"Ogni giorno, ogni ora" di Nataša Dragnić

Pubblicato il da vocelibera2011

Nata in Croazia, ma ormai residente in Germania, Nataša Dragnić (Spalato, 1965) ha scritto in tedesco il suo primo romanzo Ogni giorno, ogni ora (Jeden Tag, jede Stunde, 2011), subito tradotto in varie lingue. In Italia lo ha pubblicato Feltrinelli, collocando in copertina la fotografia di una giovane donna vestita di bianco con il mare alle spalle: un'immagine che non passa inosservata.

Luka nasce a Makarska, piccola città croata sul mare, nel 1959. Tre anni dopo nasce Dora. I due si incontrano per la prima volta all'asilo e diventano inseparabili; nel settembre del 1968, però, la famiglia di Dora si trasferisce in Francia spezzando il legame speciale tra i due bambini. Ha inizio così una storia di separazioni e di ricongiungimenti che legherà Luka e Dora per tutta la vita.

Non si può negare che questo romanzo ha la capacità di coinvolgere emotivamente il lettore nella storia dei due protagonisti. Gli occhi verdi di Luka e i riccioli ribelli di Dora, il loro amore tenero e appassionato, assoluto se pure più volte interrotto, i versi romantici di Neruda che sembrano descriverlo meglio di qualunque altra parola... non possono non far sognare e soffrire il lettore medio (e soprattutto, credo, la lettrice).

Lo stile di scrittura, semplice e scorrevole, a volte colloquiale, ha anche una sua peculiarità: per narrare episodi simili che si svolgono a distanza di tempo, si ripetono le stesse parole - fotogrammi che riproducono l'eterno ritorno delle lontananze e dei riavvicinamenti.

In effetti Ogni giorno, ogni ora ricorda molto da vicino quegli sceneggiati tanto in voga tra il pubblico televisivo in cerca di evasione. Nataša Dragnić racconta una storia per nulla originale, travestita però da storia unica ed eccezionale. Mentre la grande Storia - il regime comunista, la sua caduta, l'inizio delle guerre balcaniche - resta sullo sfondo, appena accennata: e invece ci sarebbe piaciuto che avesse spazio maggiore, realisticamente e inevitabilmente intrecciandosi con le vicende private dei personaggi d'invenzione.

A volte abbiamo bisogno di sognare, di immedesimarci in una storia che dà l'impressione di essere straordinaria e di poterci regalare emozioni e passioni che altrimenti non conosceremmo mai. L'importante è tornare alla realtà, pure con i lucciconi agli occhi, consapevoli che la vita vera è un'altra cosa e che noi possiamo darle l'intensità e l'originalità che crediamo appartenere soltanto ai sogni e alla letteratura.

 

«Eppure è proprio lì che vuole rimanere, Dora, per paura di una vita senza per sempre, senza eternità»

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