"Jimmy's Hall" di Ken Loach

Pubblicato il da vocelibera2011

Da diversi anni seguo con interesse la produzione del regista britannico Ken Loach (Nuneaton, 1936): non sempre condivido la sua impostazione, e in particolare la distinzione  spesso troppo netta, e dunque non realistica, tra personaggi positivi e personaggi negativi; tuttavia i suoi film lasciano sempre in me un segno profondo, perché capaci di emozionare e al tempo stesso di proporre temi attuali e scottanti su cui riflettere. L'ultimo suo lavoro, Jimmy's Hall (2014), non fa eccezione: tratto da una sceneggiatura teatrale di Donal O'Kelly e ispirato ad una vicenda realmente accaduta, ha ricevuto, meritatamente, 10 minuti di standing ovation a Cannes.

Siamo nei primi anni Venti del Novecento, nell'Irlanda appena uscita dalla guerra che l'ha resa indipendente dalla Gran Bretagna. Il giovane comunista James (detto Jimmy) Gralton apre una sala in cui si insegnano boxe, musica e pittura, si legge e si balla, si dibatte e ci si confronta. La Chiesa cattolica non gli dà tregua, poiché non accetta il pensiero libero e anticonformista che la sala di Jimmy rappresenta e propugna. Jimmy inoltre è protagonista di appassionate battaglie sociali che, mettendo in discussione l'ordine costituito che i ricchi possidenti e la Chiesa stessa vogliono preservare, gli attirano l'odio e l'opposizione di tutti i poteri forti. Jimmy fugge negli Stati Uniti; quando torna, dieci anni dopo, riapre la sala e la storia, drammaticamente, si ripete.

Il film ripercorre la vita di un personaggio realmente esistito (peraltro l'unico irlandese deportato dal proprio Paese). Attraverso la figura battagliera e affascinante di Gralton, Loach propone un'ennesima riflessione sulla violenza e sulle mistificazioni del potere e ancora una volta alza il suo grido che reclama giustizia e libertà. Valori per i quali anche il nostro mondo contemporaneo deve ancora lottare.

Tra i personaggi spicca, oltre naturalmente a Jimmy, anche padre Sheridan, l'anziano prete suo irriducibile avversario, a cui pure il protagonista concede l'onore delle armi ricevendone lo stesso riconoscimento. Padre Sheridan segue fino in fondo la strada che ha scelto e che l'abito che indossa gli impone, ma non è privo di dubbi e forse perfino di rimorsi.

Jimmy's Hall porta il sottotitolo Una storia d'amore e libertà, poiché alle battaglie pubbliche di Jimmy si intreccia la vicenda personale di un amore grande e impossibile. La colonna sonora che accompagna e unisce le due storie è quella della musica jazz che Jimmy ha portato dall'America e diffonde attraverso il grammofono entusiasmando la sala. La musica e il ballo diventano così metafora perfetta della vita libera e gioiosa a cui aspirano Jimmy e i suoi compagni.

Il film è stato definito dal quotidiano inglese "The Independent" il più solare e ottimistico di Ken Loach. In effetti, il regista ha lasciato spesso un quadro amaro, perfino tragico, della realtà (In questo mondo libero..., L'altra verità) - anche se altri suoi lavori hanno toni diversi (Un bacio appassionato). Definire Jimmy's Hall un film ottimistico appare eccessivo, tuttavia Loach è riuscito a lasciare - come lui stesso ha dichiarato in un'intervista - un'immagine della sinistra che è «l’opposto dell’idea di sinistra sobria, cupa e troppo seria»; inoltre, la conclusione ingiusta e dolorosa della vicenda, così come è rappresentata nelle ultime scene della pellicola, lascia pureaperto uno spiraglio di speranza. Speranza incarnata da quei giovani che hanno fatto proprio il messaggio di Jimmy e certamente non lo tradiranno.

Ken Loach, Jimmy's Hall, Irlanda, Chiesa cattolica, James Gralton
Ken Loach, Jimmy's Hall, Irlanda, Chiesa cattolica, James Gralton
Ken Loach, Jimmy's Hall, Irlanda, Chiesa cattolica, James Gralton
Ken Loach, Jimmy's Hall, Irlanda, Chiesa cattolica, James Gralton

Ken Loach, Jimmy's Hall, Irlanda, Chiesa cattolica, James Gralton

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