L'amore una volta

Pubblicato il da vocelibera2011

N.B. Il post che segue è un mio racconto d'invenzione. La presenza della componente erotica ne sconsiglia la lettura ad un pubblico sensibile.


«Dormiva poco. Le paure e i ricordi dolorosi le impedivano di riposare serenamente: i colpi di cintura di suo padre, il bimbo perso al quinto mese di gravidanza e la scoperta atroce di non poter avere figli, una dolce storia d’amore finita perché due anime profondamente sofferenti non possono sorreggersi a vicenda troppo a lungo.

Lentamente era però riuscita a mettere un po’ di ordine nella sua vita. Lavorava in un centro di accoglienza per donne e minori vittime di abusi. Si era aperta timidamente all’amicizia. Da lontano si intravedeva anche un nuovo amore, se solo fosse riuscita a riprovare la strada della felicità: li accomunava un carattere volitivo, ma la semplicità e la serenità di quell’avvocato, di qualche anno più giovane di lei, la spaventavano. Perché dentro di lei non c’era mai veramente pace.

 

Venne l’estate, l’estate dei suoi 31 anni. C’era lui, con lei; ma non era l’avvocato.

Erano in viaggio con alcuni amici in terre nordiche, fredde e piovose anche nella bella stagione, ma affascinanti per il silenzio dominante appena fuori delle città e la luce un po’ greve che tengono sospesi fuori del tempo.canada_tour_mount_robson.jpg

Lui la sorprese quel mattino, prima dell’alba, seduta sulla panca di legno nel cortile spoglio della baita. Non era l’impeccabile donna in tailleur, con i capelli perfettamente raccolti e il trucco leggero e sapiente che aveva conosciuto: era avvolta in una giacca a vento beige, i lunghi capelli neri sciolti e scompigliati dal vento, il viso senza ombra di trucco, semplicemente bellissima. Lo sguardo dei suoi occhi grandi e neri fissava qualcosa lontano.

Le si sedette accanto con un sorriso al tempo stesso scanzonato e rassicurante, spavaldo e tenero: lo conosceva bene, lei, quel sorriso, anche se non aveva voluto ammettere con se stessa di esserne profondamente attratta.

Scambiarono qualche parola: lui sentì dentro di sé la vita dolorosa di lei; lei trovò negli occhi e nelle mani di lui una solidarietà intensa e assoluta.

Si amarono in una rimessa poco lontano da lì. Lui seppe dire le poche parole giuste mentre le faceva scivolare via la giacca, il pullover, i jeans. Insieme ai vestiti lei lasciò andare la paura e la ritrosia. Si distese nuda attirandolo verso di sé e lo fissò: nei suoi occhi c’era un desiderio che a quel punto era quasi una pretesa. Vederlo nudo le dette una fitta di piacere e di dolore insieme: era grande, con le braccia l’avvolgeva completamente e già solo quell’abbraccio le faceva perdere il controllo.

Si lasciò andare. Lasciò che lui la guidasse, esigendo però per sé ogni goccia di piacere, fino a mormorare, supplichevole e prepotente, che la stringesse di più, che le togliesse il fiato.

Lui le sollevò il bacino per entrare in lei più profondamente mentre la baciava dovunque le sue labbra arrivassero. Infine il corpo di lei fu scosso da un fremito, così forte e inaspettato, sconosciuto, stupendo e terribile, che la fece gridare. Subito dopo le braccia con le quali si era stretta disperatamente alle spalle di lui ricaddero lungo i fianchi.

Era esausta, stordita, spaventata e felice. Sentendo che anche lui si abbandonava, la testa sul suo seno, gli carezzò i capelli e chiuse gli occhi, scivolando in un torpore dolce e caldo.

Dopo la vacanza, lui tornò dalla compagna che stava per dargli un figlio e da cui si era allontanato per qualche tempo; lei concesse finalmente la sua mano al giovane avvocato che caparbiamente gliela chiedeva da mesi. Erano gli amori irrinunciabili delle loro vite.

 

Ma era stato amore anche quello che aveva unito lui e lei nella caligine di un mattino nordico. Un amore diverso, che brucia nel tempo brevissimo di un brivido e che non potrebbe durare di più; un amore che però lascia il segno, perché è stato bello e perché la vita, da quel momento, è diventata più bella».

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