Dalla letteratura al cinema: la storia della principessa Kaguya

Pubblicato il da vocelibera2011

Dalla letteratura al cinema: la storia della principessa Kaguya
Dalla letteratura al cinema: la storia della principessa Kaguya
Dalla letteratura al cinema: la storia della principessa Kaguya
Dalla letteratura al cinema: la storia della principessa Kaguya

Agli inizi del X secolo un anonimo autore giapponese, certamente scrittore colto e vicino alla corte imperiale, mise per iscritto una bella e triste leggenda popolare dando vita a quello che è diventato il primo monogatari, ovvero la prima opera narrativa inframmezzata da componimenti poetici tipica dell'epoca Heian (794-1185). Col titolo di Storia di un tagliabambù (Taketori monogatari - più raramente l'opera è citata anche come Kaguya-hime no monogatari, La storia della principessa Kaguya) il racconto è ora leggibile in una moderna traduzione italiana pubblicata a cura di Adriana Boscaro, preceduto da una dettagliata introduzione e accompagnato da un ricco apparato di note.

Un vecchio tagliatore di bambù trova all'interno di una canna una bimba in miniatura che emana una luce capace di rischiarare la notte. Tenendola delicatamente nel cavo delle mani, l'uomo la porta a casa e lì la bambina acquista aspetto e dimensioni normali, salvo crescere in età molto più rapidamente della norma. Il tagliatore e la moglie la allevano con cura e amore e la ragazza diventa bellissima; il vecchio inoltre, grazie all'oro che continua a trovare nelle canne di bambù, può assicurarle il tenore di vita di una vera principessa. Corteggiata da uomini potenti, compreso l'imperatore, Kaguyahime respinge tutti i pretendenti, finché sarà svelata la sua vera origine e lei dovrà partire per sempre, lasciando un grande vuoto in chi l'ha amata.

Storia di un tagliabambù alterna la prosa ai versi e intreccia alla trama principale altri fili narrativi che riguardano i corteggiatori di Kaguyahime; siamo comunque di fronte ad una narrazione sostanzialmente unitaria e spesso anche ironica, frutto quindi delle scelte consapevoli di uno scrittore non privo di raffinatezza. Il racconto allude, spesso con arguzia, a personaggi realmente esistiti; inoltre spiega, come spesso fanno le antiche leggende, l'origine di vari modi di dire giapponesi e anche, nota molto suggestiva, l'origine del fil di fumo sulla cima del vulcano Fuji.

Tra i tanti rifacimenti che il racconto, amatissimo in Giappone, ha inevitabilmente ispirato, il delicato lungometraggio animato realizzato nel 2013 dallo Studio Ghibli è una vera chicca: si tratta di La storia della Principessa Splendente (Kaguya-hime no monogatari) di Isao Takahata (Prefettura di Mie, 1935).

Gli sceneggiatori hanno ampliato la trama del racconto, inserendo vicende e personaggi assolutamente assenti nella leggenda tradizionale: così vediamo crescere la piccola Principessa tra i monelli del villaggio, la seguiamo poi nel trasferimento nella capitale a condurre la vita raffinata ma solitaria e triste della damigella... fino alla conclusione, ancora più toccante e dolorosa che nell'originale. La psicologia dei personaggi è sviluppata e arricchita a sua volta, e questo li rende certamente più vicini alla nostra sensibilità.

I disegni sono lievi, i colori pastello; solo nei primi piani i dettagli sono precisi, restano invece sfumati nelle riprese più larghe. Le immagini ricordano certe stampe giapponesi antiche e sono la rappresentazione ideale per una fiaba a tratti comica ma in realtà struggente, in cui la felicità è destinata a svanire dalle vite e, per la bellissima Principessa, anche dai ricordi.

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