La lezione del passato

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQYWwsFahqzyIcl_35SbvsqGJmQ_RHlo24oeyktijW7SEU-7QZS0wQualche giorno fa alcuni giornali hanno riportato la presa di posizione della ONG Gherush92 Comitato per i Diritti Umani, che chiede di eliminare la Divina Commedia di Dante Alighieri dalle scuole poiché l'opera contiene passaggi ostili agli Ebrei, all'Islam e agli omosessuali.

Ad essere sincera, la notizia mi era sfuggita, e quando una collega mi aveva accennato la cosa, avevo lasciato cadere il discorso considerandola una sciocchezza.

Non avevo dunque pensato a portare l'argomento nelle classi per una discussione.

 

Un paio di pomeriggi dopo uno dei miei migliori studenti mi ha mandato un messaggio privato su Facebook chiedendomi cosa pensassi della questione.

Solo allora ho capito che ciò che a me era sembrato semplicemente banale e scontato poteva non risultare tale a dei ragazzi giovani. Per questo ho risposto immediatamente al mio alunno in privato, riservandomi di tornare sul discorso in aula il prima possibile.

E così ho fatto.

 

Mi fa sorridere che si pretenda da un uomo del XIV secolo un'apertura mentale della quale noi stessi non sempre siamo capaci.

Il senso della storia è fondamentale, ma Gherush92 sembra non possederlo.

Dante Alighieri era un cristiano medievale, peraltro spesso rivolto nostalgicamente verso un passato idealizzato e incapace di comprendere la portata dei cambiamenti socio-economici, politici e culturali che cominciavano ad avvenire intorno a lui. La sua Divina Commedia è una appassionante, fantasmagorica, potente sintesi del Medioevo, e come tale, correttamente, filologicamente, deve essere letta.

Ebbene, in un poeta medievale cristiano è semplicemente ovvio trovare accenti antiebraici: il pregiudizio contro gli uccisori di Cristo era forte (nutrito anche da questioni squisitamente terrene di carattere economico); allo stesso modo, che Dante condanni Maometto all'inferno come scismatico è semplicemente naturale: l'Islamismo, che considera Abramo il proprio patriarca al pari del Cristianesimo, appariva al cristiano Dante l'autore di una imperdonabile frattura nella religione dell'unico vero Dio; l'omosessualità, infine, era effettivamente considerata un peccato contro natura (ma la posizione odierna della Chiesa di Roma non è cambiata).

 

Non mi turba e non mi scandalizza che Dante Alighieri, nel Trecento, facesse affermazioni di questo tipo.

Mi preoccupa invece molto che settecento anni dopo simili pregiudizi siano ancora diffusi, e spesso anche tra i giovani e i giovanissimi, al punto da condurre anche ad atti di violenza come quelli che si stanno consumando in questi giorni da Varese a Tolosa.

Ma della sopravvivenza del pregiudizio non si può considerare responsabile Dante Alighieri.

Anzitutto vale la pena di ricordare che Dante colloca nel paradiso i saggi dell'Antico Testamento, che erano Ebrei, e cita tra le anime sagge del Limbo (condannate alla dannazione perché non battezzate, ma in condizione di piccolo privilegio in ragione delle loro virtù) i filosofi islamici Avicenna e Averroè. Il che, per un medievale, non mi pare poco: abbiamo dovuto aspettare papa Giovanni Paolo II per sentirci ricordare che gli Ebrei sono i fratelli maggiori dei Cristiani.

Tuttavia, appunto, Dante Alighieri era un figlio del Medioevo, con tutta una serie di limiti che gli derivavano da quella cultura ancora ignara di Umanesimo e Illuminismo.

 

D'altro canto, ad utilizzare il criterio di Gherush92, del passato si salverebbe ben poco: bisognerebbe tagliare via dai programmi i tanti autori misogini della letteratura classica (e non solo classica), da Giovenale a Machiavelli; o il nostro D'Annunzio, con i suoi deliri fascisti di dominio delle masse...

Ma l'atteggiamento critico corretto è un altro.

 

Censurare il passato è sempre sbagliato, perché, nel bene e nel male, di quel passato noi siamo i figli: se non conosciamo le nostre radici, non possiamo fiorire. È necessario conoscere il passato per comprendere noi stessi e gettare le basi  per un futuro migliore.

Il passato va preservato, senza pretendere di leggerlo appiattendolo sul presente (che invece è un errore tipicamente medievale!), ma al tempo stesso affrontandolo in maniera critica, distinguendo il tanto di buono che ci ha consegnato in eredità da ciò che va rigettato e consegnato definitivamente ai secoli trascorsi.http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRxxMv_a8Org7EkjZ5XVRUAF4nMhURbvgneIup2PemRPrPUhPZefw

Questo è uno dei compiti più importanti e delicati della scuola: insegnare il senso storico e il senso critico, che vanno entrambi coltivati e affinati.

 

Un'ultima considerazione: Dante Alighieri era sicuramente un visionario, oggi potremmo definirlo perfino un fanatico, visto che si sentiva profeta investito da Dio; eppure non ha mai istigato alla violenza contro un "diverso".

Nessuno ha impugnato il suo «poema sacro» (opera dell'uomo, si badi!) per una crociata, laddove con la Bibbia o il Corano sul cuore (che si pretendono opere ispirate da Dio) gli uomini si sono massacrati per secoli e continuano a farlo. Eppure nessuno si sognerebbe mai di cancellare dal patrimonio culturale dei popoli la Bibbia o il Corano.

Un esempio paradossale, ma non troppo, per ribadire che è l'approccio storico e critico a fare la differenza.

Noi possiamo e dobbiamo ancora oggi leggere Dante e appassionarci ed emozionarci seguendo il suo fantastico viaggio attraverso l'oltremondo e contemporaneamente misurare la distanza che ci separa dal suo mondo e dalla sua ideologia.

 

Il progresso positivo esiste, anche se è più lento e imperfetto di quanto si desidera. Dai tempi di Dante molto è cambiato e il pensiero si è evoluto, ma ciò non sarebbe mai potuto avvenire, e il processo non potrebbe continuare, se si cancellasse il passato: il progresso è possibile proprio grazie ad una dialettica positiva tra passato e presente.

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