La magia delle parole: "Il libraio di Selinunte" di Roberto Vecchioni

Pubblicato il da vocelibera2011


http://maipersempre.files.wordpress.com/2008/09/86573-feat.jpg?w=350&h=317Il libraio di Selinunte è un breve romanzo (o racconto lungo, se si preferisce) del cantautore Roberto Vecchioni (Carate Brianza, 1943). Pubblicato nel 2004, porta lo stesso titolo di una canzone dell’album musicale Rotary Club of Malindi dello stesso anno e dello stesso autore.

 La storia è narrata in flash-back dal protagonista Nicolino e racconta di quando, al tempo della sua infanzia, un misterioso libraio giunse a Selinunte e cercò senza successo di appassionare gli abitanti alla lettura dei grandi classici (da Saffo a Catullo, da Sofocle a Shakespeare, da Leopardi a Pessoa, da Manzoni a Tolstoj...). Solo il tredicenne Nicolino rimase affascinato dal libraio e dalle sue letture ad alta voce, che suscitavano in lui emozioni fortissime. Gli abitanti della città divennero invece col tempo sempre più diffidenti e ostili nei confronti di quel libraio dall’aspetto curioso e dalle strane abitudini. Una notte la libreria andò a fuoco e il proprietario sembrò scomparso nel disastro. Il giorno dopo un terribile incantesimo si abbatté sulla città.

Si tratta di un libriccino di lettura piacevole e spedita, a tratti anche emozionante, adatta ai giovani e che ammicca ai lettori meno giovani e più colti. Può essere un utile spunto per una riflessione sul valore della lettura, sul rapporto tra le diverse generazioni, sull’esclusione dei “diversi”, sul potere incantatore della parola.
E la conclusione ultima della storia, vista in una sorta di anticipazione, restituisce leggerezza a questa fiaba a tratti crudele senza togliere nulla ai suoi significati.

 

 

«E le trovai bellissime (le parole lette, n.d.r.), come se avessero un corpo, una vita, e fossero rivolte a me direttamente. Non ne capivo il significato, ma mi riempivano di calore; [...] Fu uno shock, come la luna vista dall’altra parte. A tredici anni, scappato da casa, non potevo decifrare il senso di quella lettura, ci vagavo dentro e basta, cullato, inerme, felice come al centro di un gioco sconosciuto, felice di una felicità che era insieme il vecchio e il nuovo [...]»

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Naly 12/19/2011 17:59

da leggere, la tua recensione mi ispira!

vocelibera2011 12/19/2011 19:13



Ne vale la pena: leggero ma intenso!