Disincantata saggezza siciliana: "Il mare colore del vino" di Leonardo Sciascia

Pubblicato il da vocelibera2011

http://farm1.static.flickr.com/212/479003345_3bbb0250dd.jpgNel 1973 Leonardo Sciascia (Racalmuto, 1921 – Palermo, 1989) pubblicava una raccolta di suoi racconti scritti tra il 1959 e 1972 e le dava il titolo suggestivo, che è anche quello di una delle narrazioni contenute nel volumetto, Il mare colore del vino. Il mare evocato è naturalmente quello dell’amatissima Sicilia, quello che «non ubriaca: si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza».
 
I racconti sono tredici e sono ambientati in luoghi e tempi diversi: alla rievocazione di vicende siciliane dei secoli passati (Reversibilità, Eufrosina) si alternano narrazioni ambientate nell’isola nel passato recente (Western di cose nostre, Apocrifi sul caso Crowley); è presente la Sicilia contemporanea all’autore, quella dei paesi e degli emigranti (L’esame, Il lungo viaggio) ma anche quella della corruzione e della mafia (Filologia), e non manca anche qualche incursione in regioni diverse (Gioco di società, Processo per violenza). Il racconto dedicato a Giufà resta invece una sorta di unicum, che ci trasporta in un’atmosfera di favola, di favola satirica anticlericale, divertente e divertita, di gusto boccacciano.
 
Non tutte le narrazioni possono definirsi davvero felici; tuttavia colpiscono, come nei romanzi, le notevoli capacità narrative dello scrittore e il quadro lucido e terribile che viene offerto della realtà siciliana e italiana di ieri e di sempre. Per questo la lettura di Sciascia resta, nella maggior parte dei casi, interessante e istruttiva.
Alcune situazioni e alcuni personaggi sono ancora attualissimi: i figli maleducati di professionisti di Il mare colore del vino; la vacuità e la spietata crudeltà della protagonista di Gioco di società (senza necessariamente giungere agli eccessi, che paiono un po’ forzati, narrati nel racconto); le interminabili, cruente faide di mafia di Western di cose nostre… Ma Sciascia, attraverso piccole storie di persone qualsiasi, sa anche rappresentare aspetti tipici forse di ogni uomo e di ogni tempo, come il bisogno irrazionale di santi e di eroi di La rimozione.
 
La scrittura di Sciascia resta anche qui un modello di limpidezza intensa ed efficace, in cui anche qualche virtuosismo compiaciuto non stona. Dal punto di vista linguistico e stilistico, del resto, la lettura di Sciascia è sempre molto piacevole.
 
 
«Io conosco […] una cerchia piuttosto vasta di uomini che si sono fatti da sé: e posso assicurarle che sono stati fatti, tutti, dagli altri; i quali, a loro volta, sono stati fatti da circostanze, combinazioni e intrallazzi che, anche se arrivano all’altezza della storia, restano fortuiti e miserabili…»

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