L’insostenibile peso dell’essere: "Il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.istitutofarinacittadella.it/IF_Progetti/Progetti%202007-2008/Laboratorio%20Lettura%20-%20Il%20piccolo%20Principe/Il%20piccolo%20Principe%2002.JPGIl piccolo principe (Le petit prince) è un breve romanzo – si può bene definirlo un racconto – pubblicato dal conte de Saint-Exupéry (Lione, 1900 – ?, 1944?) un anno prima di scomparire senza lasciare alcuna traccia di sé. Il libro è arricchito dagli acquerelli dello stesso autore, celebri almeno quanto la storia che illustrano.


Un aviatore è costretto ad un atterraggio di fortuna nel deserto del Sahara. Mentre è alle prese con la riparazione del guasto, gli si avvicina un bambino di età imprecisata, che gli rivolge richieste stravaganti e che rivela di provenire da un piccolissimo pianeta di cui era l’unico abitante.

Dopo un approccio iniziale difficile, tra il piccolo principe e il pilota nasce una profonda amicizia, rivelatrice, per entrambi, del significato dell’esistenza.

 

Molti hanno rilevato il carattere parzialmente autobiografico del racconto: l’autore era lui stesso un aviatore, proprio come il protagonista adulto (e voce narrante) della storia, ed aveva avuto una disavventura nel deserto nel 1935. La sorte del piccolo principe è apparsa anche una sorta di presagio della fine dello scrittore, di cui non è mai stato possibile ricostruire esattamente le circostanze della sparizione.

Il romanzo gode inoltre da sempre di un’ammirazione pressoché unanime, che ne ha fatto un best-seller come pochi. I toni sognanti e magici del racconto, gli insegnamenti sull’amicizia e sul senso della vita che esso contiene, ne hanno decretato un successo immediato e duraturo.

 

Si ripete da sempre che la storia del piccolo principe mostra come i bambini siano capaci, con la loro semplicità e la loro disarmante coerenza, di leggere la realtà molto meglio degli adulti. Questi infatti non sono più in grado di cogliere gli aspetti veramente importanti, quelli che si trovano sotto la superficie dell’egoismo, dell’avidità, della smania di successo e di potere.

Solo i bambini riescono a vedere ciò che non c’è, o per meglio dire ciò che veramente c'è, ciò che ha veramente un significato e un valore, guidati dall’istinto, dalla fantasia, dal sogno.

Solo i bambini possono comprendere il vero valore dei rapporti umani, che riempiono la vita e la rendono unica.

Solo i bambini non mascherano le proprie emozioni e sono capaci di arrossire di fronte ad una domanda imbarazzante.

 

Non c’è dubbio che dietro la favola c’è un testo che parla anche, se non soprattutto, agli adulti. Un testo scritto da un adulto che, con i suoi rossori (simili a quelli del piccolo protagonista) e il suo amore sviscerato per il volo, era rimasto in qualche modo bambino.

D’altra parte i giudizi che generalmente vengono espressi sul racconto trascurano, a mio parere, la conclusione della storia.

Il piccolo principe stringe un accordo con un serpente del deserto: si farà mordere da lui nel giorno del primo anniversario del suo arrivo sul pianeta Terra. Un’atmosfera particolarmente malinconica domina le ultime pagine del libro, quando il bambino si avvia alla fine che lui stesso ha scelto e l’aviatore assiste impotente, incapace di impedire il dolorosissimo evento.

Il bambino, nel suo girovagare tra i pianeti, ha imparato a conoscere i propri sentimenti e a riconoscere ciò che per lui è più importante, e sulla Terra ha trovato un amico. Eppure decide di morire: sa benissimo che il morso del serpente non lo riporterà vivo sul suo pianeta, che non è quello il “ricongiungimento” che lo attende.


In questa conclusione si legge la morte dell’infanzia, anche se il racconto è da sempre presentato come il suo trionfo. Quella del piccolo protagonista è una resa di fronte alla complessità dell’esistenza e alla difficoltà di coniugare lo sguardo infantile con gli impegni dell’età adulta.

Si può allora pensare che la misteriosa scomparsa dell’autore non sia stata affatto dovuta ad un incidente o ad un attacco di aerei nemici, ma sia stata piuttosto la scelta deliberata di un uomo che si è arreso all’inconciliabilità tra realtà e sogno.

 

 

«Solo i bambini sanno quello che cercano [...] Perdono tempo per una bambola di pezza, e lei diventa così importante che, se gli viene tolta, piangono...»

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