Il cuore del bandito: "Il suo nome è Tsotsi" di Gavin Hood

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.cinezoom.it/immaginiarticoli/tsotsi02.JPGIl suo nome è Tsotsi è il titolo italiano di un film del 2005 vincitore anche di un premio Oscar. Il titolo originale è semplicemente Tsotsi, come il romanzo di Athol Fugard da cui il regista Gavin Hood (Johannesburg, 1963) ha tratto la sceneggiatura. Il libro è stato pubblicato nel 1989 ma, a quanto pare, risale a venti e più anni prima: il manoscritto, redatto sul retro delle pagine di un catalogo, era andato perduto e poi fortunatamente recuperato. Nel romanzo la vicenda è ambientata negli anni Cinquanta, ma il film sposta il tempo della narrazione nel presente.

 

Tsotsi è il soprannome del protagonista, un giovane nero che vive in una baracca dei ghetti di Johannesburg. Il suo vero nome è David, ma il ragazzo ha rinunciato a quel nome da quando era bambino e un padre-padrone alcolizzato e violento lo ha spinto a fuggire di casa; nello slang sudafricano Tsotsi significa "bandito", e tale David è diventato dopo un'infanzia trascorsa a dormire dentro tubi di cemento insieme ad altri bambini senza famiglia.

Una sera, dopo una rapina finita nel sangue e una rissa molto violenta al bar, Tsotsi ruba un'auto, ferendone la proprietaria, e solo più tardi si accorge che sul sedile posteriore c'è il figlio neonato della donna. Il giovane prende il bambino con sé e da quel momento la sua vita comincia a cambiare.

 

Il film rappresenta realisticamente il Sudafrica contemporaneo, diviso tra grattacieli e baracche, attraversato da violenze inaudite e martoriato dall'AIDS. Non importa, dunque, se qualche tratto della vicenda appare inverosimile e si perdona anche qualche passaggio  buonista: la realtà storica in cui si muovono i personaggi è vera, in tutta la sua drammaticità.http://www.cinefile.biz/images/tsotsi2.jpg

Al tempo stesso la pellicola racconta una storia che potrebbe essere ambientata anche altrove e in un altro tempo, una storia emblematica: una storia di degrado sociale, economico, culturale, morale; una storia di violenza e delitti; una storia che, realisticamente, non può avere un banale lieto fine.

 

Ci sono strade della vita lungo le quali, una volta intraprese, non è possibile tornare indietro. Eppure qualcosa può cambiare: un istinto più umano, più solidale e compassionevole può risvegliarsi anche in un criminale efferato.

Perché anche quel criminale è stato un bambino, un bambino a cui magari hanno distrutto l'infanzia, i sogni, la speranza. Ma quel bambino, in fondo, non è morto.

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