"La strega e il capitano" di Leonardo Sciascia

Pubblicato il da vocelibera2011

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Sono stata condannata a morte per aver vissuto e amato.

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Periodicamente sento il bisogno di tornare ai miei autori prediletti e tra questi, naturalmente, a Leonardo Sciascia (Racalmuto, 1921 - Palermo, 1989). Per fortuna la bibliografia dello scrittore è tanto vasta da offrirmi ancora la possibilità di riscoprire qualche chicca dimenticata. In questo caso si tratta di un breve racconto storico dedicato ad un processo per stregoneria dei primi anni del Seicento, La strega e il capitano, pubblicato nel 1986 ma scritto l'anno prima in concomitanza col bicentenario della nascita di Alessandro Manzoni, autore amato da Sciascia e tra le fonti della vicenda trattata.

 

Tra il dicembre 1616 e il febbraio 1617 ebbe luogo, nel milanese, un processo per stregoneria che vedeva imputata una donna di nome Caterina Medici. Accusata di vari malefici, poi rea confessa nella folle illusione di aver salva la vita, Caterina fu torturata, strangolata e bruciata.

 

Un autore come Sciascia non poteva certamente restare indifferente di fronte alla storia di Caterina, emblema della negazione dei valori di ragione e diritto. Raccogliendo dunque le eredità illuministiche di Pietro Verri e di Alessandro Manzoni, più volte testualmente citati, e recuperando gli atti e le testimonianze dell'epoca del processo, Sciascia ripercorre gli eventi di quei mesi con lucidità e indignazione. Al tempo stesso ci regala un ritratto a tutto tondo della povera Caterina, la cui unica colpa, come nel caso di tante altre "streghe" in quell'età buia, era quella di possedere un minimo di cultura e una forte sensualità mentre tutto questo, alle donne, era negato.

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La critica dell'autore siciliano colpisce l'insipienza e la cattiva fede delle autorità laiche e religiose e smaschera manzonianamente i meccanismi della superstizione popolare (che coinvolge anche non poche persone colte e per altri versi addirittura benemerite, come il protofisico Ludovico Settala); ma non risparmia neppure il Manzoni, che nei Promessi Sposi e nella Colonna infame aveva citato il processo a Caterina glissando però sui nomi di alcuni maggiorenti coinvolti con vergogna e grave responsabilità nella vicenda (come il senatore Melzi).

 

Il breve volumetto, che merita di stare accanto alla Scomparsa di Majorana e ai Pugnalatori per l'accuratezza della ricostruzione storica e per l'abilità sempre innegabile del narratore, lascia, alla vigilia della morte dell'autore, un ennesimo monito contro fanatismo e oscurantismo. Un messaggio che purtroppo si rivela ancora oggi, mutatis mutandis, tristemente attuale.

 

 

«Terrificante è sempre stata l'amministrazione della giustizia, e dovunque. Specialmente quando fedi, credenze, superstizioni, ragion di Stato o ragion di fazione la dominano o vi si insinuano»

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