Delusione e paura

Pubblicato il da vocelibera2011

È da tempo che non scrivo di politica ed il motivo è che sono annichilita. Delusa e preoccupata (ma è dir poco!) dall'evoluzione delle vicende politiche italiane. Perciò spesso preferisco rifugiarmi nella letteratura, nell'arte, nel cinema... staccare momentaneamente la spina per non restare psicologicamente e moralmente schiacciata.

 

Il nuovo governo Monti, sostenuto da destra e da sinistra (ammesso che questi termini significhino ancora qualcosa) con poche eccezioni, si sta rivelando ogni giorno di più per quello che è: l'espressione dei valori (?) e degli interessi di una élite del capitale dalla quale la gran parte della popolazione resta esclusa.http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR7ZFsvWzTEzE7a6J4P16S50mOipYCsITWqaluqrXgqXoYgmhvRew

Mentre i ceti medi e medio-bassi vanno scomparendo, inghiottiti da una crisi economica gravissima, il governo sta letteralmente succhiando via le ultime risorse di cui questi stessi ceti dispongono mentre i grandi ricchi non sono chiamati a nessun vero sacrificio.

 

Appartengo proprio a quei ceti e ho già visto il mio stipendio calare di 100 euro (che nel budget di una famiglia monoreddito sono tanti, tantissimi!); ho già constatato che il mio cosiddetto "potere d'acquisto" è diminuito ancora costringendomi ad altre rinunce (non posseggo automobile, faccio la spesa al discount... non so cos'altro si pretenda da me! Anzi, qualche cosa la so già: per la casa che ho acquistato con un mutuo trentennale che mi costa ogni mese metà del mio stipendio - e mi mancano ancora 20 anni (!!!) per estinguere il debito - mi si chiederà di pagare anche l'IMU). E intanto so perfettamente di essere ancora collocata tra i privilegiati che godono di un posto fisso (per quanto?) e di uno stipendio dignitoso.http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRaCqOReBAz1NCyN9uGmJl54f_lU4m3dv7OTeWIUIif0GNGsPRp

 

Ma quando saranno stati cancellati i ceti medi, come si pretenderà di far camminare l'economia? L'economia di un Paese si regge sui consumi quotidiani delle famiglie, non sulle spese milionarie di pochi ricchi. A volte penso che si prospetti un nuovo medioevo, con pochi privilegiati che detengono ricchezza e potere e masse sterminate di "servi della gleba". Ma è un panorama immobile e desolante.

Io non ci sto a diventare una nuova povera, dopo decenni di studio e di sacrifici. E nessuno merita, giovane o meno giovane che sia, di vedere vanificati anni di impegno, di finire strozzato dagli usurai, di essere licenziato anzitempo e senza sbocchi alternativi, di trovarsi costretto a vita alla precarietà.

 

Tuttavia, più trascorrono i mesi (e gli anni, in realtà: la mia sfiducia ha radici profonde) e più non riesco a riconoscermi in nessuna forza antagonista. Per meglio dire: non riesco a individuare nessuna vera forza antagonista in cui riconoscermi.

Il nostro Paese non ha una sinistra seria, che voglia e sappia davvero impegnarsi nel rappresentare e tutelare gli interessi dei ceti disagiati; i sindacati mi hanno profondamente delusa, perché hanno spesso fin troppo facilmente svenduto la causa dei più deboli; i movimenti antagonisti dal basso mi lasciano perplessa, e a volte mi spaventano, perché hanno una carica violenta e distruttiva e mancano, dall'altro lato, di un serio, preciso progetto alternativo.

Non so a chi rivolgermi, non so quale istituzione, gruppo, partito possa o voglia davvero interpretare le istanze mie e dei milioni di Italiani che condividono la mia condizione o versano in condizioni ancora più difficili.

 

Guardo mio figlio e penso alla bugia (tale mi appare!) che ci hanno raccontato: che questi nostri sacrifici di oggi permetteranno alle generazioni future di vivere in condizioni migliori. Non credo anzitutto che potranno mai pensarla così quei bambini e quei ragazzi che sono rimasti orfani di piccoli imprenditori o di operai che si sono suicidati perché non riuscivano a far fronte alla crisi.

Ma soprattutto non penso affatto che sia questa la via della ripresa.

Non potremo vivere meglio dopo che saranno state spremute le ultime gocce di vita ad impiegati, operai e piccoli imprenditori. Servirebbe un progetto diverso, radicale, strutturale, di risanamento ed un impegno economico concreto di tutti, e innanzitutto di chi dispone di più e di più può. Invece i grandi capitali hanno già preso la via dell'estero mentre i nostri miseri risparmi (ammesso che ne abbiamo ancora) stanno per trasformarsi in carta straccia.

 

E quando penso che questo nostro attuale governo è stato imposto con una sorta di colpo di Stato, e che a questo progetto si è prestato un Presidente della Repubblica che è stato comunista, mi sembra davvero che non si possa concepire speranza.

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