Un romanzo non del tutto riuscito sull'importanza dei sogni: "Il porto dei sogni incrociati" di Björn Larsson

Pubblicato il da vocelibera2011

Quando ho scelto Il porto dei sogni incrociati (Drömmar vid havet, 1997) dello scrittore svedese Björn Larsson (Jönköping, 1953), da un lato mi attirava l'idea di approfondire la mia (scarsissima, peraltro) conoscenza degli autori nordici, dall'altro mi stuzzicavano il titolo e la trama sul risvolto che comincia con le parole "un venditore ambulante di sogni". Il romanzo ha però in parte deluso le mie aspettative: la buona idea di partenza, infatti, è stata sviluppata in maniera per molti versi ingenua e prevedibile.

Marcel è il capitano di una nave mercantile. Di padre olandese e madre indonesiana, ha il fascino particolare che gli conferiscono la carnagione chiara e gli occhi a mandorla, a cui si accompagnano un sorriso enigmatico e una gentilezza e una generosità distaccate che incuriosiscono e conquistano chiunque lo incroci. Marcel svolge il suo lavoro concedendosi non poche libertà rispetto alle rotte e ai tempi di navigazione, poiché il suo primo interesse non è il carico o lo scarico delle merci, quanto l'incontro con uomini e donne di ogni dove. Marcel predilige i piccoli porti, dove l'attracco è una sfida e dove è più facile incontrare persone sole e disilluse, a cui il capitano ama regalare nuove speranze e nuovi sogni. Quindi, ogni volta, Marcel riparte, geloso della propria libertà. La situazione si complica quando due uomini e due donne, che il capitano ha conosciuto in quattro cittadine europee, si mettono in viaggio a loro volta per incontrarlo di nuovo: a queste quattro persone che non hanno accettato che lui scomparisse dalle loro vite Marcel farà capire che il percorso delle loro esistenze dovrà proseguire senza di lui e con il coraggio di qualche salto nel buio.

La storia si svolge nell'arco di alcuni mesi, scandita in quattro momenti fondamentali che corrispondono alle quattro parti (l'ultima notevolmente più lunga) in cui il romanzo è suddiviso. Con piccole variazioni, la narrazione si sviluppa dedicando spazio, a turno, ai quattro personaggi che ruotano intorno a Marcel. Di ognuno dei personaggi della vicenda, compresi anche gli altri membri dell'equipaggio del mercantile, viene raccontata la storia personale, in maniera più o meno dettagliata, in parte dalla voce del narratore esterno e in parte dalla voce di essi stessi. Si delineano così, a poco a poco, quadri dolorosi di solitudine, di perdite, di una disperazione che rasenta la follia.

Sequenze certamente pregevoli del romanzo sono gli incipit dei capitoli in cui si descrivono paesaggi marini: rivelano la passione profonda dell'autore per il mare (Larsson è un velista: di qui anche il largo utilizzo, nel libro, di termini tecnici marinareschi) e hanno un tono lieve, quasi di fiaba, suggestivo e magico. Per il resto il romanzo si rivela piuttosto ingenuo, sia nel delineare la psicologia dei personaggi e le loro storie sia anche quando tocca gli eventi della Grande Storia che fanno da sfondo.

Ognuno dei personaggi infine trova la propria strada: ed è una rotta condivisa con qualcuno e per questo finalmente sicura e promettente. Questo però non vale per Marcel, il funambolo solitario della vita, che regala sogni ma ha scelto di non coltivarne. A noi lettori tocca invece un po' di rimpianto per le valide idee narrative e per un affascinante personaggio protagonista che non hanno ricevuto lo sviluppo pieno che promettevano nelle prime, belle pagine del libro.

 

 

«Era questo, e nient'altro, il segreto di Marcel, era questo che lo rendeva così inaccessibile e irreale, sì, perfino incomprensibile e inumano. Unico tra tutti loro, osava vivere come se avesse una sola vita»

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