Il riscatto del maledetto: "Caino" di José Saramago

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.ilritorno.it/studi_bibl/imm_studi_bibl/cain.jpgIl breve romanzo Caino (Caim) è l’ultima opera, pubblicata poco prima della morte, dello scrittore portoghese José Saramago (Azinhaga, 1922 – Tías, 2010), vincitore nel 1998 del premio Nobel per la Letteratura. Il libro ha scatenato, come già Il vangelo secondo Gesù Cristo del 1991, numerose e aspre polemiche.

 

Il racconto, nel consueto stile che ha abolito le virgolette del discorso diretto e in questo caso anche le iniziali maiuscole dei nomi propri, riscrive la storia del primo grande malvagio dell’umanità: Caino, appunto, il figlio di Adamo ed Eva, l’assassino del fratello Abele. L’autore, con ironia e sarcasmo, fa del protagonista un ribelle, che mentre ammette le proprie colpe non esita ad accusare Dio di immani e incomprensibili crudeltà. Caino percorre un lungo viaggio, attraverso lo spazio e il tempo, dalla terra di Nod a Sodoma a Gerico…, diventando testimone di alcuni degli episodi più importanti narrati nell’Antico Testamento e incontrando celebri protagonisti di quell’epoca remota come Abramo, Giobbe, Noè… Ogni nuova esperienza rafforza la sua determinazione ad “uccidere” Dio, nell’unico modo in cui ciò è possibile per un uomo.

 

L’opera, scritta da un autore notoriamente ateo e non nuovo all’approccio dissacratorio nei confronti della materia religiosa giudaico-cristiana, non rinuncia a tocchi di malizia più o meno leggera: come quando descrive la seduzione del cherubino custode dell’Eden da parte di Eva e insinua che il biondo, roseo, angelico Abele non fosse figlio di Adamo o quando fa enunciare il sistema eliocentrico a Dio stesso di fronte a Giosuè…

Certamente, però, il cuore del libro è la critica violenta che lo scrittore muove ad una religione il cui Dio avrebbe sottoposto i suoi fedeli a delle prove crudeli (il sacrificio di Isacco chiesto ad Abramo; i lutti imposti a Giobbe…) e non avrebbe esitato a sterminare l’intera popolazione di Sodoma senza risparmiare i bambini innocenti.

Questa religione chiede di accettare per fede, ritenendolo buono e giusto, un piano provvidenziale definito imperscrutabile, incomprensibile all’uomo. Saramago però, da ateo e razionalista, non poteva essere convinto da questa impostazione e ha fatto di Caino un ironico, dolente, strenuo avversario di Dio.

 

Sono dunque del tutto chiare le ragioni di tanta critica negativa nei confronti di questo libro, che non solo dissacra eventi e personaggi della narrazione biblica, ma mette seriamente e durissimamente in discussione il senso stesso della fede giudaico-cristiana.

Il giudizio nel merito, in questo caso più che in altri, non può che essere, evidentemente, di parte.

Chi scrive queste righe è a sua volta convintamente atea, preferisce il dubbio e la ricerca all’accettazione di verità “per fede”, si è divertita leggendo alcuni passaggi come ha condiviso con l’autore l’istintiva indignazione per la sorte dei bimbi di Sodoma.

Tuttavia chi scrive ritiene anche che il libro sia viziato da un eccesso di acrimonia che toglie credibilità al messaggio. Sembrano inoltre fuori di luogo alcune battute che, riferite agli Ebrei delle origini, sarebbe stato meglio evitare: esse infatti non hanno fatto altro che alimentare i sospetti di antisemitismo che già gravavano su Saramago a séguito di alcuni interventi sulla politica israeliana in Palestina.

 

 

«[…] ti garantisco che, se io fossi dio (parla Caino, n.d.r.), tutti i giorni direi Benedetti siano coloro che hanno scelto la sedizione perché loro sarà il regno della terra»

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