Giovani donne crescono: "Il profumo delle foglie di limone" di Clara Sánchez

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRj06aohGF2ig8GpnJ7KhdMO6c8LxQ77oIWkyyYrZA4P1qutRwMBUVSnUJPigAgli inizi del 2011 è arrivato nelle librerie italiane Il profumo delle foglie di limone (Lo que esconde tu nombre), un romanzo della scrittrice spagnola Clara Sánchez (Guadalajara, 1955) pubblicato l’anno prima in Spagna. L’autrice era già nota, in patria e anche in altri Paesi, per alcuni romanzi precedenti; nel nostro, invece, è la prima volta che si distribuisce qualcosa di suo. Il libro ha ottenuto, un po’ ovunque, un grande successo di pubblico, testimoniato dalle centinaia di migliaia di copie vendute in brevissimo lasso di tempo.

Nel lungo romanzo si alternano due voci narranti, quella del vecchio Julián e quella della giovane Sandra. Le loro strade si incrociano del tutto casualmente in Costa Blanca: la giovane si è rifugiata lì, confusa e disorientata sul presente e sul futuro; l’ottantenne è invece tornato in patria dall’Argentina per indagare su alcuni criminali nazisti. Julián porta ancora sul braccio il numero di matricola del campo di sterminio di Mauthausen in cui era stato rinchiuso con l’amico Salva e la futura moglie Raquel e, nonostante l’età avanzata e la salute malferma, non vuole rinunciare alla sua ricerca. Sandra, stretta amicizia con due anziani nazisti norvegesi (di cui inizialmente ignora la vera identità) e poi con Julián, diventa col tempo una sorta di infiltrata, che fornisce all’ex deportato numerose informazioni. Viene portata alla luce, in questo modo, l’esistenza di una Confraternita neonazista spagnola, formata da vecchi nazisti nordeuropei e nuove leve reclutate nella stessa Spagna. Julián decide infine di dedicare alla vendetta gli anni che gli restano da vivere, mentre la giovane Sandra rischia di restare irrimediabilmente invischiata con la Confraternita.

L’autrice ha dichiarato di aver voluto scrivere prima di tutto un romanzo sulla paura, sulla paura che scaturisce dalla scoperta di ciò che di spaventoso, di mostruoso, può celarsi dietro la più garbata e confortante normalità. La stessa Sánchez ha spiegato che con questa storia ha voluto anche dimostrare l’importanza e l’utilità del dialogo, ormai sempre più raro, tra giovani e anziani.

D’altro canto la scrittrice ha voluto riportare l’attenzione pure sul fatto che non pochi nazisti hanno trovato da decenni un dorato rifugio sulle coste spagnole; e questo le è costato delle intimidazioni da parte dei neonazisti.
Di fatto il romanzo, uscito in Italia (evidentemente non per caso) in concomitanza con il Giorno della Memoria dell’Olocausto, è diventato soprattutto, nell’opinione comune, un nuovo romanzo sugli orrori nazisti e quindi una rinnovata occasione di discussione e di riflessione sul tema.

In questo senso il romanzo può svolgere effettivamente un’utile funzione culturale e sociale. Il personaggio di Sandra incarna efficacemente la condizione di tanta gioventù contemporanea, presa nel vortice della propria “piccola storia” e quasi del tutto ignara della “grande storia” e delle sue immani tragedie. Come Sandra, tanti lettori possono riscoprire, seguendo le vicende del romanzo, le atrocità commesse dai nazisti e una coscienza morale e storica che rischiano di andare perdute.
Il libro si rivolge dunque bene ad un pubblico medio, spesso poco e male informato in campo storico e politico e tuttavia non insensibile, opportunamente guidato, a temi più impegnativi e impegnati.


Questo stesso pubblico, in genere non particolarmente esigente dal punto di vista letterario, non coglie (o non è disturbato da) gli eccessivi schematismi e altri difetti dell’impianto narrativo e l’assenza di una analisi psicologica dei personaggi; è invece coinvolto, e dunque spinto a procedere nella lettura, dal carattere avventuroso dell’intreccio e da qualche felice intuizione nella rappresentazione e nella descrizione dei caratteri.
Lo stile di scrittura, infine, sta contribuendo certamente anch’esso all’ampia diffusione del libro in quanto scorrevole e leggero (c’è da domandarsi se qualche cedimento ad un linguaggio eccessivamente colloquiale sia nell’originale o solo nella traduzione) e il romanzo, che pure si estende per più di 300 pagine, si legge davvero, come si dice, tutto d’un fiato.

Individuato dunque il giusto target di riferimento, resta un’unica perplessità, tuttavia davvero notevole. Il protagonista, marchiato nell’animo più che sul braccio, sceglie di dedicare i suoi ultimi anni alla vendetta, una vendetta non cruenta ma comunque spietata: il tema è delicatissimo, e nessuno probabilmente ha il diritto di ergersi a maestro su una questione tanto complessa e dolorosa; ma è doveroso domandarsi se questo aspetto del messaggio possa essere condiviso fino in fondo.

 
«Sulla mia bilancia l’odio pesava molto, ma grazie a Dio pesava anche l’amore, anche se purtroppo, ad essere sinceri, il primo aveva tolto molto spazio al secondo (Julián)»

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