Paura e speranze: "Nuovomondo" di Emanuele Crialese

Pubblicato il da vocelibera2011

http://images.movieplayer.it/2003/10/17/una-scena-del-film-nuovomondo-29398.jpgNuovomondo è un film di Emanuele Crialese (Roma, 1965), che ne ha curato, oltre alla regia, anche soggetto e sceneggiatura. La pellicola è uscita nel 2006 e ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi.


Siamo agli inizi del Novecento. Salvatore è un padre di famiglia siciliano che decide di emigrare in America con i due figli e la vecchia madre alla ricerca di un futuro migliore. Viaggiano con loro due ragazze dello stesso paese e una misteriosa giovane donna inglese di nome Lucy. Dopo un viaggio lungo ed estenuante approdano finalmente negli Stati Uniti, dove vengono sottoposti a test medici e attitudinali di vario tipo, a volte anche umilianti. Non tutti resteranno nel “Nuovomondo”.


Il film rappresenta efficacemente le misere condizioni di vita dei pastori siciliani agli inizi del secolo scorso, la loro cultura religiosa e magica (come nel rituale iniziale delle pietre), le fantasie, le paure, i sacrifici; e poi ancora le difficoltà del viaggio e le selezioni, che escludevano ad esempio sordomuti o malati mentali e impedivano l'ingresso alle giovani donne nubili.

Al tempo stesso c'è nel film una componente visionaria e surreale, che lo rende  suggestivo. Non manca neppure l’elemento comico, che alleggerisce la tensione senza togliere commozione e sostanziale verità.


Anche se l'America non rappresenta, o non realizza, i sogni di tutti, tuttavia per la famiglia di Salvatore l'arrivo nel "Nuovomondo" segna comunque un nuovo inizio carico di speranza.

Crialese ci ricorda, e non bisognerebbe mai smettere di farlo, che anche noi Italiani siamo stati un popolo di emigranti: tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, e poi ancora nella seconda metà del secolo scorso, milioni di Italiani hanno lasciato i loro paesi e le loro città per andare in cerca di fortuna anche molto lontano da casa.

Non erano diversi, quegli Italiani, dai tanti disperati che oggi si riversano in Italia e in generale nei Paesi più ricchi provenendo dall'Africa, dall'Asia o dal Sud-America. Alcuni hanno fortuna, altri meno; alcuni tornano in patria, altri restano nel Paese di adozione; alcuni si integrano nel nuovo contesto da cittadini onesti, altri prendono la via della delinquenza. Tutti vengono accolti da sentimenti contrastanti tra cui prevalgono curiosità, diffidenza, non di rado disprezzo.


Nel contemporaneo mondo globale, attraversato da una spaventosa crisi economica che pesa naturalmente sui ceti medi e ancora di più sui ceti disagiati, occorrerebbe una politica al tempo stesso più concreta e più solidale verso chi prende la via dell'emigrazione.

Sono necessari controlli più efficaci alle frontiere contro i delinquenti e una collaborazione stretta e corretta tra i governi per regolare i flussi; ma una volta che si sono aperte le porte, è doverosa anche un'accoglienza umana e generosa verso le persone oneste che vengono a cercare una vita migliore.

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