Il buio della coscienza: "Notte dentro" di Léonora Miano

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT5o8YE5qwVwmfXzOZ7idUApOluTlTiC3wrSzL1c6Clp2SI8Uf5lQNotte dentro (L’intérieur de la nuit) è il romanzo d’esordio di Léonora Miano (Douala, 1973), scrittrice camerunense residente in Francia. L’opera, edita nel 2005 e pubblicata nel 2007 anche in traduzione italiana, ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale.


Ayané si è trasferita in Francia per studiare e torna ad Eku, il suo villaggio nel cuore dell’Africa nera, per visitare la madre morente. La sua famiglia è stata sempre guardata con diffidenza e perfino con disprezzo dalla piccola comunità per il suo modo di vivere non del tutto rispettoso delle tradizioni; l’arrivo della giovane in abiti occidentali non fa che allargare la distanza che la separa dai suoi compaesani. Lei stessa, d’altro canto, rifiuta gli usi e i costumi della sua terra d’origine.
Nel Paese infuria la guerra civile e, proprio la sera del ritorno di Ayané, dei miliziani esaltati e violenti piombano ad Eku in cerca di nuove reclute da arruolare. La ragazza riesce a rimanere nascosta e in questo modo assiste solo in parte, e da lontano, agli orrori di quella lunga notte.
Tuttavia l’impressione suscitata da un grido disumano, udito dal suo nascondiglio, tormenterà Ayané finché l’orribile, indicibile verità le sarà svelata.


Il romanzo mostra che il pregiudizio nei confronti del “diverso” colpisce anche le comunità dalla struttura sociale più semplice, poiché evidentemente è connaturato all’uomo.
Notte dentro apre però soprattutto uno squarcio sulle guerre tribali dell’Africa nera, che vedono contrapposti gruppi spesso ugualmente poveri e disperati. L’autrice non nega le responsabilità del colonialismo e del neo-colonialismo occidentali, ma vuole soprattutto mettere in evidenza l’inerzia colpevole con cui i neri africani accolgono gli eventi, per cui diventano essi stessi i primi responsabili dello sfruttamento a cui sono sottoposti, dell’ignoranza e dell’indigenza in cui vivono.
Il romanzo si legge speditamente, anche nei passaggi più drammatici e crudi che suscitano incredulità, rabbia e repulsione. E la figura di Ayané, divisa tra due mondi molto diversi e in realtà estranea ad entrambi, resta davvero impressa nel ricordo di chi ha seguito la sua storia.http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRFZ4pq-YFSNOJI-rTyO3hzMyNIkxp22Txu_r_j3TerPhJygiDI7w


A differenza di Ayané, Léonora Miano si è definita, in una intervista del 2007, come una donna che ha il privilegio di vivere a cavallo tra due culture. E auspicava che l’Africa nera acquistasse coraggio e ammettesse i propri errori, in modo da poter cominciare a risorgere.

La strada da percorrere, in questo senso, è ancora molto lunga, occorre liberarsi di innumerevoli condizionamenti culturali, politici, socio-economici; ma il contributo di intellettuali africani può essere determinante.



«Ora basta! Lo dico e lo ripeto. Basta far finta, basta accusare sempre gli altri. Hanno le loro colpe, e le loro mani sono macchiate del sangue con cui si sono dissetati. Ma qualunque cosa abbiano potuto fare e qualsiasi siano potute essere le manipolazioni che hanno tramato contro di noi, non possiamo attribuire a loro i nostri crimini. [...] Mentre mendichiamo il senso di colpa dell’Occidente, a chi chiederanno soddisfazione i nostri figli?»

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