La necessaria, straziante rinuncia di una donna alla ricerca di sé: "Una donna" di Sibilla Aleramo

Pubblicato il da vocelibera2011

http://www.sibillaaleramo.it/images/file.jpgSibilla Aleramo è lo pseudonimo con il quale la giornalista e scrittrice Rina Faccio (Alessandria, 1876 – Roma, 1960) pubblicò alcuni dei suoi scritti, tra cui il romanzo autobiografico Una donna. La prima edizione dell’opera porta la data del 1906: il testo era già compiuto due anni prima, ma incontrò notevoli ostacoli prima di trovare una casa editrice disposta ad investire su di essa.


La protagonista trascorre a Torino i primi quattordici anni della propria vita. Figlia primogenita di quattro tra fratelli e sorelle, nutre un’autentica adorazione per il padre, uomo colto e affascinante, intraprendente e volitivo, che contribuisce in maniera determinante alla sua prima formazione etica e culturale. La madre resta invece esclusa da questo sodalizio, chiusa com'è in una stanca rassegnazione che la rende solo apparentemente serena. Il trasferimento della famiglia al Sud, per ragioni di lavoro del padre, mette la giovane a contatto con un mondo gretto nel quale ella non si riconosce e con il quale non sente alcun tipo di affinità. Proprio lì, a soli 15 anni, la ragazza subisce una violenza sessuale che cambia la sua vita per sempre. La famiglia preme per una “riparazione” ed ella, cercando di convincersi che sia amore quel che è stato solo dolore e umiliazione, sposa il suo violentatore e da lui ha un figlio. Per vari anni il bambino diventa la sua unica ragione di vita (a volte neppure sufficiente a salvarla dalla disperazione), finché, vittima di soprusi psicologici e fisici sempre più insopportabili, la giovane poco più che ventenne decide di andare via e di ricostruire la sua vita su basi più dignitose. La legge italiana del tempo, però, non la tutela in alcun modo: abbandonato il tetto coniugale, non potrà più rivedere l’amatissimo figlio.
 
Il romanzo racconta, modificando le città di ambientazione e omettendo i nomi dei personaggi, la vita dell’autrice, fino alla dolorosissima separazione dal figlio. È inoltre il primo romanzo di Sibilla Aleramo, a cui seguirono vari altri, oltre a liriche, raccolte di prose e altri scritti. Soprattutto però è il primo romanzo italiano che possa essere definito femminista (anche se in séguito la scrittrice rinnegò il femminismo).
 
Si definisce dunque a poco a poco, dinanzi ai nostri occhi, una figura di giovane donna curiosa, intelligente, appassionata, affamata d’amore e di libertà, ma anche fragile, vittima della inconciliabilità delle regole del mondo in cui vive con ciò che lei stessa sente di essere e di desiderare. Al prezzo altissimo della rinuncia al figlio, ella può infine affermare la sua dignità e il suo ruolo sul piano civile, politico e culturale.
Intorno alla protagonista si muovono numerosi altri personaggi, descritti in maniera efficace e realistica: il padre brillante ed energico ma chiuso in una mentalità sprezzante e autoritaria; la madre vittima di una sensibilità spiccatissima nella quale troppo tardi la figlia riconosce anche qualcosa di se stessa; il marito-padrone, consapevole della sua inferiorità morale e culturale e perciò ancora più aggressivo e dispotico di fronte a qualunque rivendicazione di affermazione personale della moglie…
Sullo sfondo, ma ben delineata anch'essa, l’Italia del primissimo Novecento, l’Italia figlia recente del Risorgimento, l’Italia delle prime lotte operaie, l’Italia delle prime giornaliste e scrittrici… Un ordine sociale di antica memoria si va infrangendo.
 
Una donna non è un capolavoro e le opere successive di Sibilla Aleramo, come ha scritto Emilio Cecchi, sono certamente migliori. Siamo davanti ad un romanzo che rimane irrimediabilmente legato alla temperie in cui fu prodotto e anche lo stile retorico e patetico è lontano dal gusto contemporaneo e può perfino, a tratti, infastidire.
Resta però un’opera interessante come documento storico e sociologico e al tempo stesso capace ancora di emozionare qualunque donna, ancora oggi, abbia sperimentato il conflitto tra l’amore di sé e i condizionamenti esterni; qualunque donna, ancora oggi, si sia trovata al bivio tra maternità e realizzazione personale, senza poter rivendicare il suo sacrosanto diritto a non rinunciare a nessuna delle due.
 
 
«Amare e sacrificarsi e soccombere! Questo il destino suo e forse di tutte le donne?»

Commenta il post