Catene

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.repubblica.it/images/2012/06/28/102812578-73860554-5420-4f2a-9679-ba6a82490d96.jpgFa un certo effetto vedere delle detenute costrette a camminare con le catene ai piedi agli inizi del terzo millennio, tanto più se ciò accade negli Stati Uniti d'America.


Ci troviamo a Phoenix, in Arizona, e il carcere è l'Estrella Jail, un penitenziario che ospita circa 1000 detenuti, in prevalenza di sesso femminile e per lo più colpevoli di piccoli reati. Sia che restino dentro le mura del carcere, sia che svolgano il (durissimo, peraltro) lavoro nel deserto, le detenute portano la divisa a righe e le catene ai piedi.

Nonostante infatti le catene siano state abolite alla metà del secolo scorso, a partire dagli anni '90 sono state in alcuni casi reintrodotte all'interno di un progetto più ampio di inasprimento delle pene (a scopo rieducativo, secondo l'opinione di chi ha sostenuto simili provvedimenti).


L'esigenza della sicurezza è legittima, e la civiltà di un Paese si misura proprio sulla base di ciò che esso riesce a garantire in termini di istruzione, sanità e, appunto, sicurezza ai suoi abitanti. Non credo però che l'umiliazione debba far parte della pena né che le catene possano avere seriamente un valore deterrente rispetto alla recidività; checché ne dicesse il governatore dell'Alabama nel 1995.

 

Gli Stati Uniti sono nell'occhio del ciclone a causa del trattamento dei detenuti in prigioni extra-territoriali come Guantanamo. Adesso scopriamo qualcosa di molto discutibile anche nella gestione dei detenuti interni.

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