La lotta deve continuare

Pubblicato il da vocelibera2011

http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQ6jG498v8oo6t575zLMb6cYjrWOJvfZ2B3QKE_Lv1eQZ3Qj3lb1AIl vescovo di Ragusa Paolo Urso si è pronunciato in favore del riconoscimento delle coppie omosessuali. Sembrerebbe un'apertura veramente notevole, visto che proviene da un alto esponente della Chiesa cattolica. Le parole testuali del prelato raffreddano però subito gli entusiasmi.

 

La lunga intervista ad Urso, che tocca anche vari altri argomenti, si può leggere integralmente qui. A me interessa commentare il seguente passaggio:

 

Per gli omosessuali la convivenza civile è l’unica soluzione possibile per poter vivere stabilmente una relazione. Non crede che l’Italia abbia bisogno di un riconoscimento normativo per queste situazioni?
"Quando due persone decidono, anche se sono dello stesso sesso, di vivere insieme, è importante che lo Stato riconosca questo stato di fatto. Che va chiamato con un nome diverso dal matrimonio, altrimenti non ci intendiamo".

Siamo in ritardo sulla tabella di marcia?
"Uno Stato laico come il nostro non può ignorare il fenomeno delle convivenze, deve muoversi e definire diritti e doveri per i partner. Poi la valutazione morale spetterà ad altri".

Per Il Catechismo cattolico l’omosessualità resta 'oggettivamente disordinata'.
"La Chiesa fa le sue valutazioni, ma ciò non toglie che deve sempre essere una casa dalle porte aperte, anche per i gay e le lesbiche. Non va confuso il peccato con il peccatore".

 

http://1.bp.blogspot.com/-MVGJzb9u7Hs/TiiJRkP8OJI/AAAAAAAADFc/T6GZi2IQV_4/s1600/donne-che+amano-le+donne.jpgEvidentemente per Urso l'omosessualità resta un peccato e la condizione delle coppie omosessuali mai veramente equiparabile a quella delle coppie eterosessuali.

La strada della civiltà è ancora lunga da percorrere. E non solo per la Chiesa romana. Purtroppo le nostre istituzioni politiche non sono affatto più avanti, lungo la via.

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