La straordinaria e dolorosa avventura di crescere: "Ci sono bambini a zigzag" di David Grossman

Pubblicato il da vocelibera2011

http://paginecorsare.myblog.it/media/01/00/26591566.jpgNel 1994 lo scrittore israeliano David Grossman (Gerusalemme, 1954) pubblicò un romanzo intitolato Ci sono bambini a zigzag (יש ילדים זיג זג). Il libro racconta una storia destinata ad un pubblico giovane, se non giovanissimo; tuttavia ha catturato anche lettori più maturi.

Amnon Feierberg, detto Nono, è un ragazzino sensibile e difficile. Alla vigilia del suo bar-mitzvah (la maturità, che secondo la religione ebraica i maschi raggiungono a 13 anni e un giorno), il padre e la sua compagna Gabi organizzano per lui una sorta di caccia al tesoro. Le cose vanno però diversamente dal previsto (Gabi ne sa forse qualcosa?) e Nono viene catapultato in un’avventura ora paurosa ora divertente, sempre emozionante, in compagnia di un famoso ladro ormai anziano di nome Felix. Per lui Nono avverte da subito un’istintiva attrazione e una simpatia profonda, che pure si alternano alla diffidenza e alla paura. Per due giorni Felix e Nono viaggiano attraverso Israele compiendo imprese rocambolesche (molte delle quali illegali) fino a raggiungere Lola, un’attrice non più giovane ma ancora sulla breccia. Col passare delle ore, proprio da Felix e Lola, Nono viene a scoprire i tanti segreti che fino a quel momento avvolgevano la sua infanzia e in particolare la sorte della madre Zohara, di cui il padre si è sempre rifiutato di parlargli.
 
Ci sono bambini a zigzag è una sorta di romanzo di formazione, che racconta in particolare, attraverso la voce del protagonista ormai adulto, il momento cruciale in cui egli ha scoperto la verità su sua madre che fino ad allora gli era stata nascosta.
L’autore presenta i suoi personaggi in tutta la loro tormentata umanità, con i loro errori, i rimpianti, le paure, le aspettative frustrate, i sogni infranti, la vecchiaia incombente. Eppure su tutto prevale la gioia di vivere, sebbene velata di malinconia: il miglior messaggio da rivolgere a giovani lettori che si affacciano magari, come Nono, all’età difficile dell’adolescenza.
A tratti la storia è incredibile, surreale, come può essere giusto per una favola quale il romanzo intende essere. Le immagini fantastiche, i panorami esotici, le avventure rutilanti si imprimono facilmente nel ricordo di chi legge, soprattutto se il lettore è un ragazzino.
 
Il romanzo, però, parla anche agli adulti.
Parla dei tormenti dell’amore, dell’irrequietezza e dell’infelicità degli spiriti ribelli e, soprattutto, parla della necessità di conoscere le proprie radici.
Nono è un bambino “a zigzag” (secondo la definizione di Gabi), cioè un bambino distratto, inquieto, sospeso: di fronte agli insegnanti che si lamentano del comportamento del ragazzo, Gabi risponde energicamente che il suo presunto limite è in realtà un punto di forza, che rivela un’anima da artista. Di certo però Nono non è sereno e il padre sbaglia a nascondergli la verità, temendo la “maledizione” di Zohara. La saggia e amorevole Gabi lo comprende bene e perciò cerca, per quanto le è possibile, di rimediare.
D’altra parte Zohara il piccolo Nono la porta dentro di sé, eredità inconsapevole e proprio per questo più pericolosa. Recuperare quell’eredità, accanto a tutte le altre che gli vengono dal padre, dai nonni, dagli zii, è l’unica possibilità per il ragazzino di ritrovare se stesso e di scegliere in piena libertà e coscienza su quali basi costruire il proprio futuro.
 
Già gli antichi Greci discutevano se nella formazione di un giovane contasse di più la phýsis (la natura, noi potremmo anche dire il patrimonio genetico) o piuttosto la paidèia (l’educazione, gli stimoli dell’ambiente circostante).
È una questione sulla quale non esiste una risposta definitiva a tutt’oggi.
Grossman, forse anche per le sue origini ebraiche, insiste sulla voce del sangue, in particolare quella che permette a Nono di “sentire” dentro di sé la storia della propria madre e quanto grandi siano le somiglianze tra loro.
Di certo nessuno può arrogarsi il diritto di (cercare di) cancellare le origini di un altro uomo, neppure un padre che ha molto sofferto e che in assoluta buona fede cerca di proteggere suo figlio. Per quanto difficile e doloroso possa essere per un genitore, questi deve compiere lo sforzo di trovare le parole giuste per raccontare tutte le verità che un figlio ha il diritto di conoscere. Ed è più facile di quanto si creda, basta parlare in maniera semplice e chiara: non sono i piccoli ad essere incapaci di comprendere; spesso sono gli adulti a non sapersi esprimere, a causa dei grovigli che hanno dentro di sé.
 
 
«E che dire di me, con i miei sette peccati nel cuore e una faccia d’angelo?»

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