La tragedia di un giovane genio: "La scomparsa di Majorana" di Leonardo Sciascia

Pubblicato il da vocelibera2011

images.jpgNel 1975 Leonardo Sciascia (Racalmuto, 1921 – Palermo, 1989) dedicava un breve volumetto alla scomparsa di Ettore Majorana, il famoso fisico siciliano vicino per qualche tempo a Fermi e ai “ragazzi di via Panisperna”. La sorte di Majorana, com’è noto, rimane ancora oggi avvolta nel mistero, da quella fine di marzo del 1938 quando di lui si perse ogni traccia. Restano due lettere, in cui Ettore evidentemente alludeva all’intenzione di togliersi la vita, e un telegramma da lui stesso inviato, in cui smentiva le intenzioni precedentemente manifestate nelle missive; rimangono le testimonianze di chi lo conobbe.

Tutto il materiale, invero non molto abbondante, intorno alla vita, al lavoro e soprattutto alla scomparsa di Ettore Majorana è stato riletto con molta attenzione e con intensa emozione da Sciascia, il quale è giunto alla conclusione che il giovane fisico (non aveva ancora compiuto 32 anni quando scomparve) non si sia suicidato, ma abbia scelto di non farsi più trovare, oppresso dal peso delle scoperte che si andavano compiendo intorno all’atomo.
Majorana avrebbe intuito prima di altri, in virtù della sua straordinaria intelligenza, le potenzialità distruttive dell’energia atomica e se ne sarebbe allontanato sconvolto.
 
Non esito a definire questo libro una delle opere migliori di Sciascia. Nelle pagine, scritte nella consueta prosa limpida e incisiva, si sentono vive ed intense la simpatia dello scrittore e la sua dolorosa partecipazione alla sorte del giovane scienziato, l’ammirazione per le doti intellettuali di Majorana, la comprensione delle fragilità del genio. Non manca, inoltre, un’ironia amara che colpisce tanto il regime fascista e i suoi vacui cerimoniali quanto anche l’incompetenza della polizia.
Majorana diventa per l’autore un eroe tragico. Lo scienziato si trovò di fronte a processi terribili che riusciva a comprendere meglio di altri, tanto che fortissimo e insostenibile ne scaturì il sentimento di impotenza: il suo dono era la sua maledizione. Come tutti gli eroi di tutte le saghe epiche Majorana è stato un eroe giovane e tormentato. E intrappolato in un meccanismo ineluttabile.http://www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Valentino/Majorana.jpg
 
La vicenda di Majorana ha dunque offerto a Sciascia lo spunto per una riflessione intorno alla scienza: l’autore ha infatti interpretato, attraverso la storia del fisico siciliano, le perplessità e le paure dell’uomo contemporaneo di fronte a certi aspetti del progresso scientifico.
Si tratta di un tema molto sentito e discusso nel XX secolo e in questo principio di XXI. Analogo sentimento esprimeva ad esempio, circa vent’anni prima, Bertolt Brecht, quando nell’opera teatrale dedicata a Galileo Galilei presentava lo scienziato seicentesco come colui che aveva tradito l’umanità ponendo la scienza al servizio dei potenti.
Negli anni della guerra fredda l’incubo atomico era terribilmente attuale (lo rispecchia appunto anche il Galileo di Brecht) e gli animi più sensibili non potevano non interrogarsi sull’avvenire di un’umanità che ormai possedeva l’arma più terribile e devastante. Oggi il nucleare spaventa meno, ma la paura non è certo scomparsa, e non mancano numerosi ulteriori motivi per interrogarsi intorno alle prerogative e ai limiti della scienza.
La libertà della ricerca scientifica è un principio che ogni individuo di spirito democratico sostiene, giustamente, con vigore. Tuttavia proprio Sciascia ha lasciato una riflessione che andrebbe rimeditata. Al tempo degli studi sull’atomo furono effettivamente liberi coloro che vivevano da schiavi sotto il regime fascista e nazista: quelli come Heisenberg (e come Majorana) che rifiutarono di concepire e fabbricare la bomba; furono invece effettivamente schiavi coloro che negli Stati Uniti, nella patria della democrazia, dei liberatori dell’umanità, realizzarono l’ordigno perché fosse utilizzato contro il Giappone.
 
Esprimere giudizi sulle vicende di guerra è sempre estremamente difficile: è legittimo domandarsi se le stragi immani di Hiroshima e Nagasaki siano state davvero necessarie per concludere il conflitto; come è legittimo domandarsi se la guerra non sarebbe costata ancora più numerose vittime se fosse continuata.
La storia, però, come si dice banalmente, non si fa sui “se” e sui “ma”, bensì analizzando i fatti realmente accaduti, ricercando le cause e valutando le conseguenze. Di certo l’atomica ha aperto una nuova fase nella storia dell’umanità.
 
La storia ha dimostrato, nel Novecento più che in qualunque altro secolo, quali straordinari traguardi la mente umana sia in grado di raggiungere e al tempo stesso quale tremenda forza distruttiva l’uomo sia capace di scatenare. Sciascia, ripercorrendo il mistero della scomparsa di Majorana, ha voluto consegnare ai suoi contemporanei, e a noi tutti, un monito: non sganciare mai la scienza dalla coscienza.
Non è affatto facile e immediato distinguere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, quale sia il limite da non valicare, oltre il quale rischiamo di essere presi da un delirio di onnipotenza che potrebbe rivelarsi fatale. Tuttavia porsi la domanda è necessario, perché, quando avremo cessato di farlo, allora è certo che non avremo scampo.
 
 
«Per quelli (i ragazzi di via Panisperna – n.d.r.) la scienza era un fatto di volontà, per lui (Majorana – n.d.r.) di natura. Quelli l’amavano, volevano raggiungerla e possederla; Majorana, forse senza amarla, “la portava”»

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Enzo 12/14/2011 15:55

Majorana era come dici tu e come aveva colto anche Sciascia la scienza fatta uomo peroprio per quel dolore che accompagnava ogni nuova sua intuizione, già gravida non solo del prodotto scientifico,
qanto dell'enorme fardello etico e morale. Scienza ed tica in effetti sono un ottimo argomento alla sintesi del quale tuttavia la semplicità della conclusione mi svapenta, ovvvero il fatto che
accanto a ciò che l'uomo intuisce e produce in scoperte, quasi in odor di creazione, viene annichilito dal suo lato oscuro, che ne stravolge costantemente l'utlizzo facendolo divenire un pericolo
per sé e per l'universo, tanto che lo sforzo non é tanto diretto alla "scoperta" quanto al "contenimento" della medesima nell'alveo dell'etica e della sostenibilità.

vocelibera2011 12/14/2011 16:41



Sembra essere nella natura umana l'oscillazione tra luce ed ombra. Progresso dovrebbe significare dissipare poco alla volta l'oscurità, ma non è facile; e a volte il senso del limite tende a
sfuggire perché è difficile anzitutto stabilire quale sia quel limite.


L'importante è non smettere mai di porsi la domanda e di cercare, con la maggiore onestà etica ed intellettuale possibile, di trovare le risposte.