1° maggio

Pubblicato il da vocelibera2011

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Oggi non ho festeggiato. Da anni, in verità, non lo faccio. È lontanissimo il tempo in cui ero alta un metro e partecipavo ai cortei entusiasta della folla, dei canti, dell'atmosfera festosa.

Avere 7-8 anni negli anni Settanta ha significato anche questo, per me. Ma sembra davvero un'altra era geologica.


Non credo più a molte delle "favole belle" di allora.

Per meglio dire, non credo alla loro versione italiana e attuale.

Non credo alla nostra politica, malata di corruzione e personalismi, egoista e miope. Non credo ai sindacati, soprattutto a quelli maggiori, il più delle volte venduti alla causa del potere.http://ilcorsivoquotidiano.files.wordpress.com/2011/11/piigs.jpg?w=290&h=208&h=208

Vedo dilagare la precarietà e la povertà, mentre pochi privilegiati banchettano coi nostri cadaveri. E dopo le vergogne di Berlusconi, dovrei ritenermi rappresentata da un governo non votato dai cittadini, presieduto da un Monti che non si scandalizza dei suicidi italiani per il lavoro perché all'estero ce ne sono di più o incarnato da una Fornero che oggi parlava di incentivare i giovani costretti al precariato. Sadismo e beffa.

Vade retro!


Quando vedo alla televisione le folle dei concerti del 1° maggio (come anche in altre occasioni), mi viene un po' di magone, e un pizzico di nostalgia.

Vorrei mescolarmi anch'io a quelle folle; ma in realtà non potrei mai farne parte, perché non mi riconosco più in nessuna bandiera e perché mi sembra tutto irrimediabilmente falso e strumentale (o strumentalizzato).

L'opposizione manca, oppure ha assunto forme estremistiche che, almeno per ora, non mi sento di condividere.


La realtà lavorativa italiana è uno dei tradimenti più gravi compiuti contro la nostra Costituzione. Di più: è la più grande vergogna di fronte alla dignità dell'uomo.


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Da tempo trascorrevo il 1° maggio a casa; quest'anno con una tristezza più grande, un senso più grande di desolazione e di disperazione, mentre mi domando che futuro si prepari per i nostri figli. Perché temo che sarà peggiore del nostro peggiore presente.

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