Il mio diario di scuola - I

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.ilgazzettinovesuviano.com/wp-content/uploads/2011/10/scuola-precari.jpgMi è sempre piaciuto annotare gli eventi più interessanti, divertenti, dolorosi, curiosi, del mio lavoro.

Nonostante inizialmente sia stato per me un ripiego, poiché ambivo alla ricerca universitaria, sono bastati pochi mesi in cattedra perché mi innamorassi del mio mestiere, di questi giovani che ho la gioia e la responsabilità di accompagnare in una parte del loro percorso di crescita.

Sono trascorsi 11 anni da allora e questa passione continua ad accompagnarmi.

Non posso neppure dimenticare che nei momenti difficili, quando mi sembrava che il mondo mi crollasse addosso, il lavoro mi ha salvata: mi ha dato nuovi scopi, anche solo una ragione per alzarmi al mattino. Nessuno dei miei studenti ha mai saputo cosa in quei momenti si agitasse dentro di me: il mio dovere era restare lucida e continuare a svolgere il mio ruolo con la pacatezza, la disponibilità e la competenza di sempre. Ci sono riuscita, e ora la burrasca è lontana.

Voglio allora riaprire quella sorta di rubrica che avevo un tempo su un vecchio blog, dedicata ai miei studenti e a tutto ciò che ogni giorno viviamo e condividiamo.


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http://www.mondoviaggiblog.com/wp-content/uploads/2012/01/giornata-della-memoria.jpg?9d7bd4In occasione della Giornata della Memoria, noi insegnanti siamo stati chiamati a dedicare del tempo a discussioni e letture sul tema dell'Olocausto.

Premetto che sono, personalmente, piuttosto allergica alle commemorazioni, perché temo sempre che, trascorsa la data, i problemi tornino nel dimenticatoio. Per questo organizzo nel corso dell'anno scolastico svariate occasioni di dibattito, preferibilmente non in corrispondenza di giornate ufficiali.

In ogni caso, il 27 gennaio ho rispettato l'ordine di servizio e ho organizzato la mia lezione di commemorazione. Ho ricordato ai ragazzi (una quinta liceo) che l'Olocausto ha fatto milioni di vittime tra tante categorie di "indesiderati": Ebrei, omosessuali, zingari... Quindi, poiché l'anno scorso, con questa stessa classe, ci eravamo soffermati in particolare sullo sterminio degli Ebrei (con il film  Ogni cosa è illuminata), quest'anno ho voluto proiettare il monologo teatrale di Petruzzelli sull'Olocausto dimenticato degli zingari.


Dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno, oggi ho proposto ai ragazzi di tornare sul tema dibattendone in aula.

Si è scatenata una discussione molto accesa.

Gli zingari, infatti, più di qualunque altro gruppo, sono guardati con diffidenza, disprezzo, paura e questi sentimenti sono emersi chiaramente dagli interventi di molti studenti.

Alcuni hanno sostenuto che, in un periodo di crisi economica tanto grave, bisognerebbe impedire l'ingresso nel nostro Paese di altre bocche da sfamare (ma questo argomento non concerne specificamente gli zingari). Altri hanno affermato che gli zingari sono tra i maggiori responsabili di atti criminosi e che quindi andrebbero espulsi in massa dal nostro Paese. Alcuni hanno osservato che gli zingari sembrano irriducibili, poiché non c'è modo di convincerli a rispettare le regole della nostra comunità civile; pertanto non meritano di farne parte. Tanti ragazzi hanno anche raccontato episodi dalle loro esperienze personali, poiché nelle nostre zone non mancano piccoli insediamenti zingari anche a due passi dalle nostre case e dai nostri centri commerciali.

Ho faticato a mantenere l'ordine degli interventi e a ritagliarmi lo spazio per portare il mio contributo alla riflessione comune; ma ci sono riuscita, e abbiamo condotto la discussione fino in fondo.


Non mi ha stupita riscontare tanto astio nei confronti degli zingari: questo odio ha una storia secolare. Mi ha però turbata il fatto che il risentimento ha reso gran parte di questi ragazzi insensibili all'Olocausto zingaro. Quando ho cercato di farli riflettere sul fatto che comportamenti asociali o criminali non giustificano un genocidio, la reazione dei ragazzi è stata complessivamente fredda, indifferente.

Mi è dispiaciuto anche verificare che per molti di questi giovani un gesto criminoso non ha lo stesso peso se commesso da uno zingaro o piuttosto da un Italiano. Se uno zingaro allaccia i suoi impianti abusivi a quelli di un nostro condominio è un atto gravissimo; ma se gli Italiani costruiscono interi quartieri abusivi questo non è, ai loro occhi, altrattanto grave. Se uno zingaro ruba gli strumenti musicali della chiesa o un portafogli è un atto vergognoso e deprecabile; se gli Italiani evadono le tasse (privando tutti noi di servizi essenziali), il reato appare ai loro occhi meno censurabile. Quando ho cercato di far notare alla classe la contraddizione di queste posizioni, molti non erano affatto convinti: a loro giudizio, lo straniero non deve permettersi di trasgredire le nostre leggi; sugli Italiani invece erano più indulgenti.

Qualcuno ha cercato allora di correggere il tiro, osservando che, visto che nel nostro Paese è già molto difficile mantenere il rispetto della legalità da parte degli Italiani, non è il caso di accollarci altri problemi a causa degli zingari.

Ho provato allora a proporre un progetto di integrazione multietnica e multiculturale che parta dalla scuola, una scuola aperta a tutte le realtà e a tutte le culture, pur senza snaturare le nostre tradizioni, usi e costumi: un progetto difficile, che richiede studio, organizzazione e molta buona volontà, ma a mio parere realizzabile (e già attuato in molte realtà). A questo punto l'onda dello scetticismo è montata, fino all'affermazione lapidaria di uno studente: «Secondo me, tutti possono essere educati, ma non gli zingari». Un'affermazione che comprendo, che sembra giustificata da molti eventi della nostra esperienza quotidiana, di fronte ai quali però dovremmo reagire. La risposta di molti invece è stata che le cose non cambieranno: gli zingari continueranno ad essere sporchi, violenti e criminali e ad autoescludersi; e noi continueremo ad emarginarli e a disprezzarli.


Queste esperienze di dibattito sono sempre molto istruttive: vivo negli stessi ambienti da cui vengono i miei allievi, ma sono sempre curiosa di sentire come loro poi  rivivano e interpretino gli eventi della nostra quotidianità, perché solo così si può stabilire un vero confronto.

Questa volta le voci pacate, più aperte e possibiliste, sono rimaste minoritarie. Indubbiamente il problema è molto complesso, perché l'orgoglio etnico zingaro si scontra con i nostri pregiudizi, in una miscela pericolosissima. Tuttavia non essere riuscita ad ottenere da tutti questi 20 ragazzi una condanna senza riserve delle torture e dello sterminio nazista degli zingari rimane una sconfitta nostra, della nostra scuola, del nostro sistema educativo.

Oggi ho verificato una volta di più che dobbiamo lavorare meglio, perché il futuro possa giovarsi di un'umanità più aperta e solidale.

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Mari 02/02/2012 17:53

Carissima, tocchi un nervo scoperto... Io qui ho diversi amici Sinti che sono ITALIANI, fra l'altro... Non hanno niente, ma quando vado a trovarli, il caffé me lo fanno sempre e, se dico che mi
piace la tazzina (l'unica in buono stato) me la vogliono regalare.
Che dire? Io ho provato a tradurre il regolamento del mio comune sulla loro sosta (ma vivono sempre lì da circa 25 anni...) sostituendo le parole Rom e Sinti con ebrei. Il risultato fa paura!
Comunque concordo con te, sono i più disprezzati e odiati ed è per questo che il consiglio d'europa sta per comminarci un'infrazione, perché siamo l'unico paese UE dove ci sono i lager per loro.
Continua così, stai seminando bene!
Ciao. Mari

vocelibera2011 02/02/2012 19:50



Ti ringrazio per il tuo commento, tanto più perché viene da una persona sensibile e impegnata su queste problematiche.


Non ti nascondo che per tutto il pomeriggio non ho fatto che ripensare a cosa possiamo avere sbagliato noi educatori (me compresa), per cui questi diciottenni sono così aggressivi, e non mi do
pace. Mi è tornato alla mente anche quando un'assistente dell'asilo di mio figlio, rimproverando i bambini irrequieti, li minacciava di mandarli dagli zingari, ed io dovetti spiegare a mio figlio
come stessero realmente le cose.


Insomma, una folla di pensieri! Grazie ancora per essere passata di qui.