Inno alla libertà: "La fattoria degli animali" di George Orwell

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQKB0OyFDa26kyqjQrGDKGzhH4EPjgqEK6qxJkkNHsah_adIWhj3ATra il novembre del 1943 e il febbraio del 1944 lo scrittore di origini scozzesi Eric Arthur Blair, più noto come George Orwell (Motihari, 1903 – Londra, 1950), portava a termine un progetto concepito già diversi anni prima: il romanzo La fattoria degli animali (Animal farm), che insieme a 1984 resta la sua opera più celebre.

 

È il 24 giugno quando nella fattoria del signor Jones scoppia la rivoluzione. Sotto la guida dei maiali, gli animali scacciano l’odiato padrone e i due capi della rivolta, Palla di Neve e Napoleon, si danno ad organizzare una nuova società di bestie libere e uguali.
Con il trascorrere dei mesi, però, la situazione muta. Tradendo gli ideali che hanno animato la rivoluzione, i maiali si appropriano del potere e con un’abile, spregiudicata propaganda mistificano la verità agli occhi degli altri animali.
Nell’ultimo capitolo il ritmo narrativo subisce un’accelerazione. Sono trascorsi diversi anni: gli artefici della rivoluzione sono in gran parte morti ed il ricordo di essa diventa sempre più vago. La fattoria sopravvive tra enormi difficoltà, mentre i maiali esercitano un potere sempre più crudele e contemporaneamente assumono comportamenti sempre più simili a quelli degli uomini.

 

 Nella forma della favola, l’autore ha inteso descrivere la rivoluzione russa, dagli inizi fino all’epilogo ideologico e politico: Napoleon rappresenta evidentemente Stalin e l’involuzione autoritaria della rivoluzione; Palla di Neve altri non è che Trotzky, che paga a caro prezzo la sua opposizione a Stalin; le fattorie vicine, con le quali Napoleon alternativamente stringe rapporti commerciali, sono la Germania e l’Inghilterra... Tra i tanti colpisce anche il personaggio di Benjamin, l’asino taciturno e ombroso, unico a comprendere la realtà dei fatti, ma convinto che sia inutile qualunque opposizione: simbolo dell’intellettuale disincantato e disimpegnato.

 

Come spiega Orwell stesso nella prefazione intitolata La libertà di stampa, il romanzo incontrò numerosi ostacoli ad essere pubblicato. Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, in Gran Bretagna, un apologo satirico che alludeva palesemente al potente e prezioso alleato sovietico non poteva che essere avversato. Trovò un editore solo nel 1945, a conflitto concluso.

Il libro si legge senza difficoltà, coinvolge e appassiona, suscita sdegno e rabbia mentre fa anche sorridere e commuovere.
Al di là dei significati legati alla temperie storica in cui il romanzo fu composto, mi piace considerare La fattoria degli animali un inno contro tutte le dittature e tutte le menzogne del potere e a favore di un’autentica libertà di pensiero e di parola. Perché bisogna sforzarsi di credere che la degenerazione della politica in corruzione e ambizione sfrenata non sia inevitabile. 

 

 

«Per una volta Benjamin consentì a rompere la sua regola e lesse ciò che era scritto sul muro. Non vi era scritto più nulla, fuorché un unico comandamento. Diceva: TUTTI GLI ANIMALI SONO EGUALI, MA ALCUNI ANIMALI SONO PIÙ EGUALI DEGLI ALTRI. Dopo ciò non parve strano che i maiali che sorvegliavano i lavori reggessero fruste nelle loro zampe»

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