Bocca della verità (!)

Pubblicato il da vocelibera2011

 

http://static.fanpage.it/socialmediafanpage/wp-content/uploads/2011/12/Giorgio-Bocca-300x225.jpgHo atteso qualche giorno prima di dedicare un pezzo alla morte del celebre giornalista Giorgio Bocca: ho ritenuto che mi servisse del tempo per valutare con la massima equanimità di cui posso essere capace.

 

Lo scorso Natale, nella sua casa di Milano, si è spento l'ex-partigiano, giornalista e scrittore Giorgio Bocca. Aveva 91 anni e fino ad un mese prima aveva continuato a prendere parte attivamente ai dibattiti sulle questioni italiane più scottanti. Quel che mi era capitato di leggere, prodotto dalla sua penna, mi era sempre piaciuto, per la chiarezza e la precisione, per la difesa strenua di valori anche per me fondamentali, come la Resistenza.

 

Non ero a conoscenza invece, e ammetto con vergogna la mia ignoranza, dei suoi ripetuti interventi contro il meridione d'Italia, contro Napoli in particolare.

Li ignoravo, e scoprirli, leggerli, ascoltarli, ha provocato in me un senso di incredulità e una profonda delusione.

Tra tanti, aggiungo qui il link ad un video di youtube, tratto da una puntata del programma di Fabio Fazio Che tempo che fa risalente a qualche anno fa.

Bocca afferma che Napoli è irrimediabilmente perduta tra i tentacoli della camorra; aggiunge che i Napoletani rappresentano una (in)cultura superstiziosa che non lascia scampo. Colpisce che Fazio lo lasci parlare senza tentare, se non molto timidamente, di contraddirlo; colpisce che il pubblico (evidentemente perplesso) applauda infine, io credo su "invito" della regia, quando Bocca cita i leghisti che si affidavano all'opera distruttrice di Etna e Vesuvio; colpisce che l'applauso scatti di nuovo, e nuovamente palesemente "indotto", quando Bocca commenta che nulla può servire a salvare Napoli. Nel parlare, il vecchio partigiano resta impassibile, o addirittura sorride delle proprie battute che suscitano l'applauso (coatto).

 

Sono napoletana e le parole di Bocca mi hanno spinta una volta di più a riflettere sulla situazione della mia città.

Conosco i tragici, secolari, problemi che affliggono Napoli. Li conosco perché li vivo sulla pelle ogni giorno e li leggo negli occhi sempre più disincantati e disperati delle nuove generazioni. So che siamo presi dentro una morsa, so che l'antistato raccoglie più consensi delle istituzioni ufficiali, so che nella vita di ogni giorno qui tendono a prevalere l'illegalità e il sopruso, la rassegnazione e la rinuncia. Lo so perché lo vedo.

Il meridione d'Italia, tutto, paga ancora lo scotto di secoli di dominazioni straniere che hanno radicato sul territorio le istituzioni feudali, con il loro bagaglio di particolarismi e di prevalenza dei rapporti personali sulle norme e sulle leggi. Paghiamo anche le conseguenze di un Risorgimento miope nei confronti delle peculiarità del Sud d'Italia: non ritengo ci fosse alternativa all'unificazione nazionale (con buona pace dei neo-borbonici), ma l'Unità è stata evidentemente realizzata male.


La storia che ci spiega tutto questo deve anche indurci a sperare che la consapevolezza produca, col tempo, il riscatto.

Mi rifiuto di pensare che non vi sia speranza, come invece affermava Bocca con assoluta, tracotante (mi spiace dirlo), sicurezza.

Ho un senso profondo dell'onestà, della rettitudine. E credo nel progresso: voglio credere che crescere mio figlio e educare le nuove generazioni di studenti ispirandomi ai valori del diritto e della legalità abbia un senso e uno scopo.

 

Forse pecco di romanticismo, di utopismo; forse davvero «il mondo non va come credo io», parafrasando la frase agghiacciante che mi rivolse un mio studente quattordicenne.

Ma finché mi sembrerà di cogliere qualche, seppur lieve, seppur raro segno positivo di cambiamento (dal rifiuto di una raccomandazione al sacrificio di un prete-coraggio), continuerò a credere. E a dare il mio contributo, di cittadina e di educatrice.

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Tiziana 01/05/2012 22:31

Neanche io ero al corrente di queste sue inopportune esternazioni.

vocelibera2011 01/05/2012 22:49



È dura da digerire...