Battaglia per la dignità: "Il giardino di limoni" di Eran Riklis

Pubblicato il da vocelibera2011

Eran Riklis (Gerusalemme, 1954) è tra i più noti registi israeliani e a lui si devono pellicole celeberrime come La sposa siriana del 2004. Nel 2008 Riklis ha realizzato un film sobrio ma molto toccante ambientato nelle terre martoriate della Cisgiordania, Il giardino di limoni (Lemon Tree, شجرة ليمون, עץ לימון).


Salma è una vedova palestinese che vive dei modestissimi proventi dei limoni del suo giardino e del piccolo contributo che le invia il figlio emigrato in America. Quando però il ministro della difesa israeliano viene a vivere in una villa blindata confinante col suo giardino, la vita della donna ne viene sconvolta. I suoi alberi di limoni, infatti, vengono considerati un pericolo per la sicurezza del ministro e della sua famiglia, in quanto potrebbero offrire un ottimo nascondiglio ai terroristi. Con l’aiuto di un giovane e intraprendente avvocato, Salma dà inizio ad una lunga e difficile battaglia legale per salvare il suo giardino.

 

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/f/ff/Giardinodilimoni2008.png/300px-Giardinodilimoni2008.pngIl film è innanzitutto una storia di donne. Da un lato c’è Salma, umile e dignitosa e insospettabilmente battagliera. Dall’altro lato c’è Mira Navon, la moglie del ministro israeliano, più colta e più curata dell’altra, forse più infelice, certamente non meno prigioniera di una politica che ha dimenticato, o anzi non ha mai veramente preso in considerazione, la via del dialogo.

Resta impressa in particolare una scena in cui le due donne, ai due lati della barricata costituita dalla recinzione di casa Navon, si scambiano un lungo sguardo che dice più di mille impossibili parole: dice comprensione, solidarietà, amicizia.http://www.cineteatrosanluigi.it/public/cinema_214_6.jpg

Alla fine le due donne vinceranno entrambe la loro personale battaglia per la dignità, anche se resteranno entrambe sconfitte, impotenti a realizzare una libertà e una pace che gli uomini, evidentemente, non sanno e non vogliono raggiungere.

 

Ed è proprio questa l’altra chiave di lettura di questo bel film.

La Cisgiordania, insieme con la Striscia di Gaza, costituisce uno dei cosiddetti territori occupati (da Israele) o contesi (tra Israeliani e Palestinesi). Al di là delle definizioni, si tratta di terre dove popoli diversi convivono e troppo spesso si scontrano, senza che si profili, neppure di lontano, la soluzione del conflitto. I morti sono ormai migliaia.

Naturalmente non è possibile addossare la responsabilità della guerra e dei massacri reciproci ai soli Israeliani, nonostante spesso istintivamente susciti maggiore simpatia la comunità palestinese, che è la più povera e quindi sta pagando il prezzo più alto del conflitto.

L’Occidente che aveva sterminato gli Ebrei o che non aveva saputo (o voluto) difenderli durante gli orrori nazisti e fascisti ha sostenuto nel 1948 la costituzione di uno Stato ebraico in Medio Oriente che è sembrato (e probabilmente era ed è) l’unico luogo in cui il popolo ebraico potesse trovare la sua collocazione. In realtà una migrazione verso la Terra Promessa era già in atto da ben prima della Seconda Guerra Mondiale, nonostante da secoli quelle terre fossero ormai occupate da un altro popolo; ma in seguito lo spostamento ha assunto ben altre proporzioni e il conflitto tra le comunità che si contendono terre e risorse, partendo peraltro da condizioni non paritarie di cultura e sviluppo tecnologico, è esploso violentissimo.

L’Occidente, dal canto suo, ha abbandonato al suo destino le regioni mediorientali e le sue nazioni, salvo intervenire ora in appoggio dell’una ora dell’altra per meri interessi politici ed economici.

Il regista Riklis, dunque, ha voluto con questo film spingere i popoli della Cisgiordania e del mondo a riflettere anche sulla follia di un conflitto che ormai sovrasta la volontà e le scelte dei singoli travolti in un circolo vizioso di violenza e fanatismo che nessuno sembra voler davvero spezzare.

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