Per non dimenticare: "Hotel Rwanda" di Terry George

Pubblicato il da vocelibera2011

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Sempre alla ricerca di storie che meritano di essere strappate ad un colpevole oblio, ho voluto ripercorrere la vicenda del genocidio dei Tutsi in Ruanda. Questo ennesimo orrore della storia dell’umanità – le stime parlano di circa un milione di morti e cinquecentomila bambini rimasti orfani! – risale al 1994, dunque non sono trascorsi neppure vent’anni. Eppure, se non ci fossero film come Hotel Rwanda, girato nel 2004 dal regista Terry George (Belfast, 1952), avremmo a disposizione ben pochi strumenti per convincere l’opinione pubblica della necessità di non dimenticare. Perché il film potesse raggiungere anche il pubblico giovane, senza censure, George ha evitato di girare scene troppo crude; ma l’impatto resta comunque fortissimo.

 

La pellicola ricostruisce la storia vera di Paul Rusesabagina, un direttore d’albergo di Kigali che nel 1994 accolse e nascose nell’Hotel Des Mille Collines un migliaio di perseguitati. La storia di un uomo diviso tra paura, disperazione e un insospettato coraggio che lo ha reso un eroe.

Paul appartiene all’etnia hutu, sua moglie Tatiana all’etnia tutsi: quando, in un crescendo di barbarie, comincia lo sterminio dei Tutsi da parte degli Hutu, egli cerca ogni modo per salvare la propria famiglia ma anche tanti altri, parenti, amici, semplici conoscenti, persone sconosciute. Nel caos armato che regna nel Paese egli riesce a sfruttare amicizie strette in precedenza con personaggi di rango per proteggere coloro che hanno cercato il suo aiuto.

 

La storia del Ruanda suscita meno interesse rispetto a quella di altri Paesi martoriati dell’Africa nera come per esempio il Sudan. Il film mostra anzi chiaramente l’indifferenza pressoché assoluta dei grandi del mondo nei confronti della tragedia che si stava consumando in quei terribili mesi tra la primavera e l’estate del 1994. Tutto questo ha un’unica spiegazione che sarebbe ipocrita (e inutile) negare: il Ruanda non possiede risorse economiche che interessino l’Occidente.

 

In questa vicenda l’Occidente ha rivelato quindi, una volta di più, la sua ambiguità. I nostri Paesi civili e democratici, che hanno conosciuto più o meno direttamente dittature e stermini di massa e che al loro interno cercano di consolidare regimi moderni e democratici, continuano invece a seguire una politica completamente diversa nei confronti dei Paesi poveri.

L’Occidente ha delle gigantesche responsabilità nei drammi africani. Anche un’occhiata superficiale alla carta geografica del continente nero rende evidente il ruolo devastante dei colonizzatori, che hanno disegnato i confini con riga e squadretta secondo la propria esclusiva convenienza.

E la fine del colonialismo non ha significato la cessazione delle ingerenze e dello sfruttamento occidentali, che hanno semplicemente mutato forma ma non sostanza. È perfino banale, ad esempio, ricordare che le armi con le quali si combattono le guerre tribali africane, compresa quella del Ruanda, vengono acquistate da venditori europei o americani.

 

Nel caso del Ruanda, inoltre, la responsabilità dei colonizzatori belgi è perfino più grave, poiché sono stati loro ad approfondire la distanza tra i gruppi etnici del Paese enfatizzando le differenze fisiche tra gli uni e gli altri. Sono stati gli stessi Europei ad acuire i contrasti, favorendo la minoranza Tutsi durante la dominazione per poi lasciare il potere agli Hutu al momento dell’indipendenza.

E non è inopportuno ricordare che in realtà, data l’alta percentuale di matrimoni misti, è di fatto impossibile stabilire con piena certezza l’appartenenza di un individuo ad un’etnia oppure ad un’altra, tanto più che lingua, religione e costumi sono gli stessi; ma l’Europa ha saputo compiere il suo ennesimo miracolo di discriminazione razziale.

 

Se dunque uomini politici e militari ruandesi responsabili del genocidio devono essere inchiodati alle loro responsabilità, e più di quanto sia stato già fatto (così afferma anche Paul Rusesabagina in un’intervista congiunta con il regista del film), questo non assolve l’Occidente. Né rispetto alle vicende del colonialismo né rispetto a quelle più recenti. Aver permesso, di fatto, lo sterminio dei Tutsi da parte degli Hutu nel 1994, resta una delle pagine più vergognose della nostra storia recentissima.

 

http://millecollines.files.wordpress.com/2010/10/paultatiana.jpgPaul Rusesabagina vive oggi in Belgio e già da prima della realizzazione di Hotel Rwanda è impegnato in interventi umanitari (è possibile consultare la pagina web della sua fondazione) per il suo Paese e in campagne di sensibilizzazione. E il regista ha girato la pellicola con la sua collaborazione, perché il film raccontasse la storia vera dell’orrore ruandese e della nostra vergogna.

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