La nuova America: "Terraferma" di Emanuele Crialese

Pubblicato il da vocelibera2011

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Terraferma è l'ultimo film di Emanuele Crialese (Roma, 1965), uscito a settembre del 2011 e insignito di vari riconoscimenti. Con questa pellicola il regista è tornato al tema dell'immigrazione, già affrontato nel 2006 con Nuovomondo; tuttavia l'angolo di visuale è cambiato: allora era l'emigrazione degli Italiani in America agli inizi del Novecento; qui invece è il dramma degli Africani che approdano sulle nostre coste su traballanti carrette del mare.


Una famiglia di pescatori lampedusani vive ormai in ristrettezze economiche, poiché l'attività di famiglia non rende più come in passato. Un giorno nonno e nipote prestano aiuto ad alcuni clandestini caduti in mare da un gommone e li portano in salvo sull'isola, senza attendere i soccorsi ufficiali e senza denunciare gli stranieri alle forze dell'ordine; per questo la barca di famiglia viene sequestrata dalle autorità. Gli Africani si danno alla macchia, tranne una giovane donna incinta che, insieme ad un altro suo bambino più grande, trova ospitalità nella casa dei pescatori e lì partorisce. Nel frattempo sono giunti sull'isola i vacanzieri, in parte ignari, in parte curiosi, mai veramente consapevoli del dramma dell'immigrazione (che, in verità, anche molti isolani tendono a nascondere per timore di perdere turisti). Infine il giovane pescatore Filippo prenderà coscienza di ciò che è più giusto fare.

 

Il film è stato accolto con particolare curiosità, poiché l'attrice che interpreta Sara, la ragazza africana incinta, è una donna eritrea di nome Timnit giunta in Italia nel 2009 proprio su un barcone di disperati: dei più di settanta, tra uomini e donne, sopravvissero solo in cinque.http://static.screenweek.it/2011/8/12/terraferma-timnit-t.-foto-dal-film-08_mid.jpg

Il regista è riuscito a convincere Timnit a riscrivere e a reinterpretare la sua terribile storia nel film e il suo modo di recitare, estremamente dignitoso e intenso insieme, è indimenticabile.


La pellicola ha riscosso un notevole favore di critica e di pubblico; non sono però mancati anche i giudizi negativi. Secondo alcuni il regista avrebbe portato in scena il falso, poiché non esiste una legge che vieti ad un privato cittadino di prestare soccorso in mare agli stranieri alla deriva, mentre è vero che questi arrivi devono essere sempre denunciati alle autorità; secondo altri il film peccherebbe di buonismo e melensaggine.

 

Per quanto concerne la prima questione, il regista ha ricordato i tanti sequestri di barche di pescatori accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sottolineando come questo contribuisca in maniera determinante a creare un clima di paura che distrugge i valori positivi dell'umanità e della solidarietà.

Quanto alla seconda obiezione, bisogna ammettere che il film tocca corde profonde e che si versa più di una lacrima in alcune delle scene più commoventi ed emozionanti. Questo può effettivamente offuscare un giudizio critico più oggettivo, ed è il motivo per il quale il film va meditato a lungo.

 

In questo modo, con il giusto distacco, si può esprimere infine un giudizio complessivamente positivo: il film non è privo di qualche ingenuità e sicuramente sfrutta anche l'impatto emotivo; tuttavia possiede al tempo stesso il merito di rappresentare in maniera sostanzialmente veritiera una realtà contemporanea, dolorosissima, tragica, davanti alla quale spesso tendiamo a chiudere gli occhi.

Anche il tema della "guerra tra poveri" che emerge tra le righe, nel confronto tra la donna africana e la donna italiana che l'ha accolta in casa e l'ha aiutata a partorire, è attuale e drammatico (è uno dei fili rossi anche del film di Ken Loach In questo mondo libero).

 

Il film di Crialese denuncia il traffico di clandestini, le responsabilità dell'allora governo libico di Gheddafi, l'indifferenza dell'Italiano medio, l'ottusità di tanta nostra burocrazia; ci ricorda la tanta povertà del mondo e la tanta povertà italiana. Nello stesso momento però, come in Nuovomondo, il regista mescola alle note amare quelle più dolci: un tenue filo di speranza, nonostante tutto, che il buon senso, l'umanità e la coscienza si risveglino e compiano la scelta più giusta. E che la "Terraferma", la realizzazione del sogno di un futuro migliore, non sia più un miraggio.

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