Ladri di bambini: "La generazione rubata" di Phillip Noyce

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.movieconnection.it/schede/generazione_rubata3.jpgNel 2002 il film Rabbit-proof Fence del regista australiano Phillip Noyce (Griffith, 1950) portava finalmente all'attenzione dell'opinione pubblica del suo Paese e del mondo intero una tragedia troppo a lungo taciuta, quella della cosiddetta "generazione rubata". In Italia la pellicola è arrivata nelle sale appunto col titolo La generazione rubata.

 

Siamo nei primi anni '30 del Novecento, nell'Australia colonizzata dagli Inglesi. Molly e Daisy sono due sorelline di sangue misto inglese e aborigeno e Gracie è loro cugina: hanno rispettivamente 14, 8 e 10 anni. Un giorno le bambine vengono strappate via alle loro madri, nel villaggio di Jigalong, e portate all'istituto di Moore River per essere educate alla cultura e ai valori dei colonizzatori. Molly però è una ragazzina intraprendente e non si arrende: vuole tornare da sua madre, al suo villaggio, alle sue abitudini; non comprende e non sopporta le preghiere che le impongono di recitare, gli esami a cui viene sottoposta, le terribili punizioni che devono subire le giovani disobbedienti. Convince dunque Gracie e Daisy a fuggire con lei in un giorno di pioggia, quando l'acqua aiuta a cancellare le tracce. Comincia così una fuga avventurosa, 2000 chilometri a piedi attraverso foreste e deserti lungo la "rete anti-conigli" che era stata eretta contro i roditori che devastavano i campi coltivati (e che dà il titolo al film). Non tutte arriveranno a casa, ma la polizia dei colonizzatori viene ridicolizzata. 

 

La storia narrata dal film è vera ed è stata raccontata in un romanzo (Follow the Rabbit-Proof Fence) da Doris Pilkington Garimara, figlia di Molly. Le giovanissime attrici che interpretano le tre bambine sono veramente molto brave, molto espressive e assolutamente credibili: l'ostinazione di Molly, la tenerezza e l'ingenuità di Daisy, la fragilità di Gracie sono interpretate in maniera molto vera e toccante. http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQQby-sIRzKXRHJpYbHCrxafJP9_lxXEm_RTUTN0NdIQdvOkvrF6w


Per decenni, nell'Australia colonizzata, gli Inglesi hanno allontanato dalle loro famiglie i bambini di sangue misto, nati di solito dalla relazione di un bianco e di una aborigena (molti di questi bambini erano figli di violenze carnali). I piccoli venivano cresciuti ed educati in appositi istituti oppure (meno spesso) affidati a famiglie bianche. L'intento vero, al di là della propaganda, era quello di cancellare, a poco a poco, l'identità (lingua, tradizioni, costumi) di questo popolo autoctono e perfino l'etnia stessa degli aborigeni, considerata inferiore: attraverso ripetute unioni di mulatti con bianchi, si puntava infatti, entro la quarta generazione, alla scomparsa dei tratti somatici tipicamente indigeni.

Questa politica è durata fino agli anni '70 del Novecento ed è stato calcolato che circa 100.000 bambini siano stati strappati al loro ambiente (non solo, pare, bambini di sangue misto bensì anche aborigeni puri). È questa la "generazione rubata" di cui racconta il film, una generazione traumatizzata dal distacco e spesso anche dalle violenze fisiche e psicologiche subite negli istituti o nelle nuove famiglie bianche.

Solo nel 2008 il governo australiano si è deciso a chiedere ufficialmente perdono. E alcuni pensano che sia ormai troppo tardi per recuperare una cultura dimenticata e una popolazione abbrutita.

 

Oggi l'Australia sta facendo i conti con questo passato vergognoso per troppi anni negato o minimizzato; ma è importante che anche il resto del mondo conosca questi eventi, che non si dimentichino mai tutte le discriminazioni, le persecuzioni e le violenze perpetrate dai civilissimi conquistatori europei su popolazioni che si sono viste strappate le terre e la dignità. E non solo in Australia.

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