Piccola storia di gente comune: "L'amore graffia il mondo" di Ugo Riccarelli

Pubblicato il da vocelibera2011

Ugo-Riccarelli-620x388.jpgL’amore graffia il mondo (2012) è l’ultimo romanzo di Ugo Riccarelli (Ciriè 1954 - Roma 2013), venuto a mancare prematuramente nel corso di questa estate. Lo scrittore ha vinto un Premio Strega nel 2004 ed è stato insignito anche di altri riconoscimenti, tra cui il Premio Campiello postumo proprio per questo suo ultimo lavoro.

 

Signorina è l’ultima figlia di Delmo e Maria: il padre l’ha chiamata così perché la piccola nasceva proprio mentre lui, capostazione di un paese del centro Italia, regolava l’arrivo del treno soprannominato "Signorina" per la sua andatura elegante. La ragazzina cresce, riccioluta, allegra e un po’ introversa, rivelando uno straordinario talento per il cucito. La vita, tra il fascismo, la guerra e il dopoguerra, le vicende di una sorella disonorata e di un figlio tormentato da gravi problemi di salute, metterà a dura prova la sua forza d’animo.

 

Bisogna riconoscere che lo scrittore è riuscito a ricostruire abbastanza efficacemente tempi e luoghi e a dare a tutti i suoi personaggi il sapore della verità. La vicenda narrata è una piccola storia di gente comune, costantemente alle prese con i problemi economici, su cui la Grande Storia scorre provocando devastazione e dolore spesso senza essere compresa o essendo assorbita passivamente per mezzo della propaganda.www.inmondadori.it.jpg

 

È inutile cercare nelle pagine di questo romanzo l’impegno ideologico, un giudizio sul regime fascista o sui miracoli e sugli inganni del boom economico. Questo aspetto può, anche giustamente, deludere il lettore più esigente.

Lo stile di scrittura, inoltre, indulge ad una certa ridondanza enfatica, anche attraverso le insistite similitudini e metafore tratte dall’ambito del mestiere del cucito. Anche la forma può dunque lasciare perplesso il lettore smaliziato.

 

Tuttavia in questa piccola storia c’è anche qualcos’altro, di buono, che merita di essere sottolineato e in cui potranno istintivamente riconoscersi tante donne, e non solo della generazione di Signorina. Il tema di fondo è infatti il prezzo altissimo, sproporzionato, che tante donne pagano all’amore assoluto, viscerale, per i loro figli (e più in generale per la famiglia): rinunciare ai propri talenti, alle proprie aspirazioni, quando l’impegno di madre (e di figlia e di moglie) assorbe fino ad esaurire tempo ed energie.

 

In questi tempi di ripetuti, inaccettabili femminicidi, resta quindi la benvenuta una storia col sapore d’altri tempi, che mette al centro una donna, i suoi sacrifici, il suo valore, a ricordarci le rinunce e i meriti di tante donne non soltanto di ieri, che ogni giorno combattono battaglie estenuanti per gli altri riservando alla propria realizzazione personale uno spazio spesso marginale, quando non inesistente. Qualcosa che normalmente l'uomo non fa e che troppo spesso l'uomo non comprende e non apprezza, concentrato esclusivamente sulla propria egoistica soddisfazione fino, a volte, alle estreme conseguenze.



«Allora il dolore che le pesava sul petto si fece ancora più prepotente, quasi la volesse afferrare dietro il collo e obbligarla a guardare da vicino quelle ferite, e spiegarle quanto l'amore le avesse fatto male, [...]»

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