Eppur ci credo

Pubblicato il da vocelibera2011

Entro alla Feltrinelli alla ricerca del dvd del film tratto da Prima di domani di J. Riel (che pare introvabile, peraltro: se qualcuno sa aiutarmi, gliene sarò grata per sempre) e la mia richiesta incuriosisce un omone barbuto che attende il suo turno in fila dietro di me al banco informazioni.

Cominciamo a chiacchierare ed io, con il consueto entusiasmo di queste occasioni, gli rovescio addosso come un fiume in piena il progetto di cineforum "Giro del mondo" che sto portando avanti in una mia classe, la mia ricerca di popoli, vicende e soprusi poco noti da far conoscere ai miei allievi e blablabla.

Quando gli lascio lo spazio per parlare a sua volta, il mio interlocutore si presenta come un collega, docente di Italiano e Storia in un istituto tecnico, che però ha abbandonato la scuola avvilito e disgustato dai comportamenti dei ragazzi e che ha ritrovato la dignità del lavoro di insegnante in una scuola serale.

http://www.dipendentistatali.org/wp-content/uploads/2012/05/insegnanti-congedo.jpgMi sono venuti subito in mente il libro della Mastrocola Togliamo il disturbo che ho recensito recentemente e le mie considerazioni sulla situazione attuale degli istituti tecnici e professionali e mi sono resa conto una volta di più che, nonostante tutto, la platea liceale è diversa e consente ancora ampi margini di lavoro e di realizzazione, per i giovani e per i docenti. Il fatto però che io abbia trovato la mia oasi (abbastanza) felice, non esime chi di dovere dall'intervenire con una riforma seria della scuola superiore, in modo che tutti gli indirizzi tornino ad essere, come spero ardentemente, efficienti ed efficaci.


Quindi la conversazione si è spostata sull'insegnamento della Storia (per il quale sono abilitata anche io, anche se insegno Italiano e Latino).

Mi è venuto spontaneo commentare "È una materia bellissima!" e sono stata tentata di riaprire la diga e far venir fuori tutta la storia del mio amore per la Storia, per nulla stimolato dai miei insegnanti (tranne la docente del mio ultimo anno di liceo) e blablabla. Ma dovevo prendere il treno e quindi ho cominciato a tagliare argomenti e aneddotica varia.http://static.fanpage.it/socialmediafanpage/wp-content/uploads/2012/01/Shoah-che-il-ricordo-sia-sempre-vivo-638x425.jpg

Il collega ha osservato che la Storia è effettivamente una materia bellissima che però, a chi la studia davvero, non può che suggerire un pessimismo radicale visto che nei millenni ha prevalso l'orrore. A questo punto ho reagito: mi sarebbe piaciuto, come sempre faccio in questi casi, parafrasare (indegnamente, lo so) Gramsci e citare l'ottimismo della volontà e blablabla, ma rischiavo di perdere il treno perciò ho condensato il mio pensiero in poche parole: nonostante tante cadute e passi indietro, l'umanità ha secondo me compiuto dei progressi, ed io mi sforzo di essere ottimista; anche se lo studio della Storia, sempre più negli anni, tende a scoraggiarmi. "Troppo pochi progressi, troppo pochi..." ha replicato lui. "Io nonostante tutto ci credo, nel progresso" ho ribadito io. "Perché credi in Dio" ha ipotizzato lui. "Niente affatto: sono atea. Credo nell'uomo, per quanto folle possa apparire". "Allora non pensi che il genere umano sia un errore". "Penso che il genere umano sia un caso. E in fondo meno cattivo di quel che sembra".http://it.cubadebate.cu/files/2012/06/Nueva-imagen1.jpg


In verità, nel breve giro di 15 minuti, abbiamo toccato anche altri argomenti (e forse, almeno su uno, tornerò in un altro post), ma si tratta di temi "collaterali" che posso tranquillamente tralasciare di riferire.

Ho lasciato la libreria stringendo i pugni e ripetendo a me stessa che è fondamentale credere nell'uomo, perché altrimenti nulla avrebbe un senso: nemmeno il mio progetto di cineforum da cui è partita la conversazione. E nel quale invece ripongo grandi speranze.

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