I figli mostruosi dell’ambizione ignorante: "Le uova fatali" di Michail Bulgakov

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRNBQ9WkZs8pTacfJogqZD0wFG5Tm2KNlo3urJxOugd_cnqb32BM_fIYm0ZTANel 1924 Michail Bulgakov (Kiev, 1891 – Mosca, 1940), autore in seguito del capolavoro Il Maestro e Margherita, scriveva un racconto fantascientifico dal titolo Le uova fatali (Роковые яйца), pubblicato l’anno successivo. Gli spaventosi eventi narrati costituiscono una feroce satira politica contro il regime comunista sovietico e per questo il racconto venne osteggiato nella sua diffusione, in patria e all’estero: un pieno recupero è avvenuto solo a partire dagli anni ’50 e ’60.


Uno scienziato di nome Pérsikov scopre per caso un raggio rosso, capace di far sviluppare in maniera molto più rapida e in dimensioni maggiori gli esseri viventi; si rende anche conto, però, che le creature cresciute sotto l’azione del raggio presentano un’accentuata aggressività. Un avido e ambizioso burocrate del regime pretende e ottiene di applicare il raggio a uova di polli, per rimediare ad una misteriosa moria di questi animali che sta affamando la popolazione; purtroppo, però, a causa di un disguido, vengono  generati mostri giganteschi e molto aggressivi che provocano terrore e stragi senza che neppure l’esercito possa fermarli.

Il racconto è ambientato in un futuro molto prossimo, tra il 1928 e il 1929, e vuole mostrare come l’avidità e l’ignoranza insieme possano causare tragedie spaventose; come la scienza, sottratta agli scienziati e gestita da incompetenti ambiziosi, diventi un’arma di distruzione incontrollabile.


Bulgakov non sostenne mai il regime comunista e a partire da un certo momento fu guardato con sospetto da Stalin, tanto che gli fu impedito di compiere viaggi all’estero e di pubblicare le proprie opere. L’obiettivo della sua critica sottile e spietata era proprio il regime, e questo fu compreso chiaramente.

Tuttavia il messaggio delle Uova fatali può dirsi ancora attuale, anche in contesti politici e culturali differenti. Dovrebbe spingere ad una riflessione sul valore e sul significato della ricerca scientifica: su quanto sia prezioso il lavoro degli uomini di scienza e di come però sia facile rivolgerlo in distruzione, se la ricerca non è sostenuta da una profonda cultura umanistica e da un’etica salda.


Sono temi difficili e dolorosi, in particolare in questo inizio di terzo millennio, figlio della rivoluzione copernicana ma anche del nucleare; in questo XXI secolo in cui la ricerca scientifica è più che mai subordinata agli interessi di multinazionali e governi ambiziosi (quando non folli) e rischia di perdere di vista il fine ultimo e unico: il miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità.

Il discorso è tanto più difficile perché l’etica è un terreno per sua natura fluido, i punti di riferimento mutano nello spazio e nel tempo e anche su valori sui quali l’accordo potrebbe sembrare ovvio, semplicemente scontato, le posizioni possono essere assai distanti.

Tuttavia, trascurare del tutto di porsi questi interrogativi avrà conseguenze certamente nefaste.



«Pérsikov provò a convertire i rimanenti venti esemplari di raganella ad una alimentazione a base di scarafaggi, ma anche questi ultimi erano finiti chissà dove, mostrando così un atteggiamento ostile nei confronti del comunismo di guerra»

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