Frustrazione e rabbia tra gli scaffali: "La custode di libri" di Sophie Divry

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSGNQeqY1-lRPHQ44y8HwH2OfipPTb9iT6HiwIWS1ONqaMKmF2_DgNel 2010 la giovane scrittrice francese Sophie Divry (Montpellier, 1979) ha esordito con un libriccino esile ma pretenzioso intitolato La cote 400, in Italia La custode di libri.


Per circa sessanta pagine seguiamo il monologo di una bibliotecaria di provincia, ormai avanti negli anni. Relegata in un piano sotterraneo poco frequentato, confinata in particolare tra gli scaffali disertati di geografia, la donna vive una vita solitaria e ripetitiva che l'attira e la respinge insieme.


La prima parte del monologo ha un ritmo piuttosto vivace e la lettura scorre piacevolmente regalando anche qualche sorriso; nella seconda parte il tono si fa invece cupo, emergono tutte le nevrosi della donna e il libriccino perde la sua freschezza e la sua attrattiva.

I libri si rivelano, per la matura bibliotecaria, soltanto un ripiego: il microcosmo ordinato e silenzioso della biblioteca è rimasto l'unico antidoto possibile contro il disordine e il dolore della vita reale; una vita vera, fatta di luce e di sentimenti, che la donna rimpiange ma non è stata capace di vivere. Frustrata nelle sue aspirazioni professionali, ferita nei sentimenti, la bibliotecaria si è rifugiata nei libri. Ma non è amore, è ossessione.

 

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Nonostante alcune recensioni positive o addirittura entusiastiche che si leggono in rete, sono rimasta delusa dal libro.

Forse la giovane scrittrice avrebbe voluto dire qualcosa di diverso, ma ha perso il controllo della sua scrittura. È perfino banale che il libro non possa, e non debba!, sostituire la vita reale. Ma non credo che fosse questa, nelle intenzioni dell'autrice, la "morale della favola".


Sulle labbra della bibliotecaria depressa, rancorosa e anche un po' presuntuosa perdono purtroppo credibilità alcuni messaggi invece assolutamente condivisibili: il rifiuto della cultura elitaria come della (sub)cultura contemporanea vuota e commerciale. Lo stesso vale anche per le parole tenere e appassionate che la bibliotecaria dedica ai libri (in una delle ultime scene, d'altra parte, la donna manda volutamente all'aria una pila di volumi).

Che senso ha avuto mostrarci il declino di una donna infelice e indurita, in mezzo agli scaffali di una biblioteca che dice di amare ma che evidentemente detesta?



«Il fatto è che la gente è sola, terribilmente sola. Leggere è un pretesto. Una messinscena».

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SpeakerMuto 04/15/2012 21:38

In effetti per me non è un pretesto, perché mi fa stare meglio, però mi ritrovo almeno nella prima parte della citazione.

vocelibera2011 04/16/2012 05:33



Vero, la prima parte della frase è bella e ci si può ritrovare...  e infatti quei furbacchioni della casa editrice Einaudi hanno riportato solo quella in quarta di copertina. Capito come mi
hanno fregata, ché ho speso 10 euro e ancora non me ne faccio una ragione?! :)


P.S. Io sono la prima a cercare, a volte, rifugio in un film, in un libro, in una canzone. Ma ho sperimentato quanto sia dannoso (e inutile) cercare di restare rinchiusi nel sogno. È necessario
uscire dal guscio e tornare nella vita vera. Che non sarà sempre piacevole, che non sarà sempre facile... ma è vera, e ci chiama. E a ben guardare, poi, vale la pena! :) Proprio ieri ho visto il
film di Woody Allen "Midnight in Paris" (recensione a breve su questo schermo), che in fondo parla proprio di questo: non amo Woody Allen, ma stavolta con me ha centrato (tranne che per il finale
un po' troppo scontato). Il film perfetto per una domenica pomeriggio a rischio solitudine. :)



SpeakerMuto 04/15/2012 18:28

La citazione finale mi è piaciuta parecchio.

vocelibera2011 04/15/2012 19:44



A me no. :) Voglio dire: sarà certamente vera per alcuni (come la bibliotecaria esaurita del libro), ma non lo è per tanti altri. E spero che non lo sia per nessuno. Io per esempio ho una vita
piena di persone e cose, che mi danno anche tanta gioia e soddisfazione; i libri sono l'ideale e irrinunciabile completamento, un'ulteriore compagnia, un altro genere di stimolo. Non una
sostituzione, non un pretesto, non una messinscena. :)