Esperimenti pericolosi: "L’onda" di Dennis Gansel

Pubblicato il da vocelibera2011

http://static.blogo.it/sr/gallery/photos/movie/244/juergen-vogel-in-una-sequenza-del-film-l-onda-die-welle-2008-96708_jpg_416x1248_upscale_q85.jpgLavorando ad un percorso didattico per l’anno scolastico che sta per cominciare, mi sono imbattuta in un film che davvero tutti gli studenti dovrebbero vedere e meditare: si tratta di una pellicola del 2008 dal titolo L’onda (Die Welle), diretta da Dennis Gansel (Hannover, 1973). Il regista si è ispirato al romanzo di Todd Strasser L’onda, a sua volta basato su un esperimento realmente compiuto in California nel 1967.

 

Rainer Wenger insegna in un liceo tedesco e si trova ad affrontare con i suoi studenti il tema dell’autocrazia. Alcuni interventi dei ragazzi durante la prima lezione sull’argomento convincono il professore a rivedere il progetto del corso e ad elaborare un esperimento. Durante la settimana dedicata al tema egli organizza la classe secondo un modello dittatoriale, fondato su disciplina, obbedienza e spirito di corpo; tra l’entusiasmo generale il gruppo sceglie di chiamarsi “L’onda”, elabora un logo e indossa una divisa. L’esperimento sembra riuscito: il professor Wenger ha dimostrato quanto sia semplice restare affascinati da un sistema autocratico anche quando (e forse soprattutto quando) si crede che ciò non possa accadere. Egli non si accorge però che la situazione gli è ormai sfuggita di mano, fino al tragico epilogo.

 

Un esperimento simile, denominato La terza onda, fu compiuto nell’aprile del 1967 dal professor Jones, docente di Storia Contemporanea per gli studenti del secondo anno della Cubberley High School di Palo Alto, in California.

Intorno alla vicenda americana, a dire il vero, le testimonianze risalenti al tempo sono estremamente scarse. Tutto ciò che sappiamo è stato raccontato anni dopo dallo stesso docente e da altri, e da questi racconti hanno preso spunto scrittori e registi.

Dennis Gansel, in particolare, ha deciso evidentemente non a caso di spostare l’ambientazione nella Germania dei nostri anni, quella Germania che si porta dietro la pesantissima eredità di una delle dittature più feroci della storia. Come il professor Wenger, il regista dimostra, con grande efficacia, come certi orrori possano ripetersi qualora se ne presentino le premesse.

 

Quando sono diffusi frustrazione, malcontento e sfiducia, una personalità forte e carismatica può ben riuscire a far leva sulla rabbia e sulle insicurezze della collettività e trasformarle in fanatismo e obbedienza cieca ad una causa folle.

Il caso più emblematico, nel film, è rappresentato dal giovane Tim, lo studente timido, il bersaglio prediletto degli scherzi dei compagni, alla disperata ricerca di amici che cerca di conquistare in ogni modo: è lui ad aderire tra i primi e col maggiore entusiasmo all’esperimento, che finalmente lo fa sentire parte di un gruppo, membro attivo di un progetto.

Ma è, in una certa misura, il caso anche dello stesso Rainer Wenger. Questa verità però gli sarà chiara solo alla fine, quando sarà troppo tardi: solo allora capirà di essersi fatto coinvolgere anche lui nel proprio esperimento, alla ricerca di un riscatto professionale.

 

Gli attori recitano tutti molto bene, con espressività e realismo. E un pubblico di ragazzi può facilmente immedesimarsi nei giovani liceali del film, divisi tra studio, sport, sballo e primi amori e circondati da genitori troppo spesso indifferenti e da professori noiosi. All’improvviso la politica fa irruzione nelle vite di questi studenti, che dopo l’esperienza dell’Onda non saranno mai più gli stessi: giovani, superficiali, suggestionabili, non hanno gli strumenti per difendersi dal lavaggio del cervello autoritario e imparano infine a caro prezzo la lezione.http://images.movieplayer.it/2009/02/13/una-immagine-tratta-dal-film-l-onda-die-welle-2008-105178.jpg

Naturalmente la speranza è che non sia necessario arrivare a tanto perché i nostri ragazzi acquistino consapevolezza, sentimento civico, senso critico.

Ma non è facile, come ben sa chi vive in mezzo a loro. Anche in Italia.

 

Noi Italiani abbiamo conosciuto la dittatura sulla nostra pelle, eppure troppo spesso tendiamo a dimenticarlo o a minimizzare la gravità degli eventi del famigerato Ventennio; e troppo numerosi sono i nostalgici e i negazionisti, che si sforzano di dimostrare che l’esperienza fascista non va condannata, o comunque non in toto.

Questi sentimenti, purtroppo, circolano anche tra i giovani e i giovanissimi. In molti casi i ragazzi non conoscono neppure la Storia, eppure qualcuno è riuscito a persuaderli che il fascismo sia stato un’esperienza complessivamente positiva.

Simili convinzioni sono difficili da contrastare e da estirpare. Ma è un compito al quale gli educatori democratici non devono sottrarsi, per quanto faticoso e a volte frustrante possa essere.

L’onda che ci ha travolti un tempo può ritornare, e il rischio si fa tanto più grosso quanto più si abbassa la guardia. Soprattutto nei nostri tempi difficili, in cui si stanno delineando condizioni economiche e sociali che possono effettivamente (la Storia ce lo ha insegnato!) favorire rigurgiti autoritari.

 

Le nostre democrazie occidentali sono quanto di meglio l’uomo abbia saputo fondare fino ad oggi. Permangono ancora storture gravissime, tuttavia la strada da seguire è questa: lo smarrimento e la sfiducia di questi anni Duemila non devono renderci ciechi al punto da rimettere in discussione i traguardi di civiltà che pure siamo riusciti a raggiungere.

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