai nazisti poiché la marcia degli Alleati si rivelava lenta e difficoltosa. Infine la popolazione reagì spontaneamente, esasperata dalla fame e dai soprusi, e in quattro giorni (27-30 settembre) costrinse i Tedeschi a lasciare la città.

 

Nel 1962, non molti anni dopo gli eventi, il regista Nanni Loy (Cagliari, 1925 – Fiumicino, 1995) volle dedicare alla Resistenza napoletana un film, intitolato appunto Le quattro giornate di Napoli, che rievocava gli eventi e soprattutto gli umori e le atmosfere di quei giorni memorabili. I nomi degli attori non compaiono nei titoli per lasciare spazio al valore e al sacrificio dell’intero popolo napoletano.

La pellicola, naturalmente in bianco e nero, ricostruisce in maniera molto realistica lo sbandamento dei soldati italiani, il disorientamento iniziale e poi la riorganizzazione di quelli tedeschi, la fame e gli stenti dei più poveri fino agli episodi che scatenarono la rabbia popolare e la rivolta: l’esecuzione di un marinaio italiano a cui i Napoletani furono costretti ad assistere e la chiamata obbligatoria al lavoro dei giovani uomini. Un’anima importante della ribellione fu proprio quella femminile, delle mogli e delle madri di quei giovani che rischiavano di essere deportati; ma c’erano anche gli studenti con i loro professori e tanti altri, di ogni origine ed estrazione. Tra tutti meritano una menzione anche gli “scugnizzi”, i ragazzini di strada che a loro volta presero le armi: in particolare quel Gennarino (Gennaro Capuozzo), solo dodicenne, che fu ucciso in un assalto ad un carrarmato tedesco e dopo la guerra fu insignito di medaglia d’oro – il film è dedicato anzitutto a lui, anche se il suo personaggio è stato molto modificato.

I Napoletani disponevano di poche armi, ma di volontà disperata e antica fantasia: perciò la battaglia fu condotta con tutti i mezzi a disposizione, spesso scaraventando giù da balconi e finestre mobilio e suppellettili.

Questa breve guerra, spesso disorganizzata, scalcagnata e scugnizza, ebbe successo e dimostra, oggi come allora, che un popolo unito ed esasperato può realizzare grandi e insperati obiettivi, perfino quello di cacciare dai propri confini l’esercito più temuto del mondo.

 

Il film non è perfetto, ma si perdonano senz’altro un pizzico di enfasi e le musiche di tarantella in sottofondo che possono apparire di troppo: ci sono temi e circostanze che lo ammettono e perfino lo reclamano.

E oggi che queste nostre terre napoletane sembrano soccombere per i traffici illegali e spietati della camorra e delle istituzioni conniventi; oggi che, per fare un unico esempio tra tanti, dopo settimane in prima pagina la Terra dei Fuochi sembra (è) già dimenticata; oggi che le manifestazioni di protesta delle madri dei bambini vittime dei veleni tacciono; oggi che però intanto si continua a morire per l’inquinamento ambientale, mi piace rievocare gli eventi di settant'anni fa. Per ricordare al mio popolo che quando Napoli vuole, Napoli può!

Le quattro giornate di Napoli, Nanni Loy, Gennaro Capuozzo, nazismo, fascismo, Mussolini, Hitler
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