Gli anni che sono stati e gli anni che saranno

Pubblicato il da vocelibera2011

http://granellidipsicologia.files.wordpress.com/2012/06/diario1.jpgQuando ero una ragazzina, come tante mie coetanee, tenevo un diario. O almeno ci provavo, perché ero molto discontinua nella scrittura. Ero dannatamente perfezionista già allora e non ero mai soddisfatta di come scrivevo (l'invenzione della videoscrittura, con l'opportunità di cancellare, tagliare, incollare, correggere mille volte senza lasciare traccia... ha cambiato la mia vita); a questo si aggiungeva, ed è un problema che a tutt'oggi non ho risolto del tutto e per il quale non c'è videoscrittura che tenga, che mi sembrava che le parole, messe su carta, tradissero i miei pensieri: insicura com'ero, mi pareva che la scrittura svelasse quanto banali fossero le mie riflessioni, che mi piaceva pensare fossero profonde.

 

Ma torniamo al mio diario di ragazza. Per diversi anni c'è stata un'occasione in cui, nonostante remore, dubbi e insicurezze, non ho tralasciato di scrivere: l'ultimo giorno dell'anno.

Pur consapevole che l'inizio del nuovo anno sia solo una convenzione, ne sentivo fortemente la magia. Provenendo da una famiglia atea, ed essendo atea a mia volta, non provavo nessuna particolare emozione nei confronti del Natale; ma l'inizio del nuovo ciclo dei mesi mi metteva in fibrillazione.

Perciò per vari anni di fila mi sono chiusa nella mia cameretta nell'intervallo tra la fine del cenone familiare e il brindisi di mezzanotte per annotare sul mio diario pensieri, progetti, aspettative per l'anno nuovo.diahttp://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20121220_capodanno.jpg

 

Da qualche parte quei diari sono ancora conservati, probabilmente tra le centinaia di fumetti di Topolino e la bambola di Sailor Moon che ho conservato negli scatoloni dei miei innumerevoli traslochi. Ma non ho bisogno di riprenderli e di rileggerli, perché ricordo bene.

Ero una ragazza timida e impacciata, vagamente disadattata, un topo di biblioteca per nulla alla moda nell'abbigliamento come nei gusti musicali come nella scelta degli hobbies... Ero fondamentalmente infelice e me ne sentivo pure confusamente in colpa... Sarei voluta essere diversa, brillante, spigliata, sexy come le mie amiche che avevano sempre nuovi corteggiatori... ma non ne ero capace. Allora avrei voluto avere  fino in fondo il coraggio della mia diversità, ma mi prendeva il terrore di restare sola, completamente isolata... Perciò rimanevo a mezza strada, in un limbo grigio senza forma.

 

E allora... l'anno nuovo assumeva per me un valore simbolico fondamentale: rappresentava ogni volta la speranza, il desiderio, il bisogno di trovare il mio posto nel mondo, di essere una persona nuova, con una identità definita e senza il tarlo del male di vivere a roderla.

E riempivo pagine e pagine di quei propositi, di quei progetti...

 

Quando ho conosciuto l'amore, ho cominciato a riconciliarmi con me stessa e con la vita; e ho smesso di scrivere pensieri di fine anno: mi sembrava finalmente che si andasse colmando il distacco tra me e la vita, tra i miei sogni e la realtà, e non sentivo più il bisogno di proiettarmi in un futuro vago e indefinito.

Oggi so che le cose stavano diversamente: che avevo inglobato, per così dire, il mio ragazzo nel mio limbo sospeso di sogni, facendone persona diversa da quella che era in realtà. Oggi so che ciò che mi ha davvero riconciliato con la vita, ciò che ha davvero riempito il baratro che mi divideva dal resto del mondo è stato il mio lavoro; e poi mio figlio: realtà che ho dovuto affrontare con concretezza, che non ho potuto ammantare di sogni e di chimere perché sono diventata responsabile di tanti adolescenti e di un bambino che hanno bisogno di fatti e non di vuote parole. Oggi so che la mia infelicità di adolescente e di giovane donna si sarebbe potuta evitare, se io fossi stata più forte: finché ho cercato amore e protezione e comprensione e approvazione ho ingannato me stessa e mi sono fatta ingannare; quando invece ho cominciato a dare amore, protezione, comprensione, approvazione convincendomi di non dover pretendere nulla in cambio, ho ricevuto sorrisi, abbracci e carezze di giovani e di bambini che mi hanno riempito il cuore.http://us.123rf.com/400wm/400/400/ddraw/ddraw0909/ddraw090900065/5516558-tre-ragazzi-sono-lettura-illustrazioni-di-cartone-animato-e-vettoriale.jpg

 

Oggi posso dire di avere imparato la lezione: contare sulle mie forze, proseguire sulla mia strada, imparare da chi sa più di me, donare il meglio di me, non pretendere nulla in cambio; e soprattutto non perdere il contatto con la realtà, perché è inutile e distruttivo.

È questo che mi ripeto ogni giorno e soprattutto ad ogni inizio di anno nuovo, quando sento ancora la magia insieme a un pizzico di malinconia, un groppo alla gola che non si scioglie in pianto, la voglia di fuggire... ma resto dove sono, cercando di rafforzare le mie sicurezze e di ricacciare indietro i fantasmi del passato. Ho bisogno di calore come quando ero ragazzina, ma ho imparato a vivere senza: se ne ricevo, lo considero un dono del massimo valore e me lo godo appieno; se non ne ricevo, sorrido nascondendo le lacrime e passo oltre.

 

Non è una guerra vinta, forse non lo sarà mai: le cadute non mancano; ma ogni battaglia vinta è un passo avanti, una soddisfazione per me stessa, frutto dei miei sforzi ma anche di quella bella, problematica ma viva gioventù da cui sono circondata ogni giorno e che è il vero senso di questa mia strada così difficilmente individuata.

http://img.fotocommunity.com/Persone/Le-mani-comunicano/madre-e-figlio-a18903122.jpgBuon anno, bambino mio, luce della mia vita, sorriso del mio oggi e del mio domani. E buon anno a voi, studenti scapestrati, incoscienti e bellissimi, che rendete faticosissime le mie giornate ma date loro un sapore unico e prezioso.

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