E nonostante tutto crederci ancora: "Togliamo il disturbo" di Paola Mastrocola - II parte

Pubblicato il da vocelibera2011

http://static.blogo.it/booksblog/Togliamoildisturbo.SaggiosullalibertdinonstudiarediPaolaMastrocola.jpgCom’è accaduto, dunque, che il sistema scolastico italiano sia decaduto fino ai mortificanti livelli attuali? Quale percorso perverso ha reso così inefficiente l'insegnamento e così impreparati gli studenti?

La professoressa Mastrocola individua il nocciolo del problema nella perdita di autorevolezza e di competenza, e anche nella perdita di soggezione: in una parola, in una deleteria massificazione.

In questo senso, secondo la scrittrice, hanno giocato un ruolo determinante due libri, la Lettera a una professoressa di don Milani (1967) e La grammatica della fantasia di Gianni Rodari (1973). Eppure negli stessi anni, osserva la professoressa Mastrocola, il filosofo Adorno metteva in guardia dai rischi dell'omologazione.

Così, a grandi passi, siamo arrivati agli anni recenti e al principio del "successo formativo" a qualunque costo. Anche al costo di abolire la (buona) formazione.

In questo processo, continua la scrittrice, si sono inserite anche le famiglie, desiderose di vedere i propri figli sempre allegri, soddisfatti e vincenti, e non stressati, avviliti, intristiti da una scuola rigorosa.

Il linguaggio stesso, adoperato nella scuola odierna, rivela che l’interesse si è spostato verso altre questioni ed è andata perduta la centralità della conoscenza, tanto che una parola come “nozione” ha acquistato una valenza esclusivamente e decisamente negativa.

Il colpo di grazia è stato inferto, conclude la professoressa Mastrocola, dalle nuove tecnologie, di cui i giovani sono diventati letteralmente dipendenti, ma che non fanno altro che proporre un sapere frammentario, semplificato e a volte anche inaffidabile, insomma di nessuna utilità.

 

Su questi temi la collega scrittrice mi trova concorde. Ho solo qualche riserva a riguardo di alcune questioni specifiche, ancora una volta, credo, in ragione della mia appartenenza ad una generazione diversa figlia di esperienze diverse.

 

Ma andiamo con ordine. Proprio negli scorsi mesi, affrontando con la mia quinta l’età contemporanea e la società di massa, ho fatto riflettere i ragazzi sulla differenza tra scuola, società, cultura di massa e scuola, società e cultura massificate e massificanti. Non so se qualcuno l’abbia già detto prima (e meglio) di me in questi termini, ma a me piace questo gioco di parole perché credo possa aiutare ad imprimere bene il concetto.

Si è giustissimamente combattuto contro una selezione basata non sulle capacità e sul merito, bensì sul censo e sulla posizione sociale. È perfino banale che ogni giovane, qualunque sia la sua estrazione sociale, debba (dovrebbe) avere diritto alle medesime opportunità di studio e di realizzazione. Tuttavia si è commesso un errore, moltro ben descritto dalla Mastrocola: ritenendo di venire incontro ai bisogni delle classi meno agiate, si è abbassato il livello generale della cultura e della scuola, laddove invece si sarebbe dovuto innalzare il livello medio del pubblico culturale. La scuola, ma anche i media, solleticano sempre più spesso i gusti e i bisogni più banali, più triviali, invece di allargare il pubblico informato e critico.

Proprio la scuola, ma soprattutto i media (vecchi e nuovi), propongono spesso un’offerta approssimativa, banalizzata, volgare mentre convincono il pubblico di essere tutti allo stesso livello, tutti ugualmente competenti e tutti quindi ugualmente in grado di esprimere un giudizio su qualsiasi materia.

E invece l’incompetenza dilaga. Perché per esprimere un giudizio valido, con vera cognizione di causa, occorrono anni di studio, di riflessione e di approfondimento, che però ormai la gran parte degli Italiani considera superflui.http://www.ilovecanosa.it/images/stories/libri.jpg

 

In questo processo di massificazione e volgarizzazione le nuove tecnologie hanno effettivamente avuto, e continuano ad avere, un ruolo preponderante. Offrono infatti la migliore illusione del sapere alla portata di tutti e un'effettiva opportunità di esprimere la propria opinione a prescindere dalla preparazione sul tema.

Personalmente non saprei fare a meno di internet e faccio largo uso anche dei social networks ; ma questi mezzi mi fanno anche paura. Mi fanno paura quando vedo gli sguardi ottusi dei ragazzini che giocano ai video-games, quando alcuni miei allievi pensano di preparare Dante su Wikipedia, quando i miei colleghi ai corsi di recupero propongono appunti su Virgilio tratti dalla stessa Wikipedia.

Non faccio che mettere in guardia i miei alunni, e prima ancora mio figlio, dai rischi che corrono. Il sapere si costruisce attraverso lo studio attento, distribuito nel tempo, ragionato, rielaborato, confrontando le fonti; non attraverso il copia-incolla di frammenti di diversa origine e di dubbia attendibilità. I videogiochi possono allenare i nostri riflessi, ma niente può sostituire un buon libro o un bel film se vogliamo imparare a ragionare o anche se vogliamo abbandonarci alla bellezza e al sogno.

Eppure le nuove tecnologie, se ben adoperate, costituiscono una straordinaria opportunità che sarebbe sciocco non sfruttare: tanta buona informazione alternativa, tante notizie in tempo reale dai quattro angoli del mondo. Se la famiglia e la scuola continueranno ad allenare il nostro senso critico e la nostra consapevolezza, anche la rete (certa rete) potrà entrare a pieno titolo tra i buoni maestri. L'importante è appunto continuare a distinguere i buoni insegnamenti dai cattivi insegnamenti. In questo senso voglio essere più ottimista di quanto non appaia la professoressa Mastrocola.

 

Dunque il dilettantismo dilaga e danneggia gravemente soprattutto le nuove generazioni, che trovano con difficoltà maestri e guide realmente competenti e affidabili. Il senso e l’utilità della scuola di massa e dei mezzi di comunicazione di massa sono stati fraintesi e traditi.

Questo tradimento della democrazia risulta tanto più evidente quando poi scopriamo che i rampolli delle migliori famiglie di politici e industriali (con eccezioni irrecuperabili come il celebre, famigerato Trota) compiono il loro percorso di formazione in scuole di altissimo livello e di altissimo costo, a cui la massa non potrà avere mai accesso.

Così la massa è tradita nei fatti dietro le apparenze consolanti della massificazione.

Se però i nostri giovani possono ancora vivere una giovinezza spensierata, frequentando scuole che in linea di massima li assecondano (e cioè hanno rinunciato a prepararli), coccolati da famiglie che li vezzeggiano (e cioè hanno rinunciato ad un ruolo educativo), si apre però loro dinanzi il baratro dell’avvenire. Che futuro può attendere questi ragazzi alla moda ma del tutto impreparati in qualsiasi campo, dalla letteratura alla ragioneria al taglio e cucito?

E a chi giova?

Giova naturalmente a quei poteri forti che hanno tutto l’interesse a tenere buone le masse illudendole con il benessere e la soddisfazione dei bisogni primari. Oggi però il gioco comincia ad essere smascherato: il benessere comincia ad apparire illusorio e il castello di carte traballa. Il sistema è destinato ad esplodere, o ad implodere.

 

Se il sistema non funziona, e ne siamo così lucidamente consapevoli, tocca a noi proporre alternative e soluzioni, prima che sia davvero troppo tardi. Vedremo quale strada propone la professoressa Mastrocola nella terza parte del suo saggio, sforzandosi di reagire al disincanto e all'avvilimento. 

Io mi permetto di inserire qui qualche considerazione preliminare, prendendo sempre spunto dalle riflessioni della scrittrice. Le mie parole d'ordine restano "tempo", "pazienza" e "mediazione".


Forse sempre estremizzando ai fini del discorso, o forse con piena convinzione, la professoressa Mastrocola propone delle contrapposizioni che io trovo troppo nette, laddove invece credo che alcune esperienze non ne escludano necessariamente delle altre.

Illustrare usi e costumi quotidiani del Medioevo, ad esempio, non esclude e non compromette automaticamente lo studio approfondito e critico di Dante e Petrarca. Anzi, solo in questo modo il quadro sarà veramente completo e gli autori appariranno uomini e non alieni. Dobbiamo rendere più semplice e concreto il discorso (senza per questo rinunciare alla correttezza delle informazioni, sia chiaro), se vogliamo conquistare almeno alcuni dei nostri ragazzi. Altrimenti li perderemo tutti.

E a proposito di autorevolezza. L’autorevolezza oggi può passare anche attraverso modalità diverse da quelle di un tempo. Uscire qualche volta dai ruoli tradizionali, magari facendo sedere i ragazzi in cerchio e sedendo con loro, oppure trattenendosi nel corridoio (o in chat) con la studentessa che soffre per la fine del suo primo amore, non compromette necessariamente l'immagine professionale di un docente. Si può fare tanta letteratura, tanta analisi dei testi, tanta grammatica… senza rinunciare ad altri argomenti, ad altri momenti. Anche l’insegnante, come l’autore letterario o il filosofo o l’artista, rischia di essere sentito distante, troppo distante, e di perdere così qualunque presa. Se invece i ragazzi scoprono l'uomo (o la donna) dietro, anzi accanto all'insegnante, si apre un canale di comunicazione attraverso il quale passano meglio anche la letteratura o la fisica o la filosofia.

È un equilibrio difficile, come tutti gli equilibri. Ma può funzionare. Nella mia esperienza funziona.



«A forza di massificare perché fosse accessibile, abbiamo operato finzioni. Tutto si è miseramente abbassato. Invece doveva rimanere com'era, della sua propria altezza: in modo che, semmai, fossimo noi - la massa - ad alzarci, per diventare più grandi»

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