"Piccoli suicidi tra amici" di Arto Paasilinna

Pubblicato il da vocelibera2011

Partirono per morire, scoprirono che la vita è bella.

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Continuando la mia personale ricognizione della letteratura nordica, questa volta è toccato a Piccoli suicidi tra amici (Hurmaava joukkoitsemrha, 1990) del finlandese Arto Paasilinna (Kittilä, 1942). Il romanzo, posteriore rispetto al Figlio del dio del tuono, è un'altra buona occasione per conoscere questo scrittore ironico e pensoso e, attraverso di lui, il mondo finlandese.

Un ex-direttore d'azienda reduce da ripetuti fallimenti e un anziano colonnello dell'esercito finlandesi progettano di suicidarsi a S. Giovanni, quando i festeggiamenti rendono ancora più malinconiche le persone che sentono di non avere motivi per vivere. Il caso vuole che i due si ritrovino nello stesso luogo nello stesso momento per compiere lo stesso gesto, e questa grottesca concomitanza li induce, almeno per il momento, a rinunciare. Diventati amici, i due danno vita ad una iniziativa rivolta agli aspiranti suicidi che sfocia in un rocambolesco viaggio in pullmann: trentatré aspiranti suicidi alla ricerca attraverso l'Europa del luogo ideale dove possano, tutti insieme, compiere il gesto estremo. Il viaggio però, come è noto, è metafora di vita.

Il romanzo apre uno squarcio sulla dolorosa realtà dell'alta percentuale di suicidi in Finlandia. Di questo dramma la penna ironica ma mai superficiale di Paasilinna sembra trovare le radici proprio nella realtà di un Paese di consumisti e arrivisti inevitabilmente soli e infelici, a maggior ragione se neanche il successo economico arride.

Alcuni dei nevrotici personaggi della storia (che ricordano i "matti" del Figlio del dio del tuono, lì personaggi visti solo di scorcio qui invece protagonisti) rimangono davvero piacevolmente impressi: il colonnello che interpreta ogni esperienza della vita in chiave militaresca; la vicepreside dai capelli rossi che ama visitare cimiteri; il cameriere che si unisce al gruppo per pura curiosità e lo allieta o, alternativamente, lo tormenta con le sue storie ottimistiche al limite dello stucchevole; l'allevatore di renne imbroglione che si ricicla in mille vesti... Al tempo stesso Paasilinna dedica ampio spazio alla descrizione dei luoghi, soprattutto dei paesaggi naturali: dagli scenari ghiacciati di Capo Nord alle scoscese Alpi svizzere alle coste portoghesi ultima meta del viaggio, lo sfondo prende forma e vita, quasi una sua propria identità. L'idea del suicidio naturalmente è il filo rosso che attraversa l'intero romanzo: il dolore del vivere e però anche, indissolubilmente legato ad esso, l'amore per la vita.

L'autore non intende minimizzare o banalizzare una tragedia nazionale, ma riflettendo sulle motivazioni per le quali in un Paese complessivamente prospero si verifichino tanti suicidi ritiene di aver trovato la sua risposta. Se si ha il coraggio di partire (anche solo metaforicamente), se si ha il coraggio di mollare ciò che si ha alle spalle, se si ha il coraggio di rimettersi in gioco dopo un fallimento, una violenza, una perdita... e se soprattutto si ha il coraggio di uscire dal proprio isolamento e di condividere la strada con qualcun altro... allora la vita sarà forse un fardello meno pesante e potrà perfino donare amore e gioia.

Era il 1990 quando Paasilinna scriveva questo grottesco romanzo. Stando alle statistiche, negli ultimi anni il tasso di suicidi in Finlandia è calato, benché il Paese resti tra i primi al mondo per questo triste fenomeno. Pare che al trend positivo abbiano giovato l'offerta di servizi psicologici (soprattutto a vantaggio dei giovanissimi) che precedentemente erano pressoché inesistenti e - secondo alcuni - la diffusione dei social, che avrebbero offerto l'opportunità di superare più facilmente il senso di solitudine.

Se davvero i social stanno giocando un ruolo di questo tipo, questo potrebbe spingerci a rivalutarli; o forse la solitudine finlandese, se trova consolazione in rete, è davvero qualcosa di spaventoso.

 

 

«Si può scherzare con la morte, ma con la vita no!»

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