«Come apparirebbe la terra, se ne sparissero le ombre?»: "Il Maestro e Margherita" di Michail Bulgakov

Pubblicato il da vocelibera2011

http://3.bp.blogspot.com/_vnmK4m8RNrg/S9Bt7D0QS8I/AAAAAAAAABg/h6XZYfKujWI/s1600/masterbigw.jpgSoltanto dopo quasi trent’anni dalla morte del suo autore, venne pubblicato il romanzo Il Maestro e Margherita (Мастер и Маргарита). Michail Bulgakov (Kiev, 1891 – Mosca, 1940) vi aveva lavorato dal 1928 fino a poche settimane prima di morire, senza riuscire a portarlo a termine. Fu sua moglie, che già negli anni precedenti lo aveva aiutato a revisionare il lavoro, ad ultimarlo. Nell’Unione Sovietica della fine degli anni ’60 il romanzo fu pubblicato in forma censurata e solo qualche anno dopo in edizione integrale. L’opera fu accolta immediatamente, anche in Italia, tra grandi entusiasmi.


Nella Mosca degli anni ’20 o ’30 del Novecento, in un afoso giovedì di primavera, compare, con uno sgangherato e grottesco séguito di accoliti, Satana in persona. Presentandosi come un esperto di magia nera di nome Woland, il diavolo semina per tre giorni disordine e terrore, e molte delle sue vittime vengono ricoverate in manicomio. La domenica il demonio torna da dove è venuto.

A questa linea narrativa se ne intreccia un’altra, che domina tutta la seconda parte del romanzo: è la storia dell’amore sconfinato tra un personaggio chiamato il Maestro e la sua amante Margherita. Lui non aveva accettato la stroncatura di un romanzo su Ponzio Pilato che aveva scritto anni addietro ed era uscito di senno; perciò era stato ricoverato in manicomio (lo stesso nel quale si riversano poi le vittime di Woland) e si era separato dalla sua Margherita, senza mai dimenticarla e senza esserne mai dimenticato.

Una terza linea narrativa è costituita proprio dalla storia di Ponzio Pilato, il quinto procuratore della Giudea che aveva mandato a morte Gesù. Le vicende che vedono protagonista il governatore romano, dalla condanna all’esecuzione di Jeshua Hanozri (come è chiamato nel romanzo), sono diverse da quelle tramandate dai testi tradizionali: a narrarle sono in parte Woland e in parte il Maestro, il quale si rivela quindi una sorta di profeta inascoltato.

Accanto a quelli già citati, sono tanti altri i personaggi più o meno rilevanti all’interno del romanzo: essi vengono a comporre un quadro della Mosca di epoca staliniana molto poco edificante, in cui dominano avidità, arrivismo spregiudicato, egoismo, ipocrisia, volgarità.

Una figura che spicca è quella del poeta Bezdomnyj, sul quale il libro si apre e si chiude. Al principio è giovane, scrive brutti versi ed è profondamente convinto del proprio ateismo; l’arrivo di Woland sconvolge completamente la sua vita e le sue certezze, lasciandogli in eredità un incubo che ritorna ad ogni plenilunio di primavera.

 

Il romanzo ha una struttura complessa, di cui qualcuno ha messo anche in evidenza degli elementi di debolezza, dovuti probabilmente al fatto che l’opera non fu revisionata compiutamente dall’autore.

Resta però un libro originalissimo e potente, al tempo stesso fantastico e surreale, ironico e dissacratore, tragico e lirico. Nelle sue pagine, ricorrendo a toni comici e sarcastici, ma anche spietati e violenti, si mettono a nudo le meschinità e le debolezze degli uomini, si confutano l’ateismo e le credenze religiose tradizionali. In quelle stesse pagine si descrivono però anche voli di streghe e Sabba infernali e si parla d’amore in maniera intensa e appassionata.

Quello che rimane, dopo la lettura – non semplice, non breve, ma assolutamente avvincente ed emotivamente coinvolgente – è un senso di vertigine, e un dubbio che si insinua.

 

Satana è un servo di Dio: provoca la follia, la distruzione, anche la morte; ma la sua azione serve a ristabilire la giustizia, a punire la vanità e la malvagità degli uomini. È ironico e sprezzante, questo demonio, ma porta con sé anche la consapevolezza lucida, drammatica, della sua impotenza.

D’altra parte il mondo della luce è visto solo in lontananza, di scorcio: è quello che infine rende la libertà al governatore della Giudea e concede serenità ai due amanti; è rappresentato da un ironico, umanissimo Gesù che su un raggio di luna si allontana discutendo animatamente del senso delle cose proprio con Pilato.

A tratti si ha perfino l’impressione che Dio non abbia un potere assoluto. Di certo lo esercita in una maniera diversa da quella a cui una certa cultura ci ha abituati a credere.

 

 

(Woland si rivolge a Levi Matteo, n.d.r.) «Le ombre provengono dagli uomini e dalle cose. [...] Ma ci sono le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Vuoi forse scorticare tutto il globo terrestre, portandogli via tutto quanto c’è di vivo per il tuo capriccio di goderti la luce nuda?»

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