L’uomo e lo scrittore: "Biografia del figlio cambiato" di Andrea Camilleri

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/spettacoli_e_cultura/intervista-camilleri/intervista-camilleri/stor_15546742_15450.jpgBiografia del figlio cambiato è la biografia del celebre poeta, prosatore e drammaturgo Luigi Pirandello pubblicata nel 2000 dal suo conterraneo Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925). Il libro è la trascrizione e l’ampliamento, come spiega lo stesso autore, di un intervento da lui pronunciato al convegno Le parole del teatro tenutosi a San Miniato nel 1996.


La ricostruzione della vita di Pirandello (1867-1936) non segue costantemente l’ordine cronologico degli eventi, pur rispettando una scansione temporale essenziale in tre periodi. Procede piuttosto, proprio come un’esposizione orale, per nuclei tematici e associazioni di idee.
Benché la narrazione, come precisa ancora una volta Camilleri, non abbia alcuna pretesa di completezza, tanto che si rimanda alla vastissima bibliografia sull’argomento, essa si propone comunque di offrire al lettore non specialista informazioni interessanti e una particolarissima chiave di lettura della vita dello scrittore.


La definizione di Pirandello come “figlio cambiato” rimanda ad un racconto popolare, a quanto pare diffuso in numerose parti del mondo, che Pirandello ebbe modo di ascoltare dalla domestica Maria Stella e che gli ispirò una novella intitolata appunto Il figlio cambiato e parte del capolavoro teatrale incompiuto I giganti della montagna.

Il racconto tradizionale presenta delle varianti nelle diverse culture; nell’area del Mediterraneo parla di una donna disperatamente convinta che il suo bambino brutto e storpio non sia realmente suo figlio, ma sia stato scambiato.
Camilleri ricostruisce la vita di Pirandello appunto in questa chiave. Per lungo tempo Luigi si sentì un “figlio cambiato”, cresciuto in una famiglia che non era la sua. In particolare ebbe un rapporto molto conflittuale con il padre: in quell’uomo fisicamente imponente, aggressivo, perfino violento (e anche adultero: Luigi non glielo perdonò mai), lo scrittore, mingherlino e riflessivo, non riusciva a riconoscersi. D’altro canto egli ebbe con la famiglia d’origine un rapporto perfino ambiguo, continuando per lungo tempo a vivere del denaro che proprio il padre gli inviava per le sue necessità.

Da questo tormento e da queste contraddizioni sarebbero scaturite molte delle scelte di vita ed anche tanto dell’ispirazione artistica dello scrittore.
 
La lettura è gradevole e interessante: si scopre l’uomo prima dell’artista e l’artista accanto all’uomo. Anche il linguaggio adoperato nella narrazione presenta un’interessante singolarità: nella prima parte lo scrittore fa largo uso di parole ed espressioni dialettali siciliane; nel prosieguo, allontanandosi (almeno fisicamente) Luigi dalla propria famiglia e dalla terra di origine, la presenza di dialettismi si riduce fino a scomparire.
Il libro merita apprezzamento: è scorrevole e piacevole, a tratti emozionante; qualche episodio inoltre è davvero gustoso, come quello riproposto dallo stesso Luigi nella sua novella La Madonnina: il padre Stefano, garibaldino anticlericale, non riuscendo a riposare a causa delle campane della chiesa della città, esce in mutande sul balcone imbracciando la lupara e ne distrugge una.
La lettura, peraltro, potrebbe essere particolarmente utile e interessante per quegli studenti che associano a Pirandello solo la noia o la difficoltà.
Scoprire che il giovane Luigi era in conflitto con la famiglia e immaginava di fuggire di casa o che ai primi batticuori adolescenziali arrossiva e non riusciva a spiccicare parola, può farlo sentire più vicino. Troppo spesso, infatti, gli studenti hanno un’immagine distante degli autori che studiano, come se fossero irrimediabilmente diversi e lontani da ciascuno di noi.http://www.cronacamilano.it/wp-content/uploads/cultura-societa-milano-gratis-mostre-eventi/18610/Luigi-Pirandello.jpg
 
Mi piace concludere citando una poesia del primogenito di Luigi, che si chiamava Stefano come il nonno paterno. Essa fa parte della raccolta Le forme del 1942 e s’intitola Giro.
Pirandello volle con tutte le proprie forze che i suoi tre figli non si sentissero mai “cambiati”; finì però, proprio per questo, per soffocarli con un amore opprimente ed egoista, commettendo un errore simmetrico rispetto a quello che con lui aveva commesso il padre. Non è evidentemente un caso che negli ultimi anni della sua vita l’approccio con il vecchio Stefano da parte di Luigi sia stato molto più mite: aveva compreso di non essere stato un padre migliore di quello che era toccato a lui.
I versi di Stefano, intensi e perfino struggenti, mostrano come egli sentisse fortemente e drammaticamente il problema del rapporto tra padri e figli.
[…]
Figlio da sempre, io. E, figlio mio,
quest’è vero!
Per me sei da sempre nato.
… Così siano i tuoi per te.
 
Padre per sempre, io. E, Padre mio,
sì, ch’è vero!
A me sei per sempre vivo.
… Così sia tuo padre a te.
 
Come da sempre nati siamo figli
Come per sempre vivi siamo padri,
e per questo sarà che uomo sta.
[…]
                                                          In verità
Come da sempre nati
Come per sempre vivi
                                                          Siamo qua.

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