La grammatica del pensiero

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.capitanovvio.com/wp-content/uploads/2011/03/108-www.capitanovvio.com-demotivational-grammatica.jpgSull'ultimo numero del venerdì, il magazine settimanale del quotidiano la Repubblica, c'è un intervento dello scrittore Tommaso Pincio (Marco Colapietro) che merita di essere citato.

Si parte dalla constatazione dei gravissimi errori di cultura generale che ricorrono in uno spot pubblicitario per discutere più in generale della superficialità con cui oggi si affronta la grammatica, negli sms come anche negli articoli di giornale.

 

«[...] L'ignoranza non è una colpa. Nemmeno il non essere consapevoli della propria ignoranza lo è. Fregarsene, questo sì che dovrebbe essere intollerabile. E invece. [...]» scrive Pincio. Ed io, che insegno da anni e da anni porto avanti una lotta senza quartiere contro gli "orrori" ortografici e morfosintattici, non posso che condividere completamente.

L'ignoranza, evidentemente, non è una colpa. E giustamente si è combattuto, per secoli, affinché l'istruzione, almeno quella di base, fosse estesa a tutti. Credo profondamente nella scuola di massa.

 

Attualmente, però, questa conquista di civiltà (che in tanti Paesi è ancora oggi preclusa a tanti) è da noi assolutamente sottovalutata. Tutti riteniamo di saper leggere e scrivere e di possedere ampie conoscenze, quando spesso siamo solo capaci di collegare lettere e di pronunciare o scrivere parole di cui ignoriamo significato e potenzialità. E l'errore, soprattutto formale, viene considerato di nessuna importanza. Questo orientamento si va diffondendo sempre più, pericolosamente, anche tra gli "addetti ai lavori": insegnanti, giornalisti, scrittori.

 

La "forma", invece, è essenziale. Il migliore dei "contenuti" non vale nulla, risulta incomprensibile e si rivela inutile se non si ha cura della correttezza grammaticale.

Certo, se la nostra comunicazione si è ridotta a concetti semplici e banali, un sms infarcito di abbreviazioni e di errori può anche bastare. Io, però, voglio sperare e credere, e lavoro ogni giorno in questa direzione, che si avverta l'esigenza di condividere pensieri complessi, che richiedono una forma adeguata.

 

Le riforme scolastiche degli ultimi decenni stanno sicuramente contribuendo (insieme alla gran parte dei cosiddetti mass-media) a demolire la vera cultura, a vantaggio di saperi frammentati e specialistici, spesso comunque superficiali, che col tempo dimostreranno tutta la loro inadeguatezza anche nei campi professionali di applicazione specifica, oltre che nel formare uomini e cittadini dotati di coscienza e senso critico.

Ma tocca a tutti noi, alla cosiddetta società civile, reagire. Prima che sia troppo tardi.


Se esiste, ed io sono convinta che è così, un progetto teso ad addormentare le intelligenze e le coscienze, siamo ancora in tempo per invertire il corso delle cose ed evitare che la nostra sorte sia quella prospettata da Orwell in 1984.

Bisogna ricostruire la cultura dal basso: restituire la giusta importanza alla grammatica in quanto tale e come criterio mentale rigoroso per la formulazione del pensiero. Di un pensiero veramente critico.

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