"Il sogno del soldato bambino" di Basharat Peer

Pubblicato il da vocelibera2011

images-copia-6.jpg

Sognare la pace mentre infuria la guerra.

*****

 

Il titolo italiano mira evidentemente a sfruttare le note patetiche per attirare il pubblico; in ogni caso, il libro non delude: Il sogno del soldato bambino (Curfewed night, 2010) è infatti un reportage romanzato, interessantissimo e toccante insieme, del conflitto in Kashmir. L'opera viene dalla penna di chi quella guerra l'ha vissuta in prima persona, l'autore appunto Basharat Peer (Seer, 1977), giornalista e scrittore.

 

Il conflitto del Kashmir, come tante altre guerre contemporanee, ha conquistato gli onori della cronaca nelle fasi più cruente, per poi essere avvolto dal silenzio e dall'indifferenza. Il libro di Peer serve a ricordare invece che i focolai di guerra sono ancora accesi e che c'è un'ennesima regione del mondo in cui i bambini e i giovani non possono vivere con la spensieratezza che meritano e progettare serenamente il futuro, perché intorno a loro si compiono massacri atroci.

Basharat, di famiglia musulmana residente però nella parte del Kashmir sotto controllo indiano, era appena adolescente allo scoppio del conflitto nei primi anni '90 e ha visto morire o restare invalidi a causa della guerra tanti amici e parenti. Il libro racconta in maniera molto cruda le devastazioni dei luoghi, dei corpi e delle anime, intrecciandole con i ricordi felici, profumati, saporosi, del tempo precedente, sullo sfondo di paesaggi tra i più belli del mondo.

 

Si delinea così a poco a poco il dramma di questa regione del nord del subcontinente indiano contesa tra India e Pakistan (e Cina, ma di questa Peer non parla), ennesima tragedia figlia del colonialismo e della decolonizzazione.

Tutto ebbe inizio nel 1947, con la fine del dominio inglese nella penisola indiana, quando furono creati i due Stati autonomi di India e Pakistan e il Kashmir divenne territorio ambito da entrambi per ragioni strategiche ed etnico-religiose; un intervento delle Nazioni Unite stabilì la spartizione del territorio, ma questo non ha posto fine al conflitto che divide i due Paesi (e che poi ha interessato anche la Cina). Dagli anni '90, dopo un trentennio di relativa tranquillità, rivendicazioni autonomistiche e tendenze diverse agitano il Kashmir e hanno provocato scontri armati anche di ampie proporzioni tra le nazioni coinvolte.

Il Kashmir era stata una terra dove induisti e musulmani convivevano pacificamente, nonostante la Linea a dividere la parte sotto controllo pakistano e quella sotto controllo indiano; un Paese in cui l'Islam era interpretato in maniera moderata, lasciando spazio anche agli studi e alle ambizioni delle donne e a qualche ironia sul Ramadan; insomma un luogo carico di tradizioni ma non del tutto ostile al nuovo, alla modernità, al progresso. Nei primi anni duemila il Kashmir era ormai devastato, diviso, attraversato da intolleranze, violenze e fondamentalismo.il-sogno.jpg

 

Basharat Peer è un privilegiato, come ammette lui stesso, grazie all'estrazione sociale della sua famiglia, che gli ha permesso di lasciare il Kashmir per studiare in India, lontano dai pericoli immediati e in un contesto certamente più aperto e stimolante. Ma un senso di colpa accompagnava il giovane, che viveva lontano e spensierato mentre nella sua terra i suoi stessi familiari rischiavano quotidianamente la vita tra attentati, rappresaglie e guerriglia. Perciò ha deciso di tornare a casa e di raccontare la storia del suo Paese bellissimo e martoriato.

 

Il libro è diviso in due parti: le memorie personali dominano la prima, mentre la seconda propone le testimonianze raccolte lungo il Kashmir, spostandosi da una regione all'altra seguendo le tracce di sopravvissuti, monumenti e leggende. L'opera infatti è ricca, oltre che di resoconti di guerra e di ricordi personali dell'autore e di altri, anche di racconti tradizionali e di memorie della terra kashmira, e si rivela perciò un testo fondamentale per conoscere questo Paese affascinante e purtroppo maledetto.

 

 

«Il paese esaltato e ribelle che avevo lasciato da adolescente si era ridotto a una terra bruciata e sfinita, a una popolazione sfiduciata»

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post