L’urgenza del ricordo: "Ogni cosa è illuminata" di Liev Schreiber

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.newnotizie.it/wp-content/uploads/2010/07/ogni-cosa-e-illuminata.jpgOgni cosa è illuminata (Everything is illuminated) è un film statunitense diretto da un regista esordiente, Liev Schreiber (San Francisco, 1967), e tratto dal romanzo omonimo di uno scrittore esordiente, Jonathan Safran Foer (Washington, 1977). La pellicola è uscita nel 2005.


Il giovane Jonathan, ebreo americano, parte per l’Ucraina alla riscoperta delle radici della sua famiglia: suo nonno, morto qualche anno prima, era scampato fortuitamente al massacro dei nazisti e si era rifatto una vita in America; non aveva però mai dimenticato il suo passato e aveva trasmesso al nipote l’esigenza del ricordo. Nella sua ricerca del paese natale del nonno, Trachimbrod, Jonathan è accompagnato da due guide locali, il giovane Alex e suo nonno.
La voce narrante della storia è quella di Alex, col suo inglese stentato e buffo. La storia è quella del viaggio, un viaggio che sarà prima di tutto dell’anima, e nell’anima.
Attraverso le campagne dell’Ucraina, sterminate e splendide ma segnate anche dalla lotta d’indipendenza dai Russi, dall’ignoranza e dalla povertà, i tre personaggi impareranno a conoscersi e a rispettarsi. Infine troveranno anche il villaggio di Trachimbrod, dimenticato da tutti perché la sua popolazione era stata interamente massacrata dai nazisti nel 1942, e tutto sarà chiaro: a Jonathan, che potrà anche portare a casa importanti ricordi per la sua collezione di memorie di famiglia; al giovane Alex, che scoprirà di avere origini insospettate; al vecchio nonno di Alex, che troverà finalmente pace, anche se in una decisione estrema.

La prima parte del film ha un tono vivace e divertente, accentuato anche dalla colonna sonora etnica: la comicità, che non scade mai nel cattivo gusto, scaturisce dalle nevrosi del protagonista americano, dallo strano inglese di Alex, dagli scontri involontari tra le diverse culture a cui i personaggi appartengono. La seconda parte della pellicola, senza che si avverta una sgradevole frattura rispetto alla prima, ha un ritmo più lento e malinconico, avvicinandosi e poi compiendosi lo svelamento di terribili verità.

In questa pellicola l’orrore degli stermini nazisti resta sullo sfondo, ma non per questo il dramma personale e collettivo viene sminuito. Anzi, il film punta in particolare sul tema della memoria, della necessità del ricordo: chi ricorda, vive; chi sceglie di dimenticare, di rimuovere, di rinnegare, non può vivere.

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