L'amore di nuovo

Pubblicato il da vocelibera2011

N.B. Il post che segue è un mio racconto d'invenzione. La presenza della componente erotica ne sconsiglia la lettura ad un pubblico sensibile.

 

 


 
 

 

«Maledetto questo tempo che passa e non ritorna, maledetto questo poco tempo che ci resta!».

Stringeva i pugni e intanto premeva il suo corpo contro il suo, il suo contro la cassettiera alle sue spalle.

«Abbiamo ancora tanta vita davanti a noi! Non guardare indietro, è inutile».

«Troppo poco, troppo poco quello che ci resta. I tuoi occhi, Asha, i tuoi occhi neri… non dovevo lasciarti andare… La giovinezza crede di essere immortale, crede che le occasioni ritornino… e intanto lascia andare le cose più belle, le uniche cose che valgano davvero! Stupida, maledetta giovinezza!».

Aveva gli occhi pieni di lacrime e non se ne vergognava. Dietro gli occhiali sottili, sotto le prime rughe dei suoi 50 anni, Markus piangeva, e intanto continuava a cercare il corpo di lei, non un abbraccio, non carezze, non baci, ma un corpo contro l’altro, il petto di lui contro il seno di lei, ventre contro ventre, sesso contro sesso. Le mani a stringerle i polsi, perché non andasse via.

«Non dovevo lasciarti andare… ma non avevo capito…».

«Ora siamo qui».

«Ritrovati, sì… per sempre, Asha… Sarai mia per sempre, Asha! Questa volta…!».

I grandi occhi neri di Asha, timorosi, fieri, teneri, curiosi: la sua ossessione, non smetteva di guardarli… Lei socchiuse le palpebre, gli tolse delicatamente gli occhiali e gli carezzò il viso asciugando le lacrime. Spinse il suo corpo contro il suo, voleva che la stringesse, che la prendesse…

Lui, senza comprenderlo, l’aveva sempre amata, ma non poteva dirglielo: quelle parole gli morivano in gola quando ricordava che lei aveva amato per più di vent’anni un altro uomo, di un amore assoluto. Ma questa volta, complice quel bicchiere di troppo, non tratteneva più il fiume in piena delle lacrime e delle parole. Quanto può essere dolce il dolore, il rimpianto, quando nonostante tutto hai avuto un’altra occasione! Ma non fa meno male il maledetto tempo che passa, la giovinezza trascorsa… Fare l’amore con lei a 25 anni: non avrebbe saputo mai come sarebbe stato…

«Non spegnere la luce, Asha. Non chiudere gli occhi. Non chiuderli fino alla fine. Ho bisogno di guardarci dentro, mi danno forza, mi riportano indietro nel tempo… Volevo essere io il primo per te, Asha…».

«Vieni dentro di me subito, senza aspettare, adesso che non sono ancora bagnata» sussurrò lei, gli occhi timidi ma fermi. Non c’era altro da aggiungere, nulla da spiegare.

«Se ti faccio male, fermami» disse lui. Forse non avrebbe dovuto entrare in lei così, ma lo desiderava e quel bicchiere… quel bicchiere in più aveva abbattuto giusto quella barriera.

Spostò il pizzo nero senza sfilare le mutandine ed entrò dentro di lei, piano, forse perfino un po’ timoroso… ma solo all’inizio… poi deciso. Lei sussultò ed emise un lamento che lui non seppe capire se fosse di dolore o di piacere, ma in quel momento non voleva neppure saperlo. Lei si lamentò ancora, gli occhi aperti come lui le aveva chiesto. Quegli occhi… grandi, spalancati, come in attesa… aveva bevuto un po’ di più anche lei, era confusa e quella luce accesa, seppure fioca, quel tenere gli occhi aperti durante l’amore, quegli occhi di lui nei suoi come a supplicarla non avrebbe saputo dire perché… e poi quel leggero dolore, misto al piacere di sentirsi riempita … quel dolore e quel piacere… era stordita… non sapeva più se provasse piacere col sesso o con la testa… non sapeva più nemmeno se stesse provando davvero piacere.

Lui si muoveva dentro di lei e la fissava, disteso sul suo corpo, le mani puntate sul letto a sollevarlo solo di poco: «Guardami, amore mio. Non lasciarmi solo mai! Non lasciarmi più. Tutto il tempo che verrà, tutto il tempo che verrà, tutto il tempo che verrà!». Gli veniva meno la voce, ma continuava a parlare, quasi in un singhiozzo, quasi in un soffio, tutto ciò che avrebbe voluto dire da due anni e non aveva potuto e forse non avrebbe ripetuto mai più: «Ti amo, ti amo, ti amo… Ho bisogno di te, di questo amore, dei tuoi occhi, di questa vita, di questa energia… Tutto il tempo che verrà».

Lei sbatté le palpebre e per un attimo riacquistò coscienza: era lì, respirava forte, si lamentava forte… Spalancò gli occhi, incredula, sentì un’onda calda avvolgerla tutta, sentì salire dal fondo delle viscere qualcosa che le toglieva il fiato… Si muoveva convulsamente sotto di lui, al suo stesso ritmo, e lui al suo: «Sono tua, sono tua, sarò tua sempre! Tienimi, non lasciarmi…». Gridò come forse non aveva fatto mai, gridò la gioia di quell’amore che le scoppiava dentro e il dolore dello strappo (necessario!) col passato. Non voleva più smettere di gridare, libera. Per un istante, anche meno, vide lui che godeva muto con le palpebre socchiuse cercando sempre uno spiraglio di luce e dei suoi occhi neri. Gemette mentre l’onda passava e voleva fermarla e non poteva, e restò lì stremata, gli occhi aperti, vagabondi, lucidi. Respirò forte a lungo, rincorrendo ancora il ricordo dell’onda; lui stava abbandonato su di lei, respirava forte anche lui e di sicuro piangeva. Piano, ma piangeva.

Si abbracciarono con la tenerezza dei venticinque anni lontani e con la dolcezza di quei cinquant’anni ritrovati, rinnovati. Si baciarono e si accarezzarono il viso, le spalle, il petto, le braccia… Intrecciarono le dita, allacciarono le gambe mentre il seme, caldo, scorreva fuori da lei e lei istintivamente cercava di trattenerlo.

 

Lui lo sapeva da due anni; lei lo aveva capito quella sera. Erano trascorsi venticinque anni, avevano amato altre persone e ne avevano avuto dei figli: per lui era stato un amore tormentato, litigioso, doloroso, forse perché un miraggio del passato incombeva su di esso; per lei era stato un amore immenso, di quelli che davvero durano per sempre… se solo la morte non li dividesse. Ma non si può restare rivolti all’indietro per sempre, rimpiangendo il passato, maledicendo la morte, rimordendosi per una parola non detta o per una parola di troppo. Asha e Markus si amavano, semplicemente si amavano, come accade a chi finalmente ama di nuovo se stesso, la vita, la primavera, il sole… e sa che non si può amare tutto questo da soli.

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SpeakerMuto 04/04/2012 16:02

Bello e perfetto, nella sua impossibilità e malinconia, come solo un racconto sa essere.

vocelibera2011 04/04/2012 20:21



Ma grazie! Il tuo è un commento bello e spietato, come un vero commento deve essere.