"Il mio nome è Khan" di Karan Johar

Pubblicato il da vocelibera2011

Non è la prima volta che la mia strada si incrocia con quella del cinema indiano: molti anni fa ho apprezzato molto Monsoon Wedding e più di recente ho amato Stelle sulla Terra, film che, entrambi, ho proposto anche con successo ai miei studenti. Ma questa volta è stata una mia giovane studentessa a consigliarmi un titolo bollywoodiano molto emozionante: si tratta di Il mio nome è Khan, uscito nel 2010 per la regia di Karan Johar.

Rizwan Khan è affetto da quella forma di autismo che prende il nome di sindrome di Asperger: detesta il colore giallo, non ama essere toccato, la folla e i rumori lo confondono; al tempo stesso ha un'ottima memoria e talento per la meccanica. Nella sua India nessuno è in grado di diagnosticare la malattia, ma la madre lo accudisce amorevolmente e cerca di impartirgli i migliori insegnamenti, anche a costo di trascurare il figlio minore sano. Trasferitosi in America dopo la morte della madre, Khan si innamora di Mandira, di origini indiane anche lei, e riesce a sposarla, adottandone il figlio Samir. La vita scorre serena finché dopo l'11 settembre la famiglia di Khan, che è musulmano, diventa oggetto di discriminazioni e razzismo. Di fronte alle tragedie che colpiscono lui e il mondo, Rizwan reagisce con la caparbietà ossessiva degli Asperger, riuscendo infine a realizzare il suo obiettivo: parlare al presidente degli Stati Uniti e dirgli "Il mio nome è Khan e non sono un terrorista".

Il mio nome è Khan è un tipico film indiano, con le sue musiche dirompenti, i toni sentimentali che si mescolano a quelli comici e la lunghezza debordante. E, come pure solitamente accade con questo cinema, non annoia mai, coinvolgendo profondamente il pubblico nelle avventure del suo novello (e più interessante, direi) Forrest Gump.

Il film affronta numerosi temi: gli affetti, l'autismo, i conflitti religiosi e razziali... Il risultato è un'opera a tratti inverosimile, che cede più di una volta al buonismo, ma che al tempo stesso impone una riflessione sui pregiudizi e sulla violenza e su come l'11 settembre ci abbia cambiati, rendendoci tutti, da una parte e dall'altra, più diffidenti e più aggressivi.

E se naturalmente non possiamo attraversare la vita alla maniera straniata di Khan, tuttavia proprio la sua ottica diversa, semplice e coerente, ci può insegnare ad essere più lucidi e a provare orrore di fronte all'odio e alla distruzione di cui siamo capaci.

Il mio nome è Khan, Karan Johar, autismo, sindrome di Asperger, razzismo, conflitti religiosi, 11 settembre, Rizwan Khan, Mandira, Samir
Il mio nome è Khan, Karan Johar, autismo, sindrome di Asperger, razzismo, conflitti religiosi, 11 settembre, Rizwan Khan, Mandira, Samir
Il mio nome è Khan, Karan Johar, autismo, sindrome di Asperger, razzismo, conflitti religiosi, 11 settembre, Rizwan Khan, Mandira, Samir

Il mio nome è Khan, Karan Johar, autismo, sindrome di Asperger, razzismo, conflitti religiosi, 11 settembre, Rizwan Khan, Mandira, Samir

Commenta il post