Il tempo della disillusione: "La linea d’ombra" di Joseph Conrad

Pubblicato il da vocelibera2011

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Nel 1917 Joseph Conrad (Berdicev, 1857 – Bishopsbourne, 1924) pubblicò un breve romanzo autobiografico intitolato La linea d’ombra (The Shadow Line: A Confession), che è considerato uno dei prodotti migliori della sua vastissima opera di scrittore. Nato da famiglia polacca (si chiamava infatti Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski), Conrad venne poi naturalizzato cittadino britannico e scrisse esclusivamente in inglese, mostrando una straordinaria padronanza di una lingua che non era la sua lingua madre e che egli aveva appreso in età adulta.

 
Il protagonista ormai avanti negli anni rievoca, con commozione e ironia insieme, il suo primo viaggio, da Bangkok a Singapore, come comandante di una nave mercantile inglese. Ricevuto l’incarico a seguito di una serie di circostanze che si potrebbero definire casuali, inizialmente entusiasta, egli si trova però ad affrontare gravissime emergenze: una prolungata bonaccia che impedisce alla nave di procedere, un’epidemia di febbre tropicale che colpisce l’intero equipaggio risparmiando solo lui stesso e il factotum Ransome, i deliri del primo ufficiale Burns intorno ad una maledizione che circonderebbe la nave.


La linea d’ombra è quel discrimine che separa, definitivamente, l’età giovanile dall’età adulta, l’età degli ardori, dell’incoscienza, dei “colpi di testa” dall’età della ponderazione, della disillusione, della malinconia.
Il capitano che riprende il mare al termine del racconto non è più il giovane comandante che aveva ricevuto il suo primo incarico poche settimane prima e l’aveva assunto con eccitazione e un pizzico di boria. È invece ormai un uomo adulto, segnato profondamente dalla terribile prima esperienza di comandante, consapevole della durezza della vita e della solitudine degli uomini di fronte agli eventi.
 
Come spesso accade in letteratura, il viaggio ed il mare diventano in questo racconto una metafora della vita stessa: una metafora, in questo caso, costruita in maniera tanto più dettagliata e realistica perché quel viaggio è realmente avvenuto.
Alcuni critici ritennero che l’autore avesse offerto in quest’opera una visione della vita influenzata dal preternaturale. Conrad però rispose personalmente nella “Nota dell’autore” per confutare questa interpretazione: «non vi è nulla che non sia naturale, nulla, per così dire, che venga di là dai confini di questo mondo dove, in verità, vi sono misteri e terrori a sufficienza».
L’uomo è solo, secondo Conrad, ad affrontare il suo cammino e tutti gli imprevisti e i drammi che lo caratterizzano. Tuttavia il viaggio riprende, perché la vita non può non essere vissuta e alla violenza e all’insensatezza degli accadimenti l’uomo può comunque contrapporre la propria forza interiore, la propria determinazione. La stessa forza e la stessa determinazione di quel pugno di marinai che con lui avevano affrontato le avversità di quel primo viaggio diventando per il loro capitano «il ricordo più grande di tutti».
E qualcuno di questi uomini resta indimenticabile anche per il lettore, come Ransome, con il suo cuore malato e il suo incrollabile attaccamento alla vita.
 
L’autore stesso percepiva il disagio di elevare la propria piccola storia personale ad emblema di una condizione universale. Tuttavia chiunque abbia attraversato la linea d’ombra sa che la verità è proprio quella: il nuovo oceano da solcare è duro, ma l’impresa va affrontata.
E infine, superando almeno in parte il pessimismo di Conrad, non è detto che al di là della linea non si possa ancora riaccendere qualche scintilla di entusiasmo giovanile.


«[…] bisogna dire che l’esperienza significa sempre qualcosa di sgradevole, che s’oppone all’incanto e all’innocenza delle illusioni»

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