Il premio della battaglia: "Bread and roses" di Ken Loach

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS4DicmbYpG1qQStwlMEdscXNMkGPmaSTNW-Y2Knc5GHCfCQLDk8ALa trilogia di Ken Loach dedicata al tema dell'immigrazione si apriva nel 2000 con Bread and roses, per poi continuare con Un bacio appassionato e In questo mondo libero.

 

Maya è una giovane messicana che arriva a Los Angeles, dove da anni risiede già la sorella Rosa. Sfuggita rocambolescamente agli autisti che l'hanno fatta entrare illegalmente nel Paese, Maya trova un lavoro nella ditta di pulizie dove è impiegata anche Rosa. L'azienda sfrutta però i lavoratori immigrati senza garantire diritti fondamentali come l'assistenza sanitaria, approfittando della  disperazione e della indigenza di tanti uomini e donne. Maya ed altri "pulitori" si appassionano alla lotta sindacale, guidata da un giovane americano di nome Sam, e infine riescono a vedersi riconosciute condizioni di lavoro più eque (  il titolo del film è il motto dei "pulitori", ripreso dallo slogan di uno sciopero del 1912 nel Massachussets). Per Maya però non sarà possibile un vero lieto fine.


Il film denuncia, nello stile e con la passione di Ken Loach (che non escludono anche momenti comici), le storture del sistema economico e sociale dell'Occidente ricco e democratico, dove esistono ancora vaste zone in cui regnano sfruttamento e illegalità.

La vittoria riportata da Sam, Maya e dai tanti altri "pulitori" ci comunica un invito alla lotta e un sentimento di speranza. Tuttavia esiste un'altra faccia della medaglia e Loach ce la mostra, in tutta la sua crudezza e crudeltà, attraverso il personaggio di Rosa. Rosa che per prima della sua famiglia aveva lasciato il Messico in cerca di una vita migliore; Rosa che poco più che bambina si era trovata, sola, a fare i conti con le insidie, i ricatti e il bisogno; Rosa che ora ha due figli e un marito malato che mantiene da sola, senza godere di un'assicurazione sanitaria; Rosa che continua ad accettare compromessi perché la vita è cattiva e i sogni non danno pane. Rosa a cui la vittoria di Maya avrà forse restituito un pizzico di fiducia, ma non potrà mai cancellare le umiliazioni patite e i sensi di colpa.

Dunque, alla fine, ci resta negli occhi il pugno alzato di Maya, in segno di vittoria; ma al tempo stesso continuiamo a vedere Rosa chiusa nella solitudine a cui è condannata.

 

Come negli altri suoi film sul tema dell'immigrazione Loach manifesta chiaramente simpatia per gli immigrati sfruttati e umiliati, mostrando di comprendere anche i tormenti e i compromessi a cui è  scesa Rosa nel corso della sua vita. Decisa e senza appello è invece la condanna dell'Occidente opulento e indifferente, a cui si è associato qualche immigrato diventato sfruttatore, come quel Pedro che dirige la ditta di pulizie di Rosa e Maya.


Pur nelle sue estremizzazioni "manichee", quella di Loach è una denuncia giusta, e doverosa.

Le democrazie occidentali, figlie delle battaglie illuministiche e poi anche di quelle socialiste, sono il prodotto migliore del progresso umano; tuttavia permangono ancora troppe ingiustizie di fronte alle quali non dobbiamo chiudere gli occhi e contro le quali dobbiamo combattere.

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