"La conseguenza dell'amore" di Sulaiman Addonia

Pubblicato il da vocelibera2011

Nascosta dietro il velo ti ho riconosciuta, mio unico amore.

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http://www.inmondadori.it/img/La-conseguenza-dell-amore-Sulaiman-Addonia/ea978882004653/BL/BL/51/NZO/Coinvolta mio malgrado nell'atmosfera della festa degli innamorati, questa volta la mia scelta è caduta su una storia d'amore. Tormentata ed esotica, contiene gli ingredienti giusti per emozionare e commuovere il pubblico. E ammetto che infine è riuscita a commuovere anche me, nonostante il mio radicato cinismo in materia.

Il romanzo è La conseguenza dell'amore (The consequences of love), pubblicato nel 2008 dallo scrittore africano residente a Londra Sulaiman Addonia (Tigrinya, anni '70 del secolo scorso).

 

Naser è un profugo eritreo nell'Arabia Saudita del 1989. Il giovane ha vent'anni e da dieci vive a Jeddah, dove la madre è riuscita a mandarlo per sfuggire alla guerra nel Paese d'origine. Naser però è solo e spaesato in una terra che non si è dimostrata particolarmente accogliente, in cui ha pochi amici veri e in cui vige un regime islamico autoritario e poliziesco. Schivo, sensibile, romantico, amante dei libri (soprattutto di quelli che il governo censura), Naser vorrebbe innamorarsi, vivere una storia d'amore intensa e appassionata come quelle che raccontano le poesie di Antara Ibn Shaddād o il canto triste del musicista di 'oud sul Lungomare della città. Incontrare una donna e vivere l'amore a Jeddah è però quasi impossibile: le donne sono obbligate ad uscire coperte dalla testa ai piedi e i rapporti al di fuori del matrimonio sono puniti in maniera durissima. Tuttavia, in un caldo pomeriggio d'estate, una misteriosa donna velata lascia cadere ai piedi di Naser un breve messaggio d'amore. Da quel giorno lei indosserà delle scarpe rosa che la renderanno riconoscibile tra le donne avvolte negli abaya neri; lui trascorrerà giorni e notti ad attendere un nuovo messaggio lungo le vie di Jeddah. Col trascorrere dei mesi la storia si farà pericolosa, ma per Fiore, come lui ha soprannominato l'amata, Naser si scoprirà disposto ad accettare la «conseguenza dell'amore»; e allo stesso modo lei per lui.

 

Il romanzo, come avverte l'autore, è frutto di fantasia; al tempo stesso si sente chiaramente l'eco di esperienze vissute, giacché Sulaiman Addonia è stato anche lui un giovane profugo del Corno d'Africa in Arabia Saudita negli anni '80 del secolo scorso; finché non è emigrato nel Regno Unito, dove attualmente vive.

Come lo stesso scrittore ha dichiarato in un'intervista, egli ha voluto scrivere anzitutto una storia d'amore; una storia che però parlasse anche di un mondo chiuso, oppressivo, in cui i giovani non erano padroni delle proprie vite e del proprio futuro. I giovani invece hanno il diritto di esplorare il mondo, la vita, l'amore e di affermare se stessi.http://de.qantara.de/files/4868/4784/4a1e8ed6e60de_addonia_sulaiman1.jpg

Naser e Fiore vivono per sei mesi un amore clandestino, carico di aspettative e contemporaneamente di paure; un amore impacciato, tenero, curioso, appassionato e sensuale come può essere solo il primo amore. Soprattutto il primo amore tra due ragazzi a cui per troppo tempo è stato negato di poter anche solo sfiorare la mano di una persona dell'altro sesso.

E nonostante la crudezza delle scene finali, le ultime pagine regalano al lettore la speranza: che chi non rinuncia ai propri sogni potrà realizzarli e che l'amore contrastato troverà la sua strada al di là del mare.

 

Non è certamente un capolavoro, questo romanzo, che ripropone una trama già variamente declinata nei diversi luoghi e nei diversi tempi della letteratura e che i numerosi flashback non riescono a rendere veramente originale. Tuttavia è una storia piacevole e ben scritta, nonostante qualche eccesso di sentimentalismo; e apre uno squarcio su una realtà che in Arabia Saudita sta troppo lentamente mutando e che in alcuni Paesi è ancora assolutamente, tragicamente, attuale.

 

 

«Qualunque cosa succeda, io non morirò. Farò tutto quello che sarà necessario, perché io non ho ancora vissuto, perché desidero disperatamente vivere. E la vita, lo so, è bellissima»

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