La cultura religiosa

Pubblicato il da vocelibera2011

Aumenta il numero di studenti italiani che non si avvalgono dell'insegnamento della Religione cattolica: questo è uno dei risultati registrati nell'ultimo rapporto del Servizio nazionale della Conferenza episcopale italiana per l'insegnamento della religione cattolica. Le percentuali più alte di "non avvalentisi", tra le regioni italiane, si registrano nel Nord; tra i gradi d'istruzione, invece, nelle scuole superiori (licei artistici in testa).


Per chi, come me, crede in una scuola laica (e prima di tutto in uno Stato laico), questa è una piccola vittoria. Ancora però insufficiente.

La religione cattolica costituisce una delle radici culturali del nostro Paese: questo è indubbio. Tuttavia, in una società che sta diventando multietnica e multiculturale, l'insegnamento dell'IRC è ormai anacronistico. D'altra parte i fedeli cattolici hanno a disposizione i percorsi previsti all'interno dell'istituzione ecclesiastica e non si vede la necessità di riproporre i medesimi contenuti anche dentro le scuole pubbliche.


Diverso sarebbe un corso scolastico dedicato alla storia delle religioni, magari, se proprio si vuole, con un particolare riguardo al Cristianesimo (nelle sue diverse declinazioni). Di un percorso didattico di questo tipo si sente davvero la necessità perché l'ignoranza dei giovani (e non solo) in materia religiosa è veramente gigantesca, e questo finisce anche con l'alimentare i pregiudizi verso altre fedi.

Chi come me insegna Italiano (e Storia) si trova a constatare anzitutto le conoscenze scarse e confuse dei giovani nella stessa dottrina cattolica, che i ragazzi affermano di professare ma di cui ignorano i princìpi dottrinari essenziali. Ricordo ancora una mia studentessa che ribatté a questo mio argomento che non è importante conoscere la storia del Cristianesimo e i dogmi cattolici, l'importante è praticare determinati valori insegnati dalla Chiesa.http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR0nFMSP2ApQuWPWjCgkL5ad-0gCcJoLYJSx99mLeRQih6Eu-yY

Ma quali valori?

Se parliamo di solidarietà, altruismo, onestà e rettitudine, si tratta di valori trasversali che dovrebbero appartenere ad ogni essere umano, di fede, scettico o ateo. A questo punto le religioni perderebbero qualunque identità e senso.


Le nostre radici, invece, dobbiamo conoscerle (tutte, naturalmente: da quella greco-romana a quella cristiana etc.), perché solo così potranno essere chiare le distinzioni e al tempo stesso ci si potrà ritrovare tutti intorno a grandi valori comuni, pur conservando ciascuno la propria fede (o il proprio scetticismo o il proprio ateismo) in maniera più consapevole e al tempo stesso più aperta.



Dal prossimo anno scolastico anche mio figlio, che frequenterà la terza elementare, non seguirà l'ora di Religione.

È stata una sua scelta. Lui naturalmente sa che la sua famiglia non è credente: è stato necessario, ma innanzitutto giusto, fornirgli dei chiarimenti nel momento in cui ha cominciato a frequentare amichetti e a sentir parlare di Messa, Comunione etc.

Gli ho spiegato, nella maniera più semplice e chiara che io abbia saputo trovare, che esistono diverse religioni e che ci sono anche persone che non ne professano nessuna. E che tutti hanno pari dignità e meritano lo stesso rispetto finché non pretendono di imporsi con la forza.http://www.religiocando.it/fileXLS/antico_testamento/immagini_antico_testamento/sinagoga_1.gif

Lui ha scelto.

In questo senso si sta dimostrando più maturo di me alla sua età. Da bambina io ho sofferto di questa mia "diversità", che compagnetti e maestri non mancavano di sottolineare; poi naturalmente ho imparato a non lasciarmi condizionare e ho compiuto il mio personale percorso che, dall'età dei 15 anni ad oggi, mi ha portata ad essere convintamente atea. Mio figlio, dopo un iniziale disorientamento legato anche alle pressioni dell'insegnante, ha trovato, per ora, la sua dimensione e la sua serenità.

In futuro compirà magari altre scelte, che io rispetterò sempre.


http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRpYh4fyOzVXTU0cN6Y-s4VA8W6KIqu-z8N-6P5_PeCvt7KRNVC1APer ora ho in programma una passeggiata tra chiese, moschee, sinagoghe etc. e qualche lettura a tema. Perché appunto, possiamo non essere credenti, ma una cultura religiosa è necessaria: altrimenti non si dispone di basi concrete su cui fondare qualunque discorso e qualunque opinione consapevole.

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